"Non siamo talebani, la statua di Montanelli resti", dice 'Tobia'

"Non siamo talebani, la statua di Montanelli resti", dice 'Tobia'

Il portavoce del centro Lume in una intervista alla Stampa: "Sala e la sinistra tutelano Montanelli perché gli sta a cuore tutelare l’immagine del sistema capitalistico e neoliberistico che lui simboleggiava"

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Indro Montanelli

AGI - “Intendevamo aprire un forte dibattito nell’opinione pubblica sulla presenza di simboli apparentemente innocui che invece hanno una storia pesante alle spalle, toponomastica inclusa”. Spiega così, in un’intervista a La Stampa, il gesto suo e del suo gruppo il 25enne che si fa chiamare “Tobia”, studente di scienze internazionali, che potrebbe essere uno degli imbrattatori della statua di Indro Montanelli a Milano.

Il portavoce del centro sociale Lume dice anche che si sono ispirati a quelli di Bristol che hanno divelto le statue, anche se – precisa – “ci sentivamo in dovere di sanzionare e rendere pubblico il fatto che nel centro di Milano c’è una statua dedicata a un razzista” perché “sebbene la schiavitù sia stata abolita in Italia nell’800, i ‘bianchi’, e tra questi Montanelli, hanno continuato a considerare le popolazioni di colore ‘inferiori’, in particolare quelle conquistate perle colonie”.

Quanto alla statua in sé, spiega poi Tobia, “Per noi può anche rimanere dov’è, ci interessa di più porre l’accento su quella mentalità novecentesca che faceva sentire l’uomo bianco di una razza superiore. Che sia un monito”. Poi, “se poi qualcuno la vorrà rimuovere – precisa – per lo meno si apra il dibattito”. Infine un giudizio sul sindaco Sala e la sinistra: per “Tobia”, “tutelano Montanelli perché, ancor più di lui, gli sta a cuore tutelare l’immagine del sistema capitalistico e neoliberistico che lui simboleggiava e loro sostengono all’unisono”.