Monito dell'Iss: "L'epidemia tende a un progressivo peggioramento"

Monito dell'Iss: "L'epidemia tende a un progressivo peggioramento"

Secondo l'Istituto superiore di sanità "la trasmissione diffusa del virus, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti". In Italia nelle ultime due settimane l'età media dei casi di Covid è scesa a 32 anni. Numero casi sintomatici stazionario 

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© JAVIER SORIANO / AFP  - In Italia nelle ultime due settimane l'età media dei casi di Covid è scesa a 32 anni

AGI - L’Italia si trova in una fase epidemiologica di transizione "con tendenza ad un progressivo peggioramento". Lo sottolinea il bollettino settimanale sull’evoluzione dell’epidemia pubblicato oggi dall’Iss. Nelle due ultime settimane si rileva "la trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti. Questo aumenta lo stress sui dipartimenti di prevenzione, incaricati di tracciare tutti i casi e i contatti". A partire dalla metà di giugno, si legge nel report, "è aumentato il numero di nuovi casi di infezione da virus SARS-CoV-2 importati da uno stato estero, ma la  maggior parte delle nuove infezioni è stata contratta localmente. In particolare, nel periodo 3-16 agosto 2020 sono stati segnalati 779 casi di infezione da virus SARS-CoV-2 in cittadini italiani di ritorno da un viaggio all’estero, che rappresentano solo il 27,2% del totale". 

Età media soggetti positivi è scesa a 32 anni

In Italia nelle ultime due settimane l'età media dei casi di Covid è scesa a 32 anni, analogamente con quanto osservato in Europa e globalmente. Lo rileva  il bollettino settimanale sull’evoluzione dell’epidemia pubblicato oggi dall’Iss. "La circolazione - si legge nel report - avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani, in un contesto di avanzata riapertura delle attività commerciali (inclusi luoghi di aggregazione) e di aumentata mobilità. Si riscontra un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero) ed una minore gravità clinica dei casi diagnosticati".
    La maggior parte dei nuovi casi, si legge ancora nel documento, è stata contratta sul territorio nazionale, tuttavia costituiscono il 27,2% i casi di infezione “importati” ovvero contratti in uno stato estero. In queste due ultime settimane si nota tra questi in particolare un aumento di casi diagnosticati in cittadini italiani al rientro da viaggi e sono stati documentati focolai in ambito familiare e/o lavorativo in cui il caso indice aveva contratto l’infezione all’estero. 

Il 63,8% nuovi casi trovato monitorando contatti

Il 63,8% dei nuovi casi di Covid-19 diagnosticati tra il 3 e il 16 agosto è stato trovato grazie alla intensa attività di indagine con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti oltre che di screening. Il dato è contenuto nel bollettino settimanale sull’evoluzione dell’epidemia pubblicato oggi dall’Istituto superiore di Sanità. Nel dettaglio nel periodo considerato il 31,5% dei nuovi casi è stato rilevato nell’ambito di attività di contact tracing mentre il 32,3% è stato identificato tramite attività di screening. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (31,2%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (5%). L’indice di trasmissione nazionale (Rt) calcolato sui soli casi sintomatici e riferito al periodo 30 luglio - 12 agosto 2020, è pari a 0,83. Questo indica che, al netto dei casi asintomatici identificati attraverso attività di screening/tracciamento dei contatti e dei casi importati da stato estero (categorie non mutualmente esclusive), il numero di casi sintomatici diagnosticati nel nostro Paese è stato sostanzialmente stazionario nelle scorse settimane. In questo particolare momento dell’epidemia, ricorda il documento, l’indice di trasmissione (Rt) calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l’indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale. Pertanto l’Rt nazionale deve essere sempre interpretato tenendo anche in considerazione il dato di incidenza.