Perché oggi si celebra la giornata mondiale delle api

Perché oggi si celebra la giornata mondiale delle api

In Italia sono oltre 60 i tipi di miele e ben 30 monoflora. Un patrimonio unico al mondo che va da quello di rododendro delle Alpi a quello di agrumi della Sicilia o l’asfodelo e il corbezzolo in Sardegna

Api Frutta Mele Pere giornata mondiale

©  afp - ¬†api

Per Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, sono “genitis hominis causa”, cioè create apposta per l’uomo, e “non conoscono altro se non l’interesse comune”. Alle api, uno degli insetti più amati all’uomo ma anche tra i più minacciati, è dedicata la Giornata Mondiale, il World Bee Day, che si celebra oggi al terzo anno dalla sua istituzione per ricordare l’importanza che questo imenottero ha per l’intera umanità e per il nostro ecosistema.

Basti pensare che tra gli insetti impollinatori di frutta e verdura che arrivano sulle nostre tavole, la percentuale di impollinazione dei frutteti da parte delle api è almeno del 75%, quasi 8 mele o pere su dieci che mangiamo, quindi, derivano dal loro lavoro.

Sulle esili zampe, questo insetto operaio che arriva a pesare circa 100 milligrammi, si carica infatti del destino del mondo grazie al prezioso lavoro che svolge per tutta la sua breve vita, calcolata fra i 30 e i 40 giorni in primavera e in estate. Istituita nel 2017 con un accordo fra 115 Stati membri delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale delle Api si celebra il 20 maggio, una sorta di tributo ad Anton Jansa, pioniere nel XVIII secolo dell’apicoltura moderna nata in Slovenia, proprio in questa data.

È maggio, fra l’altro, un periodo cruciale per le api e per gli apicoltori perché si verifica il fenomeno della sciamatura, un evento naturale che permette alle famiglie di api di moltiplicarsi e perpetuare la specie.

Ed ecco perché capita, anche nelle città, di vedere su muri, palazzi, statue o in luoghi inaspettati sciami di api che qui hanno trovato una casa provvisoria e che, in questo stato, sono molto mansuete e non attaccano l’uomo, perché, nel lasciare l’alveare si sono riempite di miele e la loro ‘pinguedine’ ostacola l’estrazione del pungiglione, arma di difesa quando percepiscono un pericolo.

Recuperare uno sciame è quindi una operazione che gli apicoltori riescono a fare anche a mani nude. Le api fra l’altro sono una specie protetta.

Negli ultimi anni l’interesse e la curiosità intorno a questi insetti dall’addome striato sono cresciuti tanto da approdare anche su instagram dove B., la simpatica ape influencer creata da Bee Fund, Fondation de France, per raccogliere fondi in difesa di questo fondamentale patrimonio dell’umanità, ha superato i 280mila ‘seguaci’.

Il ruolo delle api è difatti fondamentale per la vita dell’uomo perché grazie alla loro funzione di impollinatori è possibile la riproduzione delle specie vegetali e quindi della frutta e della verdura che arriva sulle nostre tavole. In Italia, oltre a un fiorire di siti sui social o video su youtube, visitati da professionisti e appassionati, ci sono 1.597.739 di alveari e sciami d’api e 62.944 apicoltori, come rileva l’ultimo report dell’Osservatorio Nazionale Miele che ha sede a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, di supporto per ministero dell’Agricoltura, Ismea  e altre istituzioni per monitorare il settore e mettere in campo studi e proposte.

Un lavoro che ha portato il Parlamento a stanziare in favore dell’apicoltura una dotazione finanziaria sulla cui base il Governo sta emanando un decreto per un programma nazionale, straordinario e strategico, di sostegno al settore.

Misure appropriate e attese visto l’esito drammatico della produzione 2019 di miele: danni per 73 milioni di euro, come si legge nel report 2019 su produzione e mercato pubblicato nel marzo scorso.

“Una annata da dimenticare - spiega Giancarlo Naldi, direttore e fondatore dell’Osservatorio -, visto che la produzione a livello nazionale è stata stimata in 15.000 tonnellate, e che in anni migliori l’Italia ne ha prodotti 30mila e può arrivare anche a 40”. La previsione per il 2020 è più ottimistica, in ragione del meteo meno ostile.

“Ma è ancora presto per fare stime”, precisa Naldi. Il miele, oltre alla pappa reale e alla propoli, che hanno importanti benefici per la salute e un significativo impatto proteico ed energetico, è difatti il principale prodotto delle api, che viene raccolto alla fine di ogni fioritura e, senza alcun trattamento, viene poi invasettato e destinato alla vendita. In Italia sono oltre 60 i tipi di miele e ben 30 sono monoflora classificati e reperibili abbastanza facilmente. “Un patrimonio unico al mondo -, aggiunge il direttore dell’Osservatorio - , possibile grazie alle condizioni climatiche del nostro Paese che permette alle api di produrre dal miele di rododendro delle Alpi a quello di agrumi della Sicilia o l’asfodelo e il corbezzolo in Sardegna”.

