Coronavirus: il cardinale Bassetti: "Responsabilità e serietà contro fake news"

Coronavirus: il cardinale Bassetti: "Responsabilità e serietà contro fake news"

Il presidente della Cei sottolinea che occorre "ritornare a vivere" lasciando perdere negazionismi e 'cattiva informazione'

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Gualtiero Bassetti, Presidente Cei

AGI -  "È questo il tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e 'cattiva informazione'". Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, la Conferenza episcopale italiana, in una sua riflessione pubblicata dal settimanale cattolico "La Voce" nel numero in edicola venerdi' 7 agosto, in cui sottolinea che, in questa fase della post-pandemia "occorre ritornare a vivere". Il porporato inoltre richiama le parole di Mattarella di evitare "di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri'.

"Questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero". Che non significa, sottolinea il presidente della Cei, "esprimere a piacimento tutto quello che passa per la testa senza preoccuparsi di verificare la fondatezza delle proprie dichiarazioni e soprattutto senza assumersi la responsabilità di quello che si afferma".

Per il cardinale Bassetti "bene ha fatto, dunque, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dire che 'non possiamo e non dobbiamo dimenticare' i morti di questa pandemia e soprattutto che è necessario evitare 'di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri'".

Da un po' di tempo, "ha preso forma un dibattito pubblico che si interroga sul mondo 'dopo' la pandemia: un mondo diverso da quello attuale (forse) in cui bisognerà ripensare se stessi e il sistema di relazioni interpersonali. Tutto giusto ed encomiabile. A me sembra, pero' - continua -, che questa pandemia, così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull'oggi".

"Innanzitutto, il Covid-19 ha messo bene in luce chi sono gli ultimi della nostra società - evidenza il cardinale Bassetti -, i più fragili, i più indifesi e, in poche parole, coloro che hanno maggior bisogno di protezione e tutela: ovvero, gli anziani. Essi non possono essere considerati soltanto come una 'categoria protetta' e, men che meno, come un 'costo' oneroso per le istituzioni pubbliche. Al contrario, gli anziani rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere".

In secondo luogo, prosegue il porporato, "la pandemia ha rimesso al primo posto alcuni temi che l'uomo moderno cerca costantemente di rimuovere: la morte, la sofferenza e la fragilità. Gli esseri umani sono da sempre alla ricerca di un nuovo Prometeo che li liberi dalle catene della loro caducità. Una ricerca vana. Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l'uomo più libero e felice. Soprattutto non l'hanno reso immortale. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza".

 "Occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire", è l'esortazione di Bassetti.  "I dati della crisi economica che leggo su tutti i giornali sono spaventosi. Le saracinesche ancora chiuse che vedo in alcuni negozi mi lasciano amarezza e inquietudine. Perché dietro quelle saracinesche ci sono uomini, donne e famiglie".

La pandemia offre diversi spunti di riflessione, l'ultimo elemento "riguarda la riorganizzazione della vita comune. E' necessario farlo oggi in vista del domani", puntualizza il porporato.

"Con il cuore ferito dalla prova- annuncia infine Bassetti -, anche la Chiesa italiana si prepara a iniziare il nuovo anno pastorale e ha preparato un documento che sarà inviato a tutte le diocesi. Un documento di speranza e non certo di pratiche burocratiche da espletare nelle Chiese. Durante il periodo di lockdown con grande senso di responsabilità, misto a sofferenza, abbiamo accolto le disposizioni governative. Oggi siamo chiamati ad andare oltre. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate".