Ho provato a raggiungere le piste da sci in Svizzera. Ecco come è andata

Ho provato a raggiungere le piste da sci in Svizzera. Ecco come è andata

Il racconto di un viaggio Milano-Zermatt filato liscio, senza nessun controllo sulle strade. Gli italiani proveranno ad aggirare i divieti passando il confine? Il rischio c'è. Ecco perché

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© AGI - Piste da sci, Svizzera

AGI - Milano-Zermatt, quasi 4 ore di viaggio ma ne vale la pena. La vista spettacolare sul Cervino con i suoi 4478 metri ripaga di tutto. E poi lì, come nel resto della Svizzera, si può sciare. A differenza di quello che avviene in Italia, dove gli impianti sono off limits per le regole anti contagio imposte dalla pandemia e dai dpcm.

Nella Confederazione gli italiani sono più che benvenuti. Difficile potrebbe essere arrivarci da una zona rossa o arancione, come la Lombardia e il Piemonte. Ma così non è stato, come vedremo. Fino a una settimana fa c’erano delle limitazioni all’ingresso per chi arrivava dal Veneto, dalla Sardegna, dalla Liguria e dalla Campania, ma adesso non più.

Poiché la situazione epidemiologica è in continua evoluzione l’elenco viene regolarmente aggiornato in base agli attuali tassi di incidenza. In pratica per decidere se in uno Stato o una regione vi sia un elevato rischio, si guarda al numero dei nuovi contagi per 100 000 persone negli ultimi 14 giorni. Se la sua incidenza è superiore ad almeno il 60 per cento di quella in Svizzera, lo Stato o la regione in questione viene inserito nella black list. Per chi dovesse arrivare da uno dei paesi considerati ‘pericolosi’ scatta la quarantena di 10 giorni.

Tornando a noi e al nostro viaggio verso la Confederazione, tutto è filato liscio. Non abbiamo trovato alcun controllo, né all’uscita dei vari caselli autostradali, né alla dogana italiana di Iselle e neppure a quella Svizzera di Gondo. Eravamo pronti a esibire il tesserino da giornalisti per dimostrare che si trattava di uno ‘spostamento per motivi di lavoro’ ma non è stato necessario.

Arrivati a fondovalle, a Täsch lasciamo l’auto - Zermatt è car free - e prendiamo un comodo trenino che in 12 minuti ci porta nel centro della capitale del Cervino, che ci osserva da ogni lato.

Lì l’incontro della giornata: uno dei più grandi campioni di sci alpino di tutti i tempi, Pirmin Zurbriggen. Saluta gentile e ci dice che per lui “lo sci non può subire restrizioni, certo con buon senso e regole da rispettare. Ma le persone devono essere libere di poter viaggiare. Non puoi metterle in una gabbia”.

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© AGI
Piste da sci, Svizzera

La stagione invernale è all’inizio, anche se sul ghiacciaio si scia tutto l’anno, e in effetti in giro non ci sono molti turisti. Con la funivia arriviamo in cima al Matterhorn Glacier Paradise, 3883 metri, la stazione sciistica più alta d’Europa. Da lì lo sguardo vola sui due versanti del confine, da un lato le piste ‘vietate’ di Cervinia e dall’altro quelle animate di Zermatt.

Anche qui, come in Italia, la ristorazione si limita all’asporto, quindi bisogna ricordarsi di fare una piccola scorta a valle, magari una tavoletta di cioccolata doc. L’alternativa che invece va per la maggiore è la pizza da mangiare a fette, nei cartoni, usati come piatti. Ma nel ristorante in cima al comprensorio sono fiduciosi, la stagione è all’inizio, e comunque i turisti “italiani non mancano mai - dicono - vi aspettiamo a Natale”.

 Questa misura però ha fatto saltare anche un rito sacro per gli sciatori: quello dell’après-ski, il momento in cui si socializza, si brinda e si balla dopo una giornata passata sulle piste. Ma è solo rimandato, forse neanche troppo, già a dicembre il nuovo regolamento potrebbe prevedere la riapertura dei rifugi per le consumazioni all’interno. Nel frattempo, come ci hanno raccontato due sciatori ticinesi incontrati in cima, ci si organizza come si può, in casa, facendo scorte di buon vino vallesano, come la Petite Arvine o l’Heida solo per citare due dei più quotati, un po’ di formaggio e carne secca dop e il gioco è fatto.

Se la folla da assembramento per l’happy hour è stata evitata, lo stesso non si può dire per la folla sugli autobus elettrici messi a disposizione del Comune a fondovalle per raggiungere le partenze degli impianti: sono strapieni. Le persone si accalcano, è tutto un corpo a corpo che fa saltare la regola del distanziamento. Come si farà la prossima settimana quando, il 5 dicembre, ci sarà l’avvio ufficiale della stagione sciistica e arriveranno frotte di turisti? Saranno previste corse aggiuntive? Si vedrà.