Corsa al vaccino, fra prime risposte e dubbi

Corsa al vaccino, fra prime risposte e dubbi

Secondo i dati del Milken Institute di Pasadena sono almeno 210 i candidati  via di sviluppo. Tra questi, almeno 30 sono ai test clinici, di cui almeno 6 sono quelli che sono arrivati in fase III di sperimentazione. 

coronavirus corsa al vaccino fra prime risposte e dubbi

© MICROGEN IMAGES/SPL/ Science Photo Library RF / Agf  - Vaccino

AGI  -  Tra polemiche, accelerazioni ed elezioni, la corsa al vaccino contro il virus Sars-Cov2 non conosce soste. “Mi dimetterei immediatamente se ci fosse indebita interferenza”: Moncef Saloui, capo dell’operazione Warp Speed, quella con la quale gli Stati Uniti hanno deciso di investire oltre dieci miliardi di dollari per lo sviluppo di un vaccino contro il virus Sars-CoV2, ha risposto così all’annuncio dell’amministrazione Trump che ha chiesto ai 50 governatori degli Stati americani di tenersi pronti per una distribuzione del vaccino già a partire dal primo novembre prossimo, appena due giorni prima delle elezioni per l’elezione del presidente Usa.

Le parole di Saluoi, che ha sulle spalle una lunga esperienza proprio nel campo dello sviluppo dei vaccini, sono una presa di distanza netta da questa ipotesi di un rilascio anticipato del vaccino e sembra recepire i timori, paventati da molti esperti, anche italiani, di una possibile autorizzazione anticipata alla distribuzione di vaccini che ancora sono in fase di sperimentazione.

“Non fare la fase tre significa far accedere al mercato un prodotto che può essere pericoloso e che può non creare l'immunità sufficiente: è sbagliato e pericoloso”, ha detto in  un’intervista a La Stampa il professor Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza.

La Cina sta già vaccinando i militari

Attualmente, secondo i dati del Milken Institute di Pasadena sono almeno 210 i candidati vaccini in fase di sviluppo. Tra questi, almeno 30 sono in fase di test clinici, di cui almeno 6 sono quelli che sono arrivati in fase III di sperimentazioni.

Tra questi vanno compresi i vaccini sviluppati in Cina, che mentre sono stati autorizzati ad un uso speciale in quel Paese, continuano ad essere sottoposti a sperimentazione all’estero, come per esempio negli Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo però, in Cina si procede con la somministrazione che in una prima fase ha coinvolto i militari e ora, stando a quanto rivelato in tv da un funzionario pubblico, avrebbe coinvolto anche suoi colleghi.

Inoltre, ai lavoratori in prima linea delle compagnie aeree cinesi, degli aeroporti, del China National Aviation Fuel Group e di TravelSky Technology Limited verrà fornito un vaccino candidato su base volontaria. La Civil Aviation Administration of China ha chiesto a questi settori e aziende di compilare un elenco di informazioni personali dei dipendenti disposti a prendere il vaccino.

Cominciano a trapelare dettagli anche su un altro vaccino che prima di Ferragosto aveva suscitato polemiche per la sua prematura autorizzazione: quello sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca.

 Proprio oggi, la rivista The Lancet pubblica i dati relativi alla prima fase di sperimentazione del vaccino, quando il prodotto era stato somministrato ad un campione di 76 volontari.

In tutti i pazienti il vaccino ha innescato una risposta immunitaria senza "gravi effetti negativi". I livelli di anticorpi sono stati fino a 1,5 volte superiori a quelli dei pazienti in recupero con Covid-19. I ricercatori dell'Istituto Gamaleya di Mosca, il centro statale che ha sviluppato il vaccino, hanno scoperto che i test hanno dimostrato che il vaccino "è sicuro e immunogenico negli adulti sani", ma hanno affermato che "sono necessarie ulteriori indagini sull'efficacia di questo vaccino" per prevenire Covid-19.

La Russia ha lanciato lo "Sputnik V"

La Russia ha scioccato gran parte della comunità medica globale il mese scorso quando ha autorizzato il vaccino, noto come Sputnik V, dopo aver completato gli studi clinici limitati descritti nello studio, noti come fase uno e fase due, prima di pubblicare qualsiasi dato. I ricercatori hanno iniziato solo ora le prove di fase tre, che coinvolgeranno più di 40.000 volontari.

