In Italia ci sarebbero 29 gruppi di Revenge Porn su Telegram

In Italia ci sarebbero 29 gruppi di Revenge Porn su Telegram

A frequentarli oltre 2 milioni di utenti. A rivelarlo è l’organizzazione PermessoNegato.it, no-profit di promozione sociale che si occupa del supporto tecnologico alle vittime di violenza online

revenge port telegram

© AFP - Telegram

Revenge Porn: tra i canali italiani della piattaforma di messaggistica Telegram, ben 29 gruppi, per un totale di oltre 2 milioni di utenti combinati, sono dedicati alla condivisione di materiale pornografico non consensuale e minorile. 

A rivelarlo è l’organizzazione PermessoNegato.it, no-profit di promozione sociale che si occupa del supporto tecnologico alle vittime di violenza online, attacchi di odio e revenge porn, che conduce periodiche analisi dell’andamento del fenomeno sulle reti italiane. Con un comunicato l’organizzazione fa sapere di aver formalmente segnalato i gruppi sia a Telegram che ad Apple e Google. 

Tuttavia, conferma la no-profit, una segnalazione indicante i medesimi gruppi era stata già inoltrata l’8 febbraio scorso, senza che a questa seguisse alcun intervento da parte della piattaforma. Di origine russa ma basato a Dubai, Telegram conta oggi più di duecento milioni di utenti ed è tra i principali servizi di messaggistica insieme a Whatsapp, Signal e Wire. 

“Il fallimento nell'affrontare un argomento così importante sta chiaramente presentando l'intenzione di Telegram di essere parte attiva (e forse di trarre profitto) dalla distribuzione di materiale pedo-pornografico”, denuncia PermessoNegato.it. “Speriamo in un approccio più proattivo nella gestione di tali contenuti dannosi e illegali di Telegram e siamo aperti alle richieste della stampa e delle forze dell'ordine”. 

Nelle ultime settimane il caso delle pagine Telegram che diffondono materiale pornografico o pedopornografico non consensuale è stato molto rilevante in Italia, in seguito ad alcune inchieste giornalistiche sul mondo dei sottogruppi della piattaforma e, soprattutto, all’attività ostile di collettivi di hacker legati alla galassia di Anonymous. 

Questi ultimi, insieme al collettivo LulzSecIta, hanno lanciato una vera e propria campagna contro i gruppi Telegram, divulgando anche informazioni personali e numeri di telefono dei partecipanti alle chat, potenzialmente coinvolti nel traffico di tali immagini. 

Il 30 aprile la polizia postale ha annunciato di aver colpito una parte della rete presente sulla piattaforma, identificando e denunciando gli amministratori dei tre canali contenenti le immagini più denigranti e i commenti più offensivi. 

Tra gli identificati un 29enne bergamasco, accusato di aver utilizzato la piattaforma per divulgare immagini della ex compagna e l’amministratore di due dei tre gruppi: 35enne della provincia di Nuoro. L’operazione, denominata “Drop the revenge!” ha portato anche all’identificazione di un secondo amministratore, 17 anni, che mettendo in vendita le immagini aveva raccolto circa 5.000 euro.

“Il problema è che i canali più volte citati anche dalla stampa non sono stati chiusi e allo stato attuale sono perfettamente funzionanti”, ha commentato ad Agi Matteo Flora, imprenditore, esperto di sicurezza informatica e fondatore di PermessoNegato.it. 

“Naturalmente noi abbiamo identificato 2 milioni di utenti complessivi, il che vuol dire che sicuramente molti di loro saranno membri di più gruppi, tuttavia nell’ultimo periodo abbiamo registrato un importante incremento nel numero di utenti in questi canali”.

Flora ha anche precisato il comportamento che dovrebbero tenere gli organi di stampa, i quali “non devono in alcun modo contribuire a divulgare il nome o parti del nome dei gruppi di cui scrivono: qualunque indicazione di questo tipo può essere d’aiuto per chi vuole farne parte”.