L'allarme dei nidi privati: rischio rette raddoppiate e chiusure

L'allarme dei nidi privati: rischio rette raddoppiate e chiusure

Le associazioni: regole impraticabili e insostenibili a lungo termine. "E la bozza del Piano scuola 2020-2021 su cui è stata raggiunta oggi pomeriggio l'intesa non aggiunge nulla di nuovo"

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©  Pixabay -  Asilo nido

AGI - Se le regole per la riapertura a settembre dei nidi saranno le stesse previste oggi per i centri estivi, le famiglie italiane potrebbero veder aumentare la retta mensile dal 60% al 100%. E molti nidi saranno costretti addirittura a chiudere, strozzati dai conti in rosso causati da spese di gestione, dagli stipendi degli educatori e dal calo delle entrate. E' lo scenario a tinte fosche tracciato all'AGI da Carlo Pallino, responsabile del comitato EduChiAmo, nato durante l'emergenza Covid-19 e portavoce oggi di oltre 7.500 asili nidi su tutto il territorio nazionale. "Dal 18 maggio si è dato il via a riaprire i centri estivi con delle regole impraticabili e insostenibili a lungo termine. E la bozza del Piano scuola 2020-2021 su cui è stata raggiunta oggi pomeriggio l'intesa non aggiunge nulla di nuovo", spiega Pallino che bolla il documento come "incompleto perché contiene solo indicazioni vaghe e poco praticabile per bambini di questa fascia d'età".

Poi prosegue: "Le direttive post Covid impongono un rapporto educatore bambini di 1 a 5. Ma la cosa principale è che questo gruppo non dovrà cambiare e potrà frequentare gli altri ambienti della struttura solo previa sanificazione. Nella bozza il rapporto non è specificato ma è rimasta l'indicazione "piccoli gruppi", e il numero dovrebbe essere piu' o meno quello. Ma ciò comporta vari problemi". Il primo è che "il totale degli educatori dovrà per forza di case aumentare, anche perchè è impensabile che una persona lavori dalle 7.30 alle 18.30 da sola". Il secondo "è che la struttura non riuscirà ad accogliere lo stesso numero di iscritti degli scorsi anni". Pallino stima un calo degli iscritti del 20-25%. "La legge pre-Covid stabilisce che un bambino deve avere a disposizione uno spazio 6 metri quadri, ciò vuol dire che prima in una stanza di 30 mq riuscivamo a far giocare 10-12 bambini. Oggi quella stessa stanza sarà occupata da 5 bambini e un'educatrice". E poi in bilancio bisogna considerare anche le spese di sanificazione: "Non parlo solo della persona - o della ditta - che dovrà occuparsi della continua pulizia delle stanze e dei bagni, ma anche del costo dei prodotti che è aumentato a dismisura".

Insomma, tirata la linea il conto è pesantemente in rosso. "Gli asili nidi si vedranno costretti ad aumentare la retta fino al doppio rispetto allo scorso anno. L'alternativa - e per molti sarà così - è la chiusura dell'attività". E il problema non è solo dei privati: "Noi esistiamo perchè l'offerta pubblica non riesce a sopperire la domanda. Il comparto, inoltre, dà lavoro oltre 50 mila persone. Se chiudiamo il problema non è solo nostro", sottolinea Pallino. Sull'incremento delle rette interviene anche l'associazione il "Pianeta dei bambini": "La raccomandazione della divisione in piccoli gruppi "è davvero dispendiosa per un asilo nido privato. Le rette annuali sono studiate non tanto per arricchirsi, quanto per offrire un servizio e riuscire a coprire i costi. Dall'altra parte c'è la famiglia che non avrà, per la maggior parte dei casi, risorse economiche cosi' elevate per sostenere una retta maggiorate. Servono molti piu' aiuti dallo Stato, sia per le famiglie che per i titolari di strutture per l'infanzia", spiega all'AGI Laura Falsone.

L'ipotesi baby sitter

Per i bimbi che non saranno accolti al nido per questioni di numeri o per coloro che non potranno permetterselo, non resta che la baby sitter: "Il Pianeta dei Bambini ha dato vita nel 2019 a "PortareTata.it", un portale che si occupa di mettere in contatto gratuitamente famiglie con baby-sitter. Nel periodo "Covid-2019" sul nostro "PortaleTata.it", abbiamo ricevuto richieste da parte delle famiglie con un aumento del 180% circa, cosi' come sono aumentate le professioniste del 150% (per la maggior parte educatrici di asili nido in cassa integrazione)", spiega Falsone, secondo cui molte baby-sitter hanno pensato di aumentare i costi (da 9 a 12 euro l'ora). Anche il portale Sitly, dopo un'impennata iniziale e un blocco dal dpcm di marzo fino all'inzio della fase 2, ha ricominciato a registrare offerte di lavoro, spiega all'AGI Laura Sciolla, pr e content marketing di Sitly. A settembre insomma molte famiglie si ritroveranno con un aggravio economico non indifferente.

E il rischio è che ricorrano a una soluzione fai da te già in voga: "Tanti hanno preferito, in barba alle leggi e alla salute individuale, di unire le forze economiche per pagare una baby-sitter che, a casa sua o a casa di qualche famiglia, gestisce da sola da 2 a 6 bambini per un'intera giornata", denuncia Falsone che lancia un appello: "Il punto è sempre quello: Titolari di struttura infanzia e Famiglie devono essere Aiutati economicamente fino a che l'emergenza non rientrerà completamente. Senza aiuti gli Asili nido rischiano di fallire. Riceviamo già tantissime richieste di aiuto da parte di Titolari che intendono vendere la loro struttura. Questo rappresenta non solo un fallimento imprenditoriale, quanto un fallimento sociale"