Ok dal Csm per Orlando al ministero. Ma scoppia polemica per una chat di Palamara

Ok dal Csm per Orlando al ministero. Ma scoppia polemica per una chat di Palamara

L'attuale presidente del tribunale di Livorno ottiene il via libera per essere nominato direttore generale delle risorse materiali e delle tecnologie del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia. Ma non tutto è filato liscio

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Il pm Luca Palamara

AGI - Via libera con 13 voti a favore, uno contrario e 9 astenuti al collocamento fuori ruolo di Massimo Antonio Orlando, attuale presidente del tribunale di Livorno, per essere nominato direttore generale delle risorse materiali e delle tecnologie del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia.

Un lungo dibattito, però, ha preceduto il voto, perché il togato indipendente Nino Di Matteo aveva sollecitato un ritorno in Commissione della pratica: la sua richiesta (respinta con 11 voti contrari, 9 a favore e 4 astenuti), era "motivata - ha detto Di Matteo in plenum - dalla necessità di un doveroso supplemento di istruttoria", perche' la quinta Commissione, nonostante un precedente rinvio, "non si è fatta carico di audire gli ex consiglieri Palamara e Fracassi".

Anche il togato di Magistratura Indipendente, Antonio D'Amato, che poi al momento del voto finale si è astenuto, si era detto favorevole al ritorno in Commissione: a suo parere, bisognava fare luce "sulle chat in cui veniva citato il dottor Orlando come oggetto di scambio nell'ambito di un accordo fra due consiglieri del Csm, Luca Palamara e Valerio Fracassi, in una dinamica in cui in cambio dell'appoggio ad un candidato di Unicost per un direttivo, il consigliere Fracassi si assicurava il voto del collega Palamara per il dottor Orlando alla presidenza del tribunale di Livorno".

Nell'ambito della discussione nel merito, poi, Di Matteo ha motivato il proprio voto contrario spiegando che non è sufficiente dire che "il dottor Orlando, sentito in quinta Commissione, ha detto di non essere a conoscenza delle conversazioni, di non saperne nulla, né di avere nulla di aggiungere, rispondendo addirittura che la domanda andava posta a coloro che nell'ambito della Quinta commissione avevano ritenuto di fare così".

"Io credo che l'istruttoria - ha affermato il togato indipendente - sia stata molto sommaria e non abbastanza approfondita. Non si può partire da un pregiudizio di irrilevanza sulle chat, dobbiamo trovare noi il modo di valutarle. Qui avevamo notizia di un patto tra due consiglieri del Csm, che non sono stati sentiti, non ci possiamo accontentare di aver sentito solo il dottor Orlando che dice di non esserne a conoscenza, nonostante sia stato nominato alla presidenza del tribunale di Livorno".

"Il collocamento fuori ruolo di un collega che è stato oggetto di quelle chat e di quel patto pone problemi sull'opportunità di tale incarico e sulla ricaduta sull'immagine di autonomia e indipendenza della magistratura. A me sembra chiaro - ha detto Di Matteo - che si e' trattato di un patto di scambio: io voto te alla presidenza del tribunale di Livorno e tu voti il mio candidato ad altra presidenza".