Con il Codice Rosso ci sono già 80 condanne per violenza contro le donne

Con il Codice Rosso ci sono già 80 condanne per violenza contro le donne

La normativa che un anno fa ha introdotto quattro nuovi reati ha fatto scattare  3.932 indagini. Al momento sono in corso 120 processi. Il bilancio del ministro della Giustizia Bonafede

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©  Foto: AGF  -

AGI - Per i 4 nuovi reati introdotti con la legge 'Codice Rosso', entrata in vigore un anno fa, risultano essere infatti state aperte in tutto 3.932 indagini e, per quanto riguarda quelle già concluse, in 686 casi è stata già formulata richiesta di rinvio a giudizio.

Sono inoltre 90 i processi che si sono già conclusi in tutta Italia - 65 in fase di udienza preliminare e altri 25 in tribunale - e nel complesso sono già state inflitte 80 condanne, compresi i patteggiamenti e i decreti penali. Altri 120 processi sono tuttora in corso in fase di dibattimentale. E' quanto emerge dalla rilevazione statistica presso gli uffici giudiziari compiuta dal ministero della Giustizia nel periodo compreso tra il primo agosto 2019 e il 31 luglio 2020.

"Una legge di civiltà"

 Il 'Codice rosso' è "una legge di civiltà, indispensabile per assicurare una tutela immediata alle vittime di violenza domestica e di genere", ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, presentando il rapporto sulla legge a un anno dalla sua entrata in vigore.

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© Cosimo Martemucci/AGF
Alfonso Bonafede

Oltre alle 1.083 inchieste aperte per revenge porn e alle 82 per 'deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso', dal rapporto emerge che sono state 2.735 le indagini aperte per 'violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa': per queste ci sono state 527 richieste di rinvio a giudizio e 350 richieste di archiviazione.

Per questo reato, invece, sono 74 le sentenze emesse, di cui 30 condanne con rito abbreviato, 21 patteggiamenti, 18 condanne in tribunale, 2 decreti penali di condanna, 2 assoluzioni e un proscioglimento. Sono 20 i processi conclusi in tribunale, 104 quelli ancora in corso. Quanto al reato di 'costrizione o induzione al matrimonio', le inchieste aperte sono 32, con 3 richieste di rinvio a giudizio e 7 di archiviazione, mentre sono 2 i processi in corso di svolgimento in tribunale. 

Gli sfregi al viso

Sono 82 le inchieste che sono state aperte per il reato di 'Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso' previsto dalla legge 'Codice rosso', entrata in vigore un anno fa. Tra le indagini avviate, per 35 c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio, mentre 6 sono state le richieste di archiviazione. Cinque, invece, le sentenze emesse, di cui 2 condanne con abbreviato, una condanna in tribunale, 2 assoluzioni. Due i processi conclusi in tribunale, uno ancora in corso.

“Il dato corposo delle denunce e quello dei procedimenti già approdati alla condanna in primo grado - si legge nel rapporto presentato dal ministro - consentono di rilevare l’utilità concreta dell’approccio procedimentale, basato sulla corsia preferenziale dell’ascolto, e della introduzione dei nuovi reati, perché capaci di descrivere tecnicamente e punire comportamenti diffusi e connotati da particolare disvalore. Il dato complessivo delle richieste di rinvio a giudizio riguardanti i nuovi reati appare infatti significativo dell’opportunità dell’intervento normativo del 'Codice Rosso', in mancanza del quale le gravi condotte tipizzate non avrebbero avuto risposta adeguata".

Le iniziative delle Procure

Nel rapporto si evidenziano inoltre alcune 'best practices' introdotte in uffici giudiziari: ad esempio, a Chieti e a Tivoli è stato predisposto un set di domande da porre alla persona offesa per categorie di reati, e in alcuni uffici - le Procure di Tivoli e Bologna, il Tribunale di Milano, gli uffici di Benevento, Nola e Frosinone - sono stati creati spazi dedicati all’accoglienza e all’ascolto delle vittime. 

Alla Procura di Salerno, inoltre, sono previste particolari procedure di comunicazione della avvenuta scarcerazione dell’autore del reato alla vittima, col coinvolgimento degli uffici di sorveglianza e di esecuzione e della polizia giudiziaria. E' stato anche introdotto un sistema di etichettatura dei fascicoli con la scritta 'Codice rosso', così da rendere immediatamente percepibile che si tratta di procedimenti riguardanti violenza di genere.