Due teologi rispondono a padre Maggi, "Proprio chi soffre chiede di poter andare a Messa"

Due teologi rispondono a padre Maggi, "Proprio chi soffre chiede di poter andare a Messa"

Si allarga il dibattito sulla riapertura delle chiese in tempo di coronavirus

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La Messa interrotta dai carabinieri

Ha suscitato dibattito l’intervista rilasciata ieri all’AGI da padre Alberto Maggi, biblista e frate, direttore del centro studi biblici di Montefano (Macerata). Alle sue parole forti nei confronti dei vescovi e al monito “la salute è più importante di una celebrazione” hanno risposto due teologi, don Giuseppe Germinario e don Roberto Della Rocca, entrambi studiosi di Patrologia, che hanno inviato alla nostra redazione una lettera. “Premesso che sosteniamo la via della prudenza e dell’obbedienza,restiamo a dir poco colpiti per la ferocia e l’aggressività delle sue parole che profumano di tutt’altra cosa che di Carità verso i vescovi e per quella parte di popolo di Dio che chiede, con consapevolezza e responsabilità, che sia accolto il loro desiderio di ritornare a Messa” scrivono i due sacerdoti. La riflessione scaturisce dalla lettera piccata della Cei al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo che non è stata ufficializzata una ripresa delle Messe dalla prima tranche di aperture dopo il lockdown, prevista per il 4 maggio.

E’ stato poi Papa Francesco nell’omelia di ieri a Santa Marta a placare i toni parlando di “prudenza e obbedienza” alle leggi.  I due teologi  ricordano che a chiedere l’eucaristia non sono “solo dei bigotti, disincarnati cristiani che vivono su un altro pianeta fatto di incensi e avulso dalla crisi”, ma gli stessi “familiari di chi è malato o morto, i lavoratori che si vedono togliere tutto da questo virus” e “i pastori che vanno dai moribondi, che sono cappellani negli ospedali, che sono accanto ai defunti e ai loro familiari”. “Di che salute parla Maggi: quella del corpo? quella della anima? quella psicologica? quella mentale? quella spirituale? Lo dica”, proseguono. 

A detta di don Giuseppe e don Roberto la visione del direttore del Centro studi biblici di Montefano (Macerata), è “divisiva tra salute dell’anima e salute del corpo”. Una separazione che non va considerata in una visione cristiana. “Ben consapevoli che la sicurezza di tutti resta la priorità e che bisogna attendere le indicazioni opportune per le celebrazioni, non ci saremmo però mai aspettati da uno scrutatore della Scrittura, come Lei è - si rivolgono al biblista - parole di così sprezzante giudizio e tronfia saccenza, che non edificano la comunione ecclesiale e sono di scandalo nei confronti di una parte della Chiesa”.

 â€‹Raggiunto al telefono, don Giuseppe Germinario, 33enne - che oltre ad essere uno studioso e autore di edizioni critiche, è anche un sacerdote in alcune chiese della provincia di Bari  - sottolinea che la posizione di Maggi è a suo avviso “inopportuna perché ogni categoria oggi sta cercando un confronto con governo ed esperti per ipotizzare la riapertura, devono forse andare tutti, anche i commercianti, negli ospedali a ‘farsi un giro tra i malati intubati’ come dice lui?” si domanda. “Non è il momento questo di creare o amplificare fratture nei confronti dei vescovi”, afferma don Giuseppe, che ricorda la massima importanza “dell’unità nella famiglia della Chiesa”. Quanto ai problemi pratici nella celebrazione dell’Eucaristia, e dunque l’igienizzazione degli ambienti e le mascherine, “molte chiese ci avevano già pensato prima del lockdown, si può fare, e si può pensare anche a celebrare all’aperto”, suggerisce. E racconta: “Spesso proprio nel tragitto verso la mia parrocchia vengo chiamato dai balconi da fedeli, oppure al telefono, che mi chiedono quando potremo celebrare di nuovo.

E’ proprio chi soffre che ha bisogno di uno ‘sfogo’ spirituale”.Inoltre la contrapposizione tra “opere” di solidarietà e liturgia è riduttiva: “E’ la stessa Parola a dirci che i sacramenti sono il sostegno della carità, come l’anima lo è del corpo”.Don Giuseppe richiama infine all’obbedienza, di cui ha parlato ieri Papa Francesco, forse con l’intenzione di sedare le polemiche avviate con la lettera della Cei: “E’ un monito che vale per tutti”, sottolinea, dicendosi particolarmente colpito anche dell’attacco ai preti giovani, che padre Maggi aveva definito “pizzi e merletti, ma poca cultura”: “Saremo proprio noi preti giovani a portare avanti la Chiesa nel futuro e dopo questo periodo difficile”.