Cosa ci dicono il sequestro e la liberazione di Maccali e Chiacchio sulla forza di al Qaeda

Cosa ci dicono il sequestro e la liberazione di Maccali e Chiacchio sulla forza di al Qaeda

Abbiamo parlato con un esperto di sicurezza di un risvolto della vicenda che fa luce sulla capacità organizzativa e offensiva del gruppo terroristico

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© GONZALO FUENTES / POOL / AFP
- Emmanuel Macron con la famiglia dell'ostaggio francese liberato in Mali all'arrivo di Sophie Petronin a Parigi

AGI - La liberazione in Mali di un gruppo di ostaggi occidentali fra i quali i due italiani - padre Pierluigi Maccali sequestrato in Niger due anni fa e Nicola Chiacchio rapito in circostanze ancora tutte da chiarire - riapre il tema della gestione dei sequestri di connazionali all'estero, dopo le polemiche seguite al rilascio di Silvia Romano. Ma anche sul reale stato delle milizie islamiste nell'Africa occidentale. Ne abbiamo parlato con Carlo Biffani, esperto di sicurezza.

Un sequestro così lungo cosa ci dice sullo stato di al Qaeda nella regione?

Che è, più dei gruppi che si identificano nell’idea del califfato espressa da Isis e dal suo ideatore, Al Baghdadi, molto ben radicata e posizionata nella regione che comprende il Mali, il Burkina Faso ed il Niger. Lo è al punto da riuscire a realizzare azioni militari di notevole efficacia ed impatto, contro distaccamenti militari di forze d’élite francesi impiegate su quel terreno proprio a contrasto dei gruppi terroristici, che malgrado la caccia senza quartiere operata dai militari francesi e della coalizione, continuano a mietere successi sul campo. E lo è anche in ragione della abilità con la quale realizza e gestisce sequestri.

Quindi il gruppo fondato da Osama bin Laden si sta riprendnedo gli 'spazi' che il Califfato aveva sottratto?

Abbiamo la prova che la rinata capacità organizzativa, strategica e tattica, dei gruppi quaedisti che in quella parte di mondo sono riusciti a soppiantare i loro, in qualche misura rivali, di Daesh, ridando vita ad una compagine che sembrava condannata ad esprimere la propria capacità di minacciare l’Occidente unicamente attraverso sporadicissime azioni ed i sempre più rari proclami lanciati in maniera stanca e priva di reale consistenza dai loro leader nascosti da molti anni chissà dove è costretti ad una infruttuosa latitanza. 

Non si può non osservare l’assoluto disinteresse di al Queda e dei gruppi che agiscono in suo nome, per i terrificanti aspetti di puro terrore ai quali ci aveva abituato Daesh nella realizzazione e gestione del sequestro di occidentali. Ciò che abbiamo conosciuto del cosiddetto Stato Islamico era il terrore fine a se stesso ed unico strumento utilizzato per annichilirci e per ottenere consenso, reclutamento ed affiliazione di nuovi soldati. Abbiamo tutti ancora saldamente impresse nella nostra mente le immagini degli occidentali sequestrati, torturati e barbaramente uccisi da colui che a buon titolo è considerato il fondatore di Isis ovvero il terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi morto a Baghdad nel 2004.

Al Qaeda invece come si presenta oggi?

Ha mantenuto nel tempo, malgrado le enormi difficoltà e la perdita di consensi a vantaggio del rivale gruppo di Daesh, una considerevole capacità di organizzazione, gestione e capitalizzazione dei vantaggi economici e strategici dei sequestri. La possibilità espressa nell’ideare, realizzare e gestire azioni di questo tipo, prolungando l’azione per un periodo temporale lungo anni, è qualcosa di davvero notevole, anche in considerazione delle attività di contrasto che quotidianamente interi governi con i loro investimenti, gli apparati militari e di intelligence, pongono in essere.  Oltretutto, in questa specifica circostanza, parrebbe che la formazione terroristica sia riuscita ad ottenere un risultato strategico notevole, se fosse confermata la contemporanea liberazione in Mali di circa 100 affiliati al gruppo che si ispira alle gesta dello scomparso Osama bin Laden.

Quindi al Qaeda è tutt'altro che sconfitta

La sua mai sopita e per alcuni aspetti rinata capacità operativa, credo debba farci riflettere tutti e ci obblighi a riconsiderare le nostre presuntuose convinzioni relative alla capacità di aver ormai ridotto al silenzio ed alla incapacità di azione questo tipo di nemici.