Regeneron, la biotech newyorchese che cura Trump con gli anticorpi

Regeneron, la biotech newyorchese che cura Trump con gli anticorpi

Identikit dell'azienda Usa e dei superfarmaci sperimentali iniettati al presidente

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Anticorpi

AGI - Regeneron è la società Biotech americana con sede a Tarrytown, a una quarantina di chilometri da New York City, che sta fornendo per la cura del presidente Donald Trump la terapia sperimentale “cocktail” a base di due diversi anticorpi policlonali. La società è quotata al Nasdaq e da oltre 30 anni sperimenta e produce farmaci innovativi. Nel 2019 ha fatturato 7,89 miliardi di dollari con 8.100 dipendenti.

Sette trattamenti Regeneron sono stati finora approvati dalla Food and Drug Administration e diversi sono i prodotti candidati in fase di sviluppo o sperimentazione. Le malattie curate dai farmaci realizzati dalla società sono oculistiche, allergiche, infiammatorie, oncologiche, cardiovascolari e metaboliche ma anche malattie infettive e rare. 
 All’inizio della sua attività, avviata nel 1988, Regeneron studiava soprattutto i fattori neurotrofici e le loro capacità rigenerative: da questo ha derivato il suo nome. Successivamente, le ricerche si sono ampliate allo studio dei recettori delle citochine e della tirosin-chinasi.     

Il cocktail di anticiorpi REGN-COV2

Dal mese scorso, la società sta sperimentando il “cocktail” di anticorpi REGN-COV2, con l’obiettivo duplice di curare le persone affette dal Covid-19 e di prevenire l’infezione da coronavirus.

Appena 4 giorni fa l'azienda ha  annunciato i primi risultati di uno studio (ancora in attesa di pubblicazione) che, sui primi 275 pazienti non ospedalizzati arruolati, ha dimostrato una chiara riduzione della carica virale (e dei sintomi) nel giro di una settimana, anche nei soggetti con una scarsa risposta immunitaria autonoma, utilizzando la dose massima prevista, proprio quegli 8 grammi somministrati anche a Trump. Il che dimostrerebbe l'efficacia del ruolo di "supplenza" degli anticorpi policlonali quando l'organismo non riesce a reagire da solo. Siamo però ancora in una fase molto precoce, e si attendono i risultati dello studio di fase 2-3 su 1.300 pazienti non ospedalizzati, cui si affiancano uno studio sempre di fase 2-3 condotto sugli ospedalizzati, uno di fase 3 in Gran Bretagna e un altro di fase 3 sulla prevenzione del contagio intrafamiliare.