La questione delle scuole paritarie non è ancora risolta

La questione delle scuole paritarie non è ancora risolta

Il decreto rilancio, denuncia l'associazione che raccoglie oltre 12 mila istituti religiosi, ignora una realtà che dà formazione a più di 860 mila allievi e lavoro a 150 mila tra docenti e personale

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© Cristiano Minichiello / AGF - Una scuola paritaria

Il mondo della scuola paritaria insorge contro il governo e la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. “I provvedimenti presi fanno finta che la crisi dovuta al Covid-19 abbia toccato tutti tranne il mondo della scuola paritaria”, dice all’AGI Francesco Ciccimarra, il presidente dell’Associazione gestori istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica (Agidae).

A far discutere è l’art. 222 della bozza del decreto Rilancio, quello su “Misure per sicurezza e protezione nelle istituzioni scolastiche statali e per lo svolgimento in condizioni di sicurezza dell’anno scolastico 2020/2021”: dalla bozza del testo pare che i 331 milioni di euro con cui viene incrementato il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche nell’anno 2020 siano destinati (come suggerisce il titolo dell’articolo stesso) soltanto alle scuole statali.

Delle paritarie, 12.500 istituti dove studiano circa 866 mila ragazzi e lavorano 150 mila tra docenti e altro personali, invece non c’è traccia. A loro vengono assegnati 65 milioni di euro (art. 224) destinati alle scuole dell’infanzia non statali, nella fascia 0-6 anni. Ma secondo Ciccimarra “sono briciole: lì abbiamo 470 mila bambini iscritti, facendo due conti viene meno di un euro al giorno a testa”. 

“Rischiamo di dover licenziare i docenti”

Secondo Ciccimarra, il 30% delle scuole paritarie rischia di non poter riaprire il prossimo settembre. Il motivo è semplice: “Come facciamo a pagare gli stipendi ai nostri dipendenti se le famiglie non pagano le rette e lo Stato non assicura l’assegno di disoccupazione?”, chiede il presidente dell’Agidae. 

A proposito degli ammortizzatori sociali, “a fine mese scadono le prime cinque settimane di cassa integrazione stabilite dal governo, ma le altre quattro verranno fatte ripartire a settembre”, spiega il presidente di Agidae. “Qualcuno ci deve spiegare come pagare docenti da giugno ad agosto”, prosegue. E così il rischio che i docenti perdino il lavoro si fa concreto: “Tra due o tre settimane dovremo prendere decisioni sui licenziamenti”, ammette Ciccimarra.

L’attacco ad Azzolina: “Per lei non esistiamo, abbia il coraggio di dirlo”

Per la ministra Azzolina, continua Ciccimarra, “nell’orizzonte del rilancio della scuola noi non esistiamo: se è un atto deliberato abbia il coraggio di dirlo apertamente”. A pagare il prezzo più alto, sostiene l’Agidae, saranno i 14 mila bambini disabili iscritti alle paritarie: “Il problema più serio è disinteresse verso di loro, sembra che non meritino nulla”, dice Ciccimarra.

Poi, sempre da Agidae, arriva una mano tesa al governo: forse, dicono dall’associazione che raggruppa le scuole paritarie, l’esclusione delle paritarie dalla bozza è soltanto il frutto di una dimenticanza. “Non bisogna aggiungere nessun tipo di fondo/soldi/articoli/comma, ma solamente integrare il testo inserendo il riferimento anche alle scuole paritarie”. Cosa che potrebbe accadere nelle prossime settimane, con un emendamento. D’altronde, come lo stesso Ciccimarra aveva spiegato in un’intervista precedente, le paritarie sono tra le poche che hanno spazi sufficienti per rispettare la sicurezza del distanziamento obbligatorio dettato dall’emergenza Covid-19 con le nuove regole di sicurezza. “Non essendoci infrastrutture statali adeguate, dove verrebbero accolti gli altri 860.000 studenti?”