Mail bombing nelle redazioni: "I media non siano complici delle violenza sulle donne"

Mail bombing nelle redazioni: "I media non siano complici delle violenza sulle donne"

Nel testo si chiede di dire "no alle narrazioni violente, no alle narrazioni di parte che quasi 'giustificano' il responsabile di atti di violenza contro la donna, costruiscono attenuanti. No quindi alla 'comunicazione tossica'"

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AGI - No alle narrazioni violente, no alle narrazioni di parte che quasi 'giustificano' il responsabile di atti di violenza contro la donna, costruiscono attenuanti. No quindi alla 'comunicazione tossica'. È in corso un vero e proprio 'bombing' di mail con destinatari-bersaglio le redazioni giornalistiche, agenzie di stampa comprese, sottolineando questo aspetto dell'informazione.

La mail si apre con le parole "In occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e contro le violenze di genere la vostra redazione è sotto attacco! Questo è un attacco costruito dal basso e diretto a tutte quelle persone e istituzioni che sfruttano il loro ruolo per veicolare notizie e narrazioni che legittimano le violenze di genere, con un modo di fare giornalismo che colpisce sempre noi donne, ci ferisce e ci uccide una seconda volta".

"Da sempre - dice il testo - femminicidi, stupri, abusi, episodi di diffusione non consensuale di immagini, vengono romanticizzati e narrati con toni di finta tragicità. Questa spettacolarizzazione normalizza la violenza che subiamo ogni giorno, rende protagonista chi abusa e uccide descrivendolo con toni affettuosi - come "il gigante buono", il manager di successo", "il padre amorevole", "il brav'uomo ferito" - e dipinge come colpevole - perchè "troppo ubriaca", "troppo provocante" o perchè "decisa a interrompere una relazione" - chi la subisce".

Viene denunciato che la narrazione dei femmicidi come "dramma familiare" o "raptus di gelosia" giustifica la violenza, riducendola ad un fenomeno episodico. Le parole dei giornali "costruiscono delle attenuanti e hanno delle ricadute enormi nel modo in cui viene percepita la violenza maschile sulle donne in un Paese in cui una donna ogni tre giorni viene uccisa per mano di un uomo".

Agli operatori dell'informazione viene detto che "finché non vi smarcherete da questo modo di fare giornalismo, sarete voi, in prima persona, i complici della cultura dello stupro e della violenza che combattiamo ogni giorno. Oggi siete sotto attacco perchè vogliamo rispedire questa narrazione tossica e violenta al mittente. Vogliamo dire "basta, non ci stiamo" e puntiamo il dito pubblicamente contro di voi! Vogliamo un mondo libero dalla violenza maschile e di genere. Vogliamo un cambiamento strutturale che non può prescindere da un'informazione che non supporti e non occulti la matrice culturale della violenza, che non protegga lo stupratore, che non legittimi il femminicida e che non dipinga come colpevole chi subisce violenza. Vogliamo un'informazione che sia piattaforma di denuncia e non di legittimazione della violenza".

In questo attacco "vi bombardiamo con il Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parita' di genere dell'informazione condividendone i 10 punti ritenuti prioritari per la costruzione di un'informazione responsabile e consapevole del fenomeno della violenza di genere. Ve lo invieremo allo sfinimento fino a quando non deciderete di applicarlo! Questo è solo l'inizio!", è la conclusione del testo della mail.