Per l'Aifa l'ok al vaccino anti-Covid arriverà "tra gennaio e febbraio"

Per l'Aifa l'ok al vaccino anti-Covid arriverà "tra gennaio e febbraio"

Il direttore generale, Magrini: "Capisco che c'è una meta psicologica per fine anno, ma se non è dicembre e sarà gennaio è la stessa cosa"

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© MICROGEN IMAGES/SPL/ Science Photo Library RF / Agf  - Vaccino

AGI - "La valutazione dell'Europa per il vaccino di Astrazeneca, che è uno dei tre più avanti nella sperimentazione, è iniziata ma per ora abbiamo solo i dati sugli animali. Ancora non ci sono stati sottomessi i dati degli studi clinici". Lo ha detto il direttore generale dell'Aifa, Nicola Magrini, ad Agorà su Rai 3. "Penso che tardino fino a novembre - ha proseguito - per avere più dati, perchè quello che conta è sapere non solo se c'è la risposta immunitaria, che c'è nei vaccini di Astrazeneca, Pfizer e Moderna. Le novità riguardano la capacità produttiva per dicembre: l'approvazione potrebbe arrivare tra gennaio e febbraio. I tempi sono straordinariamente veloci rispetto a quelli soliti, ovvero anni, qui si parla di mesi. Capisco che c'è una meta psicologica per fine anno, ma se non è dicembre e sarà gennaio è la stessa cosa".

"I tre vaccini, che poi in realtà sono sette - ha sottolineato ancora - se anche uno avesse uno stop, si vedrà, ma per ora non ci sono segnali. Qualcuno ha detto che le agenzie regolatorie hanno iniziato a valutare i vaccini anti-Covid ma - ha insistito Magrini - si sono cominciati a valutare i dati delle sperimentazioni sugli animali, che sono preliminari. I dossier dei vaccini sono decine di migliaia di pagine e quindi si sono cominciati a studiare. La produzione è cominciata e poi ci sono i tempi della somministrazione. Una volta che i vaccini saranno disponibili - ha concluso - prima andranno alla popolazione a rischio e poi a tutti".

"Penso sia cambiato molto lo standard di cura - ha spiegato Magrini - rispetto ai primi mesi dove usavamo molto i farmaci che pensavamo potessero funzionare. E invece la maggior parte di questi sono stati scartati per mancanza di dati. I farmaci per l'Aids abbiamo visto che non sono da utilizzare perchè troppo pesanti per i pazienti; e così anche la clorochina, che Trump diceva di usare a scopo preventivo, non ha mostrato dati positivi".

Sulla terapia del plasmaiperimmune, ha sottolineato che "oggi ancora il plasma non è uno standard di cura" e ha spiegato: "Gli Stati Uniti hanno pubblicato la scorsa settimana le loro raccomndazione dopo 4.000 pazienti trattati col plasma e hanno detto che ancora non sappiamo se funziona e in chi. Se funziona, probabilmente funziona poco e solo in alcune categorie. In Italia - ha aggiunto - è stato finalmente avviato uno studio di discrete dimensioni che sta ancora reclutando i pazienti. è uno studio randomizzato, ovvero uno studio in cui un gruppo di pazienti prende il farmaco e l'altro no; è in corso, ha arruolato 150 pazienti ma penso si debba arrivare almeno a 500 o 1.000, per capire che cosa fa". Il direttore generale dell'Aifa ha spiegato ancora: "Abbiamo farmaci specifici, gli anticorpi monoclonali, che sono stati clonati da diverse industrie, e tra queste c'è anche un gruppo italiano di alto livello, e sono già in fase avanzata di sviluppo. Potrebbero diventare presto un'opzione. E per presto intendo i primi mesi dell'anno prossimo o nel primo semestre. C'è ottimismo - ha concluso - pero' serve anche cautela".