E' allarme usura, "welfare mafioso" per aiutare le imprese

E' allarme usura, "welfare mafioso" per aiutare le imprese

Per il prefetto Porzio a rischio intimidazione sono le Pmi, gli autonomi e chi ha la partita IVA

Usura Porzio mafia welfare

© Fabio Sasso / AGF - Polizia

AGI - Non è ancora chiaro ed evidente il "peso" che l'usura e l'estorsione hanno avuto sulle imprese in Italia ai tempi del Covid-19, occorrerà attendere qualche tempo per averne un'idea.

E' la constatazione del prefetto Annapaola Porzio, a capo dell'ufficio del Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, nella Relazione annuale 2020 presentata oggi, in un giorno che peraltro coincide con il suo ultimo giorno di responsabile di questo ufficio.

Di sicuro la fotografia di quello che è accaduto dallo scorso mese di marzo, "ci impone - scrive Porzio - di richiamare l'attenzione di tutti sull'espansione del cosiddetto 'welfare mafioso di prossimità', ovvero quel sostegno attivo alle famiglie degli esercenti attività commerciali e imprenditoriali in difficoltà o in crisi di liquidità".

Tutto ciò in cambio di "future connivenze", e con la non remota possibilità di infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico. "Penso, in particolare, a ciò che sarà fatto in esecuzione del Recovery Plan e delle altre misure pubbliche di sostegno".

Nella Relazione del prefetto Porzio ha in proposito rilevato che le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA, proprio a causa della sospensione prima e del rallentamento poi, delle loro attività, costituiscono il comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà in atto e, quindi, più esposte a intimidazioni, usura ed estorsione.

A ciò "è da aggiungere lo stato dei nostri conti pubblici, che risulta certamente peggiorato rispetto a quanto originariamente previsto nel Documento di Economia e Finanza (DEF) dell'aprile scorso.

Inoltre, i dati Istat, con riferimento al secondo semestre del 2020, rilevano flessioni ulteriori del Pil, che contribuiranno a impoverire i ceti produttivi del nostro Paese".

E non va sottovalutato anche il blocco temporaneo delle attività giudiziarie che ne ha accresciuto l'arretrato e "comporterà inevitabilmente, anch'esso, un rallentamento anche delle istruttorie relative alle concessioni dei benefici economici alle vittime, fondate sulle inchieste della magistratura e sui loro esiti processuali".

Per Porzio va anche sottolineato come la possibilità che hanno avuto i clan di poter dispensare la smisurata liquidità di cui dispongono alle persone in difficoltà con immediatezza e senza, al momento, chiedere contropartita, "ha determinato un'impennata del livello reputazionale delle conventicole criminali foriera di gravi conseguenze per il futuro".

Dopo aver arginato l'ala militare delle associazioni mafiose, "occorre sempre più concentrarci sulle convergenze di interessi tra queste ultime e le opacità del sistema economico e creditizio. Le stesse lucrano sui fondi pubblici o non garantiscono a molti settori imprenditoriali, artigianali e commerciali quell'aiuto economico di cui questi hanno grande bisogno, soprattutto, in questo momento così difficile.

Il potere di erogazione economica, spesso condotto con modalità 'oblique' e poco chiare, rischia di 'drogare' importanti circuiti economico-finanziari, di provocare effetti perversi sui cicli produttivi, e incidere negativamente sui sani processi di sviluppo economico e sui livelli di coesione sociale, impoverendo, in tal modo, gli imprenditori e i commercianti onesti".