Portare un cellulare a un detenuto in carcere è diventato reato

Portare un cellulare a un detenuto in carcere è diventato reato

Nicola Morra: "Nel corso degli ultimi anni si sono centuplicati i ritrovamenti di microcellulari che si tentava di far pervenire a detenuti, stante anche l'impunibilità di fatto di chi ci provava, non essendoci reato alcuno che sanzionava tale comportamento"

cellulari in carcere ai detenuti reato

© Agf - Nicola Morra

AGI - "Nel dl sicurezza approvato poche ore fa in Cdm è stato introdotto, su proposta del ministro Bonafede, una nuova fattispecie penale: chi introduce in carcere un cellulare a vantaggio di un detenuto si rende responsabile di reato, con la pena che andrà da 1 a 4 anni sia per chi lo introdurrà sia per chi lo riceverà".

Lo sottolinea Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, ricordando che "nel regime precedente al decreto sicurezza il nuovo reato si configurava come un semplice illecito disciplinare sanzionato all'interno del carcere". "Perché è importante questo provvedimento? Tanti non sanno - continua Morra - che chi è detenuto al regime del 41-bis (dovrebbero esserlo i capi di organizzazioni criminali di stampo mafioso) o comunque nel regime dell'Alta sicurezza - e sono migliaia di ristretti - ha severe limitazioni in relazione alle possibilità di comunicazione,  sia all'interno dell'istituto di pena sia all'esterno, dal momento che la forza di un sodalizio mafioso è data dalla capacità di relazionamento dei suoi affiliati e comunicare equivale a relazionarsi appunto".

"Nel corso degli ultimi anni - prosegue il presidente della commissione Antimafia - si sono centuplicati i ritrovamenti di microcellulari che si tentava di far pervenire a detenuti, stante anche l'impunibilità di fatto di chi ci provava, non essendoci reato alcuno che sanzionava tale comportamento. Questa innovazione normativa a livello penale finalmente pone un argine a prassi criminali che stavano fiaccando l'efficacia del regime carcerario del 41-bis ed anche dell'Alta sicurezza, in un contesto in cui anche culturalmente si sta cercando di screditare tali regimi, figli delle intuizioni di Giovanni Falcone in particolar modo. Sono, infatti, continui gli attacchi al 41-bis, anche a livello europeo, da parte di chi reputa che tale regime carcerario leda i fondamentali diritti dell'uomo. Senza comprendere che non potendo ipotizzare lo scioglimento del vincolo associativo mafioso per il ristretto, la possibilità di comunicare con altri garantita da un cellulare rappresenterebbe una leva formidabile di recupero d'efficacia criminale".

"Altro discorso - conclude Morra - sarebbe schermare, con strumenti che tecnologicamente già oggi lo consentono, gli ospiti degli istituti di pena da tentativi di comunicazione non via cavo. Ma intanto si è fatto un passo in avanti con l'introduzione di questo nuovo reato".