Inchiesta camici in Lombardia: Fontana potrebbe aver avuto "un ruolo attivo"   

Inchiesta camici in Lombardia: Fontana potrebbe aver avuto "un ruolo attivo"   

Questa è l'ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati. Il governatore della Regione aveva sempre manifestato estraneità alla vicenda

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Camici

AGI - Si amplia l'indagine sulla fornitura di camici in Lombardia effettuata dalla Dama spa, l'azienda amministrata da Andrea Dini, il cognato del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Secondo quanto trapelato, Fontana non è indagato, ma si stanno compiendo verifiche sul ruolo svolto: si tratterebbe di un 'ruolo attivo', un presunto interessamento, nel tentare di trasformare la fornitura in una donazione.

È su questo che si concentrano le indagini in corso in procura a Milano, dopo che ieri sono stati acquisiti documenti e che oggi per 7 ore è stata ascoltata la direttrice degli acquisti di Aria Spa (la società che gestisce le forniture della Regione), Carmen Schweigl. Durante l'audizione come teste i pm Carlo Scalas, Paolo Filippini e Luigi Furno, hanno analizzato insieme alla dirigente molti documenti, tra cui le note di credito che traccerebbero l'acquisto dei camici.

Dopo che un'inchiesta giornalistica di Report aveva portato alla luce la vicenda, il governatore avrebbe tentato - nell'ipotesi dei pm - di far modificare l'ordine di acquisto per una donazione da parte della società in cui anche la moglie ha una quota del 10 per cento. Sono iscritti come indagati al momento il cognato Dini e il dg di Aria, Filippo Bongiovanni.

Secondo quanto ipotizzato, sarebbe stato l'assessore all'Ambiente, Raffaele Cattaneo, nel momento della pandemia a capo dell'unità per l'approvvigionamento di mascherine e dpi della Regione Lombardia, a consigliare di rivolgersi alla Dama Spa per ottenere una partita di camici.

La Dama Spa avrebbe poi tentato di rivendere 25mila dei 75mila camici destinati alla Regione Lombardia, dopo che non era andata a buon fine la fornitura da 500mila euro, e che la 'vendita' dei dispositivi di protezione era stata trasformata in parte in una donazione.

Intravedendo il pericolo di un conflitto d'interesse, la fornitura si sarebbe trasformata in donazione: 50 mila camici sarebbero stati destinati all'istituzione pubblica, mentre l'azienda avrebbe cercato di piazzare sul mercato gli altri 25 mila ad un prezzo superiore.

Da parte del presidente della Regione nessuna reazione per il momento. "Non sapevo nulla della procedura attivata da Aria Spa e non sono intervenuto in nessun modo", aveva fatto sapere in una nota qualche giorno dopo l'uscita dell'inchiesta giornalistica il governatore Fontana.