Sassi 'vivi' dal Po per il primo monumento popolare alle vittime del Covid 

Sassi 'vivi' dal Po per il primo monumento popolare alle vittime del Covid 

Sono sassi  “usciti dal cuore e dalla mente e perciò vivi, ma anche intangibili nel tempo”, racconta all’AGI Ottorino Buttarelli, il presidente dell’associazione di Casalpusterlengo.  Ne vengono posati di nuovi in continuazione e chi li ha già messi viene ad accarezzarli, a controllare che la scritta col nome del proprio caro brilli, a pregare, a mettere un fiore. 

coronavirus Casalpusterlengo monumento sassi Lodi 

AGI - Sono sassi di fiume “usciti dal cuore e dalla mente e perciò vivi, ma anche intangibili nel tempo”, racconta all’AGI Ottorino Buttarelli, il presidente dell’associazione Compagnia Casale Nostra. Ne vengono posati di nuovi in continuazione e chi li ha già messi viene ad accarezzarli, a controllare che la scritta col nome del proprio caro brilli, a pregare, a mettere un fiore.

"Raccattare pietre per ricominciare"

Oggi  viene inaugurato il monumento ai caduti del Covid a Casalpusterlengo, il Comune, assieme a Codogno, dove era cominciato tutto. I primi malati, i primi morti, e di questo paese in provincia di Lodi è anche Mattia, il primo paziente europeo.

Sono sassi soprattutto del Po che qui scorre, e anche l’idea è che chi se n’è andato non resti un’incisione, ma un movimento nel cielo. “L’idea ci è venuta durante il lockdown - spiega Buttarelli - Ci siamo trovati di fronte alla violenza del virus che creava uno stacco violento nella nostra comunità annullando una generazione che si era distinta per impegno sociale e saggezza. In modo istintivo a giugno abbiamo lanciato la proposta di portare dei sassi sul nostro sito. Quando una nostra concittadina ha citato dei versi di Caproni, “raccattare le pietre per ricominciare”, abbiamo capito  quale era l’impulso che avevamo seguito. L’idea, progettata con l’architetto Omini, era un’opera in divenire: qualcosa di fermo e saldo che però continuasse a salire unita assorbendo dentro di sé il dolore ma anche la ricchezza di chi ci ha lasciato”. E’ diventato un monumento popolare, dal sindaco al muratore, al fabbro hanno dato tutti il loro contributo, grazie anche ai finanziamenti di aziende locali. Si trova nella zona del ‘Mortorino’, dove c’era il primo cimitero di Casale, con le tombe delle antiche epidemie. La cuspide è spezzata, a simboleggiare una frattura nella comunità. 

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"Portare un sasso è celebrare il funerale che non c'è stato"

“Tante persone, non solo di Casale ma anche dei paesi vicini, ci hanno detto che portare qui il sasso è stato celebrare il funerale che non hanno potuto avere i loro morti. Ci scrivono sopra i nomi dei cari, lasciano disegni, a volte poche parole semplici per dire chi erano. Stiamo studiando un modo per rendere indelebili queste testimonianze con una particolare sostanza che le protegga dalle intemperie e dal passare del tempo. Un signore costretto a stare tre mesi a casa perché il test era sempre positivo è venuto qui, senza  la moglie e la figlia. Voleva ricordare la madre da solo, col suo sasso colorato. Chi viene qui lascia racconti struggenti”.

I sassi per ora sono oltre 200, “più dei 130 morti  del paese, alcuni arrivano da altri paesi, a volte una stessa persona viene ricordata con più sassi, da più persone che gli volevano bene”. Sulla lapide, la scritta: “Sassi di memoria e di comunanza, portati e dedicati  dalla popolazione ai concittadini di Casale, Zorlesco, Vittadone e circondario, scomparsi nel periodo di silenzio e  solitudine del Covid_10, iniziato il 21 febbraio 2020”.