Se correre diventa un mestiere pericoloso

Se correre diventa un mestiere pericoloso

Ordini e contrordini mandano in confusione gli appassionati di ogni sport. Che a ogni dpcm si chiedono: "Stavolta toccherà a me?"

correre mestiere pericoloso

© Agf - Una runner

AGI - Tre del pomeriggio di una domenica uggiosa, sono sdraiato sul letto, dopo pranzo il sopore ha avuto la meglio sulla voglia di leggere. Il libro è appoggiato sul petto e sto in dormiveglia ripensando alla corsa di 15 km fatta la mattina con gli amici, per metà sotto la pioggia. Le endorfine stanno facendo il loro dovere: muscoli e mente sono rilassati, mi trovo in una parziale sospensione della coscienza. Quando all’improvviso Whatsapp comincia a mandare notifiche a raffica sul telefonino.

È la chat degli amici runner ma non ho la forza, né la voglia di leggere i messaggi: penso si tratti delle solite battute goliardiche che posso vedere tranquillamente più tardi. Ma il telefonino continua a trillare con insistenza fastidiosa, apro gli occhi, leggo i messaggi e salto in aria. Uno dei principali siti web di informazione ha sparato la notizia che una circolare del Viminale impone l'obbligo di correre con la mascherina. Ma come? Da mesi tutti gli esperti dicono che fa male alla salute, pochi giorni fa il consiglio dei Ministri approva un decreto legge che obbliga a portare la mascherina all’aperto esentando però chi fa attività motoria e sportiva. E ora, invece, arriva una circolare del ministero dell’Interno che cambia le carte in tavola e praticamente impone il divieto di correre per strada: perché, al di là dei rischi per la salute evocati dagli esperti, correre con la mascherina è semplicemente impossibile. Solo chi non ha mai corso in vita sua può non capire una cosa talmente banale. E lo stesso vale per chi pratica la camminata veloce, ma anche per chi non prende l’ascensore ed è abituato a fare le scale a piedi.

In un attimo ripiombo nella stessa atmosfera di marzo quando il popolo dei runner entrava in ansia ogni volta che il governo annunciava un nuovo dpcm o una Regione emanava la sua brava ordinanza, nel terrore che ci impedissero di mettere scarpette e maglietta e correre per strada.

Esattamente come in quei terribili mesi, anche ora gli amici della chat cercano risposte da me: “Fai il giornalista, cerca di capire se ‘sta notizia della mascherina è vera”. Comincio a compulsare nervosamente il telefonino, vado sul sito del Viminale per leggere cosa dica esattamente la circolare: “Chi pratica attività motoria all’aperto dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina”. Ma come, il decreto diceva di no. Continuo a leggere: sono esentati “solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione”. Mi viene in mente la massima di Mao: ‘Grande è la confusione sotto il cielo’. Che però poi proseguiva così: “La situazione è eccellente”. Ma qui, purtroppo, di eccellente non c’è nulla. Oddio, quale mai sarà la differenza fra attività motoria e attività sportiva? Boh.

Le circolari si dicono esplicative perché devono tradurre in pratica norme di legge che, per la loro intrinseca complessità, necessitano di essere ben spiegate per essere applicate nella realtà. In questo caso specifico, però, la direttiva insinua un dubbio, mentre il decreto legge appariva chiaro nella sua formulazione. Il 'dramma' di noi poveri podisti dura per alcune ore, fino a quando il capo di gabinetto del ministero dell’Interno, Bruno Frattasi, non chiarisce la cosa e ‘spiega’ la circolare esplicativa: “Chi corre non deve indossare la mascherina”. Uff, sospiro di sollievo e nuovo giro di messaggi sulla chat degli amici della corsa, questa volta rassicuranti. Dai, domani ci vediamo alla solita ora per scaricare il ‘lungo’ di oggi. E’ il linguaggio in gergo di noi runner per dire che dobbiamo fare un allenamento tranquillo per recuperare il ‘lavoro’ fatto il giorno precedente.

Leggendo attentamente le parole di Frattasi veniamo comunque a sapere che, a insinuare il dubbio, non è tanto la direttiva del Viminale, quanto lo stesso decreto sovrastante che, nel testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, pone la differenza fra attività motoria e attività sportiva, escludendo solo quest’ultima dall’obbligo di mascherina. In altre parole, noi runner non dobbiamo portarla. E questo è un bene. Ma allora i marciatori? Loro non corrono, eppure sviluppano uno sforzo fisico notevolissimo, molto simile a quello prodotto dalla corsa? I marciatori dobbiamo considerarli sportivi oppure no? Possiamo paragonare il loro sforzo a quello di chi passeggia in Via del Corso per fare shopping? Dico di più, anche chi fa una passeggiata veloce produce uno sforzo fisico importante: è sicuramente meno impegnativa della corsa ma va considerata a tutti gli effetti un’attività sportiva: i battiti cardiaci si alzano e i muscoli, delle gambe e non solo, devono lavorare a pieno regime. Si tratta, peraltro, di una pratica che si sta molto diffondendo negli ultimi tempi: aiuta notevolmente a migliorare il sistema metabolico e a elevare la soglia aerobica, senza sviluppare gli effetti traumatici che invece la corsa produce su legamenti, muscoli e articolazioni. Perché costringere chi fa la camminata veloce a portare la mascherina, con il rischio di danni non indifferenti per la salute?