Proprio in difesa del miele italiano, di altissima qualità, si batte l’Osservatorio Nazionale che dal 1981 ha istituito il concorso Tre Gocce d’Oro – Grandi Mieli d’Italia, un riconoscimento paragonabile alle stelle della ristorazione o ai calici del vino, dedicato alla memoria dell’apicoltore Giulio Piana, di Castel San Pietro, che volle creare una specie di riserva di api, nell’Isola d’Elba, per preservare la specie italiana, ligustica, molto produttiva e mansueta. Piana, fra l’altro, è ricordato per aver inviato in Libia, su richiesta di Gheddafi dieci aerei cargo con milioni di api per avviare la produzione del miele in quel paese.

Fra gli altri prodotti: la pappa reale e la propoli.

La prima viene prodotta dalle ghiandole delle api operaie ed è utilizzata per nutrire le larve fino ai tre giorni di età, mentre viene garantita per tutta la sua vita all’ape regina. Questa proviene da un uovo identico a quello da cui nasce l’operaia, ed è proprio la dieta a base di pappa reale che le permette appunto di diventare regina.

La propoli, invece, è una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle gemme e dalla corteccia delle piante. Si tratta quindi di una sostanza di origine prettamente vegetale anche se le api, dopo il raccolto, la elaborano con l'aggiunta di cera, polline ed enzimi prodotti dal loro stesso organismo.

Questo prodotti, al pari del miele e della pappa reale è utilizzata dalle api come sigillante ma anche per per irrobustire la struttura dei favi, dove le api costruiscono le cellette. Importante è il suo utilizzo anche per l’uomo: grazie alle sue caratteristiche chimiche è principalmente utilizzato come antisettico e cicatrizzante.

Ma la vita di questi piccoli insetti operai, non è tutta ‘rose e fiori’ visto che devono fare i conti con una serie di minacce la cui causa non è sempre naturale. Tutto questo può avere effetti sulla produzione del miele e, a lungo termine, sul futuro dell’uomo.

I cambiamenti climatici sono una delle prime cause che rende difficile la vita delle api e ne minaccia la sopravvivenza. L’estremizzazione degli eventi, quindi precipitazioni con bombe d’acqua oppure lunghi periodi di siccità fanno calare le produzioni perché distruggono i fiori dai quali le api prendono il nettare e lo trasformano in miele.

Le piogge e la grandine che hanno caratterizzato, in molte parti d’Italia, la primavera 2019 avrebbero potuto causare la morte per fame di milioni di api, tanto che, per salvarle, gli apicoltori hanno dovuto nutrirle con miele vecchio o sciroppo di acqua e zucchero anche in piena primavera.

Fra le minacce naturali alla sopravvivenza delle api c’è anche la temibile vespa velutina, un calabrone killer che li uccide per nutrirsi unicamente delle proteine contenute nei muscoli delle zampe posteriori. Arrivata nel 2004 dalla Cina in Francia e da qui penetrata nell’Italia settentrionale questo temibile predatore dei nostrani e laboriosi insetti si è rapidamente spostato verso sud per arrivare, in pochi anni, passando lungo la costa, fino alla Toscana.

La rete di monitoraggio, Stop Velutina, ne controlla l’avanzamento in questa regione grazie all’opera volontaria degli apicoltori soci delle associazioni ToscanaMiele, Arpat e AAPT e di esperti delle Università di Firenze e Pisa. “Noi apicoltori siamo i custodi delle api – dice Manlio Antoniotti, presidente di Toscana Miele (che ha sede a Lucca ed è una delle tre associazioni accreditate con la Regione Toscana) e produttore di miele della Lunigiana, uno dei tre mieli Dop italiani –; abbiamo tavoli con le istituzioni e sensibilizziamo attraverso corsi e campagne sul loro ruolo fondamentale per il pianeta. Sono un patrimonio di tutti”. Anche l’uomo, infatti, fa la sua parte nell’aggiungere pericoli alla già difficile vita delle api.

Gli avvelenamenti causati dall’uso di pesticidi e da pratiche agricole scorrette provocano ogni anno la morte di migliaia di alveari. “In questo momento abbiamo un grosso problema in Piemonte – spiega ancora Naldi -, fra i primi produttori di miele in Italia, dove ci segnalano un forte fenomeno di moria di api e di spopolamento delle famiglie per avvelenamento collegato ai trattamenti del nocciolo, coltura molto diffusa e redditizia”.

Ma c’è anche la “riduzione della capacità nettarifera di molte colture a causa di una selezione varietale che premia la esclusiva funzione della coltura stessa”, spiega ancora il direttore dell’Osservatorio Nazionale. “Per esempio, il girasole, che viene usato per fare l’olio, dà anche un meraviglioso miele. Ma le manipolazioni su questi fiori, programmati per rendere nel mercato dell’olio, li hanno resi molto piccoli e con una fioritura brevissima”.

Fra gli apicoltori è comunque forte l’ottimismo, almeno per quanto riguarda il rispetto per le api, visto che negli ultimi anni il numero di professionisti e hobbisti è molto cresciuto assieme alle campagne di sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente e all’importanza di questi piccoli insetti per la nostra vita.