Nuove denunce dei parenti delle vittime di Bergamo: "Le colpe della Regione sul piano pandemico" 

Nuove denunce dei parenti delle vittime di Bergamo: "Le colpe della Regione sul piano pandemico" 

L'AGI le ha lette: si accusa la Regione Lombardia di non aver attuato nemmeno le misure previste dal piano pandemico nazionale. 

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© AGF - Bergamo, coronavirus

AGI – Nel centinaio di nuove denunce depositate alla Procura di Bergamo dal Comitato Noi Denunceremo,  ‘entra’, rispetto a quelle precedenti, un possibile nuovo tema di responsabilità contestato dai familiari delle vittime alle  istituzioni relativo alla mancata adozione dei piani pandemici.

"Gravi omissioni della Regione"

Negli esposti letti dall'AGI, si dà conto dell’”assenza di un piano pandemico adeguato e della mancanza di piani attuativi regionali adeguati, considerando che la normativa italiana prevede che i piani pandemici nazionali vengano redatti al tavolo di coordinamento tra Stato e regioni”.

Sulla Lombardia, si legge nei documenti che andranno valutati dai magistrati, “ci risulta gravino responsabilità omissive, non avendo ottemperato agli obblighi imposti persino dal piano pandemico nazionale obsoleto”.  In base a quest’ultimo, secondo la ricostruzione del Comitato, la Regione avrebbe dovuto fare scorta di dispositivi di protezione sapendo del rischio di epidemia “sin dal 22 gennaio” e attivarsi per reperire i reagenti per i tamponi, oltre che per garantire il tracciamento del contagio. Avrebbe inoltre dovuto “comunicare il numero dei casi delle polmoniti anomale” e, in generale, “tutelare la salute e la vita dei cittadini”. In questo senso, si configurerebbero “responsabilità omissive a carico della Regione”.

La storia dei coniugi morti nell'ospedale di Alzano

Tra i nuovi casi di cui viene portata a conoscenza la magistratura, c’è quello di due coniugi di 86 e 85 anni di Alzano Lombardo, uno degli epicentri del contagio in provincia di Bergamo.  Nella denuncia, il figlio parla di “duplice omicidio, sicuramente involontario, ma pur sempre omicidio”.

La prima a morire è la donna, il 22 febbraio, poche ore prima che si venisse a sapere del primo caso di positività all’interno dell’ospedale.  La sera del 21 febbraio, secondo quanto riferito dal figlio, “tra il personale sanitario si sospettava che ci fossero in reparto dei casi Covid, non si spiega in altro modo l’uso delle mascherine”. Ciò nonostante, al coniuge della donna deceduta sarebbe stato permesso di visitarla il 22 febbraio e al funerale nella chiesa parrocchiale “moltissima gente viene a far visita alla salma di mia mamma, con strette di mani, abbracci e baci di parenti, amici e conoscenti”.

In merito alla morte del padre, avvenuta il 13 marzo, il figlio sottolinea che, dopo il manifestarsi dei sintomi, “non ha potuto essere visitato da un medico e non ha potuto effettuare un tampone nonostante i medici fossero stati informati che avevamo frequentato il reparto di medicina nei 12 giorni precedenti la scoperta della positività di alcuni degenti”.

Nelle 'nuove' denunce sono presenti tutti i temi delle precedenti, compreso quello della mancata 'zona rossa' in Val Seriana, con paventate responsabilità di Governo e Regione, su cui la Procura di Bergamo sta indagando da tempo. In tutto ne sono state  presentate in questi mesi dal Comitato circa 250 e almeno altre 200 lo saranno, fa sapere l'avvocato Consuelo Locati.