Per il cognato di Fontana il sequestro dei 25 mila camici "è stato una liberazione"

Per il cognato di Fontana il sequestro dei 25 mila camici "è stato una liberazione"

Ieri sera la Guardia di Finanza ha portato via dalla sua società i presidi sanitari mai consegnati alla Regione Lombardia

coronavirus camici Lombardia Andrea Dini Attilio Fontana

Attilio Fontana

AGI - ​"Per me è una liberazione il sequestro dei camici perché hanno visto che sono qua, non vedevo l'ora di liberarmene". Lo ha detto a chi gli stava vicino, stando a quanto appreso dall'AGI, Andrea Dini, il cognato di Attilio Fontana, quando ieri sera si è presentata la Guardia di Finanza nella sede della sua società, la Dama spa, al centro dell'indagine che coinvolge il presidente della Regione Lombardia.

Dini, riferiscono fonti a lui vicine, "è sicuro di avere agito nella massima correttezza e sostiene di non aver voluto guadagnare un euro dall'operazione" e smentisce di avere desiderato vendere a una casa di cura varesina, come ipotizzato dai pm, i 25 mila camici che sono stati recuperati dalle Fiamme Gialle, quelli non consegnati alla Regione dopo il passaggio dal contratto di fornitura alla donazione. L''oggetto" del reato secondo i magistrati perché, non recapitandoli alla Regione durante la fase più violenta della pandemia, i cittadini sarebbero stati privati di presidi essenziali per difendersi dal virus,