"Rubata" parte dei 4 milioni raccolti per il Covid. L'inchiesta di Cremona

"Rubata" parte dei 4 milioni raccolti per il Covid. L'inchiesta di Cremona

L'indagine nata da un'informativa della Guardia di Finanza vede coinvolto anche un religioso e il direttore di una fondazione legata alle acciaierie Arvedi

Arvedi coronavirus onlus Cremona 

© Trolvag/Wikipedia Commons - Cremona

AGI - La Procura di Cremona indaga per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all'autoriclaggio e all'appropriazione  indebita tre promotori della onlus 'Uniti per la Provincia di Cremona' perché si sarebbero appropriati illecitamente di parte dei 4 milioni raccolti tra imprenditori e gente comune per finanziare iniziative anti- Covid aiutando, in particolare, gli ospedali in prima linea.

Stando a quanto apprende l'AGI, tra loro c'è anche Renato Crotti, "nella veste di direttore della Fondazione Giovanni Arvedi", legata alla nota acciaieria, che è estranea alla vicenda giudiziaria, e definito dagli inquirenti "gestore di fatto" dell'ente benefico. La guardia di finanza ha perquisito oltre alla sede della onlus, nata a marzo nel pieno della pandemia, anche le abitazioni di Crotti e di altri due indagati, Cristiano Bozzoli e Attilio Mazzetti. Anche un religioso sarebbe coinvolto nella storia. 

A quanto emerge dal decreto di perquisizione, la onlus avrebbe "disposto alcuni bonifici a favore di Cristiano Bozzoli, titolare di un'impresa di vendita di stufe e caldaie" per un totale di 28mila euro, un'operazione ritenuta "anomala" dagli investigatori, insospettiti anche da "reciproci trasferimenti di denaro su conti esteri, accesi in Bulgaria e Gran Bretagna" tra Bozzoli e Mazzetti, "gestore di locali notturni e attualmente sottoposto a procedura fallimentare". Sentito dagli investigatori, Bozzoli si era giustificato esibendo la copia di una fattura che riportava come causale la 'preparazione e consegna a domicilio di 750 pasti caldi'. Secondo la Procura, inoltre, pare "evidente" che il pagamento effettuato a suo beneficio dalla onlus "non corrisponda ad alcuna prestazione effettivamente resa da Mazzetti".

La Guardia di Finanza avrebbe poi accertato "che risultano 4 fatture emesse da Mazzetti nei confronti della onlus tra maggio e giugno per un totale di 58.860 euro". In totale, circa centomila euro sarebbero stati sottratti dal 'tesoro' accumulato  grazie alla generosità di cittadini e imprenditori, tra cui la stessa Arvedi che aveva promosso l'iniziativa, attraverso il meccanismo di "fatture false", un "mero escamotage per appropriasi del denaro".

Nel decreto si fa anche il nome di un religioso, don Alberto Mangili, di cui "emerge la disponibilità a concordare false giustificazioni delle distrazioni di denaro" simulando che sia stata una cooperativa da lui gestita, oggi perquisita, a "beneficiare della somministrazione dei pasti caldi forniti da Bozzoli". Il sospetto è che "altro denaro" sia stato sottratto alla onlus per scopi che nulla hanno a che vedere con l'aiuto agli ospedali. In una nota, Arvedi precisa, in contrasto con quanto riportato dalla Procura nel decreto, che Crotti "fa sì parte della onlus ma semplicemente con compiti di segreteria e non di direzione".