E poi non è raro che anche noi runner alterniamo la corsa a tratti di camminata veloce. Succede quando si viene fuori da un infortunio o quando si è all’inizio della preparazione o semplicemente quando non ne hai più nelle gambe. Che fare in quei casi? Dobbiamo aver paura di metterci a camminare e guardarci intorno come ladri, per non essere visti? In ogni caso, con gli amici della corsa ce lo siamo detto: portiamo sempre una mascherina appresso - magari chiusa in una busta di plastica per non farla impregnare di sudore - pronti a tirarla fuori al momento opportuno.

E comunque quel che noi runner temiamo di più è ricadere nel clima fosco dei mesi scorsi quando, in pieno lockdown, diventammo all’improvviso gli ‘untori’, i ‘lanzichenecchi’. Prima ci dissero che potevamo correre nei parchi, ma da soli. Poi chiusero i parchi e ci fecero sapere che potevamo, sì, correre per strada ma senza allontanarci troppo. Poi si arrivò a dirci che dovevamo restare “nei pressi della propria abitazione”. In quei mesi mi inventai un tracciato geniale, un circuito di circa 3 km tutto intorno a casa mia, in cui la distanza massima dalla mia abitazione non superava i 500 metri. Il tutto per essere a posto con la legge. E infatti diverse volte fui fermato da vigili urbani o carabinieri ma potei dimostrare, carta di identità e indirizzo di casa alla mano, che ero nel giusto.

Quel che davvero trovo intollerabile è che si finisca per ripiombare nel clima di quelle tetre settimane di lockdown: trovavo intollerabile che alcuni, per strada o dai balconi di casa, ti guardassero storto, come se fossi tu la causa di tutto quello stava succedendo. E qualcuno si rivolgeva anche a malo modo prendendoti in giro o lanciandoti improperi. Non poche volte ho avuto la tentazione di rispondere ma poi pensavo sempre alla fortuna impagabile che ha chi, a qualsiasi età e con qualsiasi tempo, prende un paio di scarpette, indossa una maglietta e si lancia in strada a correre.

E così, durante il lockdown, mentre correvo lì da solo, ripensavo alle gelide mattine d’inverno con gli amici, al sudore che impregna la fronte malgrado il freddo, quando tutti i dolori del mondo sembrano concentrarsi sulle gambe ancora orfane del tepore del letto, le parole fanno fatica a uscire di bocca e qualcuno fa la solita, vecchia battuta: “Nella prossima vita come sport scelgo le bocce…”. Poi, all’improvviso, avviene la magia. Quando si corre c’è a volte un momento in cui si entra in perfetta armonia con la natura e ci si sente tutt’uno con quel che c’è intorno. La stanchezza scompare di colpo, i passi diventano leggeri, le gambe incredibilmente sciolte. E in quei momenti ci rendiamo conto che la corsa è un’amante severa, pretende molto da chi si è invaghito di lei ma poi sa essere generosa e regala stille di felicità. E’ un privilegio fuori dal comune attraversare la domenica mattina il centro di Roma ancora semi-deserto, ammirare strade, piazze, monumenti, palazzi, balconi, come se li vedessi per la prima volta. Ma è un privilegio anche respirare gli odori selvaggi di Villa Ada, sudare sul durissimo circuito di Villa Glori, pennellare gli eleganti sentieri di Villa Borghese e stupirsi per l’ennesima volta davanti alla vista mozzafiato del Pincio. Sono quelli i momenti in cui si cementano le amicizie fra runner, quando sudore, fatica, risate e bellezza si mescolano insieme. E questa è una fortuna che ripaga ogni altra cosa.

Piuttosto mi metto nei panni dei controllori (polizia locale, agenti, carabinieri o quant’altro) e mi chiedo come faranno a capire se chi si trovano davanti sia un vero runner, un jogger della domenica, un marciatore, un camminatore o un semplice passeggiatore. Se non indossano la mascherina, a chi saranno tenuti a fare la multa? E poi sarà di 400, 800 o mille euro? Non vorrei proprio essere nei loro panni.