Il governo sta valutando il ritorno in classe il 7 gennaio

Il governo sta valutando il ritorno in classe il 7 gennaio

Lo chiedono diverse Regioni. La ministra De Micheli precisa il suo pensiero sulle lezioni il sabato e la domenica: "Ho semplicemente detto che non ci devono essere tabù pur di garantire la sicurezza dell'organizzazione dell'apertura di tutte le attività"

scuola sabato e domenica de micheli

Lucia Azzolina, Giuseppe Conte

AGI -  Le scuole potrebbero riaprire il 7 gennaio. È questo l'orientamento del governo dopo la riunione di ieri sera. La richiesta, a quanto si apprende, è stata avanzata dalla gran parte dei governatori delle regioni e ancora la decisione non è stata assunta. L'orientamento sarebbe quello di riaprire a gennaio e non chiudere per il resto dell'anno scolastico. Intanto a Palazzo Chigi si riunisce nuovamente il vertice nel formato governo-capidelegazione.

La situazione, dunque, resta in evoluzione. I timori di una terza ondata di contagi dopo le feste natalizie contrastano con quelli lo stesso legittimi e molto diffusi che riguardano le scuole superiori chiuse. Le pressioni per un rientro in classe si moltiplicano, con la ministra dell'Istruzione Azzolina a chiedere al suo stesso governo una strategia certa e sicura per programmare la riapertura dopo le vacanze.

Sulla scuola è tornata oggi anche la responsabile dei Trasporti, Paola De Micheli, per assicurare di non aver mai detto che i ragazzi devono andare a scuola anche il sabato e la domenica. "Se leggete la mia intervista - dice la De Micheli a Radio Capital - io ho semplicemente detto che non ci devono essere tabù pur di garantire la sicurezza dell'organizzazione dell'apertura di tutte le attività. Ho detto semplicemente questo ma capisco che possa anche essere utile la polemica, purché si discuta seriamente di un piano di scaglionamento degli orari".

scuola sabato e domenica de micheli
© AGI
Paola De Micheli 

"Non mi occupo di scuola, lo fa molto bene la ministra Azzolina", ha aggiunto il ministro, spiegando che "ho detto un'altra cosa e cioè che devono cadere i tabù degli orari e anche dei giorni eventualmente". "Non ho smentito il titolo dell'intervista fatta dal quotidiano - ha detto ancora il ministro - perché in fondo serve ad aprire una discussione vera sullo scaglionamento degli orari".

"Se vogliamo mantenere il 50% di rendimento sui mezzi pubblici è necessario fare un serio scaglionamento degli orari per vedere l'organizzazione delle città. Ho parlato anche di attività produttive e non solo di scuola. Abbiamo fatto il calcolo dei flussi a maggio-giugno e sapevamo che con la riapertura di tutte le attività di settembre ci sarebbero stati tra i 22 e i 24 milioni di persone che avrebbero avuto la necessità di usare i mezzi pubblici".

"Se vogliamo far sentire le persone tranquille - dice ancora De Micheli - è necessario scaglionare gli orari. Anche con 10.000 mezzi in più mezzi in più, che sono già stati prenotati, nelle grandi città, con la riapertura delle scuole, è impossibile gestire il sistema dei trasporti. Non si può infinitamente integrare il sistema dei trasporti". a

Bonaccini: quasi tutte le Regioni vogliono aprire a gennaio 

Sulla scuola "io penso che si aprirà i primi di gennaio perché la quasi totalità delle Regioni preferisce così", ha dichiarato Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna, durante un'intervista alla TgR Rai. "La cosa che a me interessa - sottolinea - non è qualche settimana in più o in meno ma che, al più presto, i nostri ragazzi, i nostri studenti, tornino a scuola. Noi rischiamo di non renderci conto il danno che subiscono per troppi mesi a casa. Noi siamo pronti a fare le cose per bene, come il potenziamento del trasporto pubblico, ma penso che andrebbero differenziati, perché no, anche gli orari, anche con qualche turno pomeridiano per avere meno assembramento".

"Sarebbe una follia riaprire le scuole a pochi giorni dal Natale, oggi non ci sono le condizioni per andare a scuola in sicurezza. Ricordiamoci che i ragazzi che affollano gli autobus sono gli stessi che poi trascorrono le festività con i genitori e con i nonni. Non possiamo permetterci di correre un rischio del genere", afferma invece il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in un'intervista a La Stampa. "L'atteggiamento prudenziale è l'unico che ci consente di stabilizzare i risultati raggiunti", ha osservato.

E lunedì mattina gli studenti torinesi che si oppongono alla Didattica a distanza si ritroveranno in piazza Castello, dinanzi la sede della Regione Piemonte, per seguire le lezioni da remoto e ribadire la necessità di tornare in classe al più presto. In piazza ci sarà anche Anita, la studentessa della media "Italo Calvino" di Torino che da giorni chiede di riaprire le scuole.