 La consegna di grandi lotti del vaccino russo contro il Covid-19 inizierà questo mese e le vaccinazione saranno avviate da novembre-dicembre. Lo ha reso noto il ministro della Salute, Mikhail Murashko

"Si stanno formando gruppi di monitoraggio post-registrazione, sono già state reclutate più di 2.500 persone e il loro totale numero raggiungerà 40mila", ha dichiarato il ministro. "Raggiungeremo i numeri massimi in novembre-dicembre e sarà possibile vaccinarsi contro l'influenza e il nuovo coronavirus in tempi diversi", ha aggiunto Murashko, confermando che ci sono "altri vaccini" in fase di registrazione.

Nonostante gli annunci che arrivano da Washington, Mosca e da Pechino, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) prevede che programmi di vaccinazioni di massa contro il coronavirus non potranno avere inizio prima della metà del 2021. La stima è stata avanzata dalla portavoce dell'agenzia Onu, Margaret Harris, in un briefing a Ginevra.

"Non ci aspettiamo di vedere vaccinazioni diffuse fino a metà del prossimo anno", ha dichiarato la Harris, citata dal Guardian. La portavoce dell'Oms ha ribadito l'importanza di eseguire controlli rigorosi sui vaccini per garantirne efficacia e sicurezza. "Questa fase 3 deve richiedere più tempo perché dobbiamo vedere quanto sia veramente protettivo il vaccino e dobbiamo anche vedere quanto sia sicuro", ha sottolineato.

Il problema della distribuzione nel mondo

Nel frattempo, si discute su come riuscire a distribuire in maniera efficace nel mondo i vaccini che dovessero ottenere il via libero a valle delle sperimentazioni cliniche. Per esempio, 19 esperti sanitari globali di tutto il mondo hanno proposto un nuovo piano in tre fasi per la distribuzione del vaccino - chiamato Fair Priority Model - che mira a ridurre le morti premature e altre conseguenze irreversibili sulla salute da Covid-19.

Pubblicato questa settimana su Science, il documento è stato elaborato sotto la guida di Ezekiel J. Emanuel, MD, PhD, vice rettore per le iniziative globali e presidente di Etica medica e politica sanitaria presso la Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania. "L'idea di distribuire i vaccini per popolazione sembra essere una strategia equa - ha detto Emanuel - Ma il fatto è che normalmente, distribuiamo le cose in base alla gravità della sofferenza in un dato luogo e, in questo caso, sosteniamo che la misura principale della sofferenza dovrebbe essere il numero di morti premature che un vaccino impedirebbe".

Nella loro proposta, gli autori indicano tre valori fondamentali che devono essere considerati quando si distribuisce un vaccino Covid-19 tra i Paesi: favorire le persone e limitare i danni, dare la priorità agli svantaggiati e dare uguale preoccupazione morale per tutti gli individui.

Il Fair Priority Model affronta questi valori concentrandosi sulla mitigazione di tre tipi di danni causati da Covid-19: morte e danni permanenti agli organi, conseguenze indirette sulla salute, come tensione e stress del sistema sanitario, nonché distruzione economica.

Di tutte queste dimensioni, prevenire la morte, in particolare la morte prematura, è particolarmente urgente, sostengono gli autori, e, per questo, questa azione è al centro della Fase 1 del Fair Priority Model.

Le morti premature da Covid-19 sono determinate in ogni Paese calcolando "gli anni di vita persi rispetto agli standard previsti", una metrica sanitaria globale comunemente usata. Nella Fase 2, gli autori propongono due metriche che puntano al miglioramento economico complessivo e la misura in cui le persone sarebbero risparmiate dalla povertà.

Nella Fase 3, i Paesi con tassi di trasmissione più elevati hanno inizialmente la priorità, ma tutti i Paesi dovrebbero eventualmente ricevere vaccini sufficienti per fermare la trasmissione, il che si prevede richieda che il 60-70% della popolazione sia immune.

Il piano dell'OMS, al contrario, inizia con il 3% della popolazione di ogni Paese che riceve vaccini e continua con un'allocazione proporzionale alla popolazione fino a quando ogni Paese non ha vaccinato il 20% dei suoi cittadini. Emanuel e i coautori sostengono che sebbene possa essere politicamente sostenibile, quel piano "presume erroneamente che l'uguaglianza richieda un trattamento identico dei paesi situati in modo diverso, piuttosto che rispondere equamente ai loro diversi bisogni".