Da Hakimi al Gran Muftì, nell'Islam finisce il freddo da cani 

Da Hakimi al Gran Muftì, nell'Islam finisce il freddo da cani 

Il nuovo centrocampista dell'Inter, musulmano praticante, esibisce l'amore per il suo Labrador a dispetto della diffidenza dell'Islam nei confronti del migliore amico dell'uomo. E molti capi religiosi sembrano dargli ragione.

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AGI - L'Islam potrebbe superare la diffidenza con cui ha storicamente guardato ai cani: lo dimostrano le recenti aperture, anche dottrinali, verso i fedeli che scelgono di tenersi un Fido in casa. L'ultimo caso alla ribalta della cronaca è stato quello del calciatore Achraf Hakimi, il 22enne centrocampista arrivato all'Inter dal Borussia Dortmund. Nato in Spagna da una coppia marocchina e musulmano praticante, Hakimi non ha esitato a raccontare il suo amore per i cani nel video di presentazione che il club nerazzurro ha postato su Tik Tok. Alcuni follower su Instagram gli hanno fatto notare la presunta incongruenza commentando una foto dello scorso dicembre in cui porta a spasso il suo Labrador. “Il cane è haram”, vietato, hanno scritto secchi. Ma il talento marocchino scoperto dal Real Madrid non se ne cura e molti capi religiosi sembrano dargli ragione.

Appena un mese fa, il gran Mufti di Egitto, Shawki Allam, si è pronunciato sul migliore amico dell’uomo con una dichiarazione che ha fatto clamore: “E’ possibile vivere con un cane e adorare Dio”. Citando la scuola Maliki dell’Islam, ha detto che tutte le creature viventi sono pure. Ma i religiosi più conservatori non hanno alcuna intenzione di riabilitare Fido. E a supporto della loro tesi citano alcuni hadith, le massime del profeta Maometto, una delle quali recita che “gli angeli non entrano in una casa dove c’è un cane”. Ci sono però delle eccezioni: se un cane viene impiegato per la caccia, per il gregge o per la guardia non rappresenta un peccato.

Ma cosa renderebbe impuri i cani? Il vero problema è la saliva. Secondo un altro hadith, “se un piatto viene leccato da un cane deve essere lavato sette volte, la prima con la terra (per togliere i germi”). Allam ha ribaltato questa concezione garantendo che “se si sta compiendo l’abluzione e si viene leccati da un cane non c’è bisogno di lavarsi”. Nessun problema per la pelliccia: la maggior parte degli studiosi ritengono sia pulita.

Il Corano, in realtà, riporta poche informazioni sui cani. E secondo i testi, il Profeta pregava anche in presenza dei cani mentre i primi musulmani erano soliti addomesticare gli amici a quattro zampe. Non solo, nei secoli scorsi da Damasco a Il Cairo fino a Istanbul, le autorità urbane hanno sempre sostenuto la popolazione canina in città vista come un valido aiuto per lo smaltimento dei rifiuti.

Poi, circa 200 anni fa, qualcosa è cambiato, proprio nelle città. All’epoca si iniziò a notare una certa correlazione tra focolai di peste, colera e malaria e la vicinanza fisica delle persone ai cimiteri e ai cumuli di immondizia. Nacquero nuove teorie sul contagio, e gli amministratori iniziarono a spostare questi focolai di malattia dai quartieri sempre più affollati in cui viveva la loro gente sin fuori le mura della città. Così facendo allontanarono anche i cani, sempre in cerca di spazzatura da mangiare. Intanto l’associazione spazzatura-malattia–cane si era fatta strada e in pochi decenni, già all'inizio del XIX secolo, i cani finirono per essere considerati economicamente inutili che pericolosi per la salute pubblica. E per questo sacrificabili. Questa percezione andò ad aggiungersi agli hadith, mettendo fine alla convivenza tra l’uomo e l’animale.

Qualche anno fa, Osama Al-Azhari, consigliere spirituale del presidente Abdel Fattah al-Sisi è stato fotografato mentre giocava con un cane. A sua discolpa Azhari ha citato la storia dei “sette dormienti”: un gruppo di giovani che si rifugiarono rifugiati in una grotta per scappare alle persecuzioni religiose. I perseguitati dormirono per 300 anni mentre un cane faceva la guardia fuori dalla caverna.

Per molti islamici tutto il dibattito sui cani è una enorme perdita di tempo. L’anno scorso l’Iran ha provato a bandire le passeggiate con il cane in pubblico. Ma molti hanno continuato a farlo e il divieto è durato poco. E anche in Egitto sempre più famiglie scelgono Fido come animale da compagnia. Anche i gatti fanno la loro comparsa in casa, ma per loro la vita è molto più facile: apprezzati dall’Islam per la loro pulizia, non c’è dubbio sulla loro purezza. Che sia cane o gatto, quando i musulmani danno il benvenuto in casa a un animale non lo fanno a cuor leggero: prendersi cura di lui è una grande responsabilità di cui i musulmani dovranno rispondere nel Giorno del Giudizio. Cibo, alloggio, esercizio fisico e cure mediche sono attenzioni fondamentali e non trascurabili.