Al mare tra app e mascherine. Ma non sarà un'estate da "tutto esaurito"

Al mare tra app e mascherine. Ma non sarà un'estate da "tutto esaurito"

I gestori degli stabilimenti provano a organizzarsi in attesa di ricevere direttive a livello nazionale. E si parla già di termoscanner, app e altre tecnologie per garantire la sicurezza anche in spiaggia

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STR / NURPHOTO  -

Con plexiglass o teloni, tra termoscanner e app, purchè l’agognato posto al sole non sia vietato. Sembra essere questo il leitmotiv dominante, almeno a sentire alcuni dei gestori dei tanti stabilimenti italiani che si stanno comunque attrezzando in vista dell’imminente stagione balneare.

Sarà da vedere se si dovrà indossare, oltre al costume, anche la mascherina. I pareri sono ancora plurali. Su una cosa sembrano essere tutti d’accordo: non sarà possibile avere i pienoni che da decenni si registrano in alcuni mesi dell’anno. In Sardegna, ad esempio, una delle mete più gettonate della penisola, i bagnanti potrebbero essere sottoposti al termoscanner prima di accedere agli stabilimenti balneari, dove senz'altro ci saranno meno ombrelloni per rispettare la regola del distanziamento.

“Per ora brancoliamo nel buio", ammette Claudio Del Giudice, presidente regionale del Sindacato italiano balneari (Sib), "ma, compatibilmente con i costi, l’opzione termoscanner all'ingresso potrebbe essere discussa, anche perché in altre regioni si sta già prendendo in considerazione”.

In Abruzzo in attesa delle linee guida per la ripartenza delle attività turistiche e balneari, si prospetta l’ipotesi dell’adozione di un'app per gestire gli ingressi.

È l’idea che è venuta al titolare dello stabilimento La Prora di Montesilvano, in provincia di Pescara, Lorenzo Iulianetti, che ha ideato l’applicazione, grazie alla quale si avranno informazioni sulle spiagge libere e anche sugli stabilimenti balneari della città, consentendo di gestire le fasce orarie in cui sarà possibile accedere in spiaggia.

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© Elio Villa / Agf
Ombrelloni e lettini su una spiaggia in Calabria

Rimanendo sulla costa adriatica, a Rimini, tra le tante proposte si starebbero organizzando con servizio delivery, ovvero pranzo e cena sotto l’ombrellone, dalle ore 12 alle ore 24. Con la possibilità di mangiare in spiaggia fino a tarda sera, ‘allungando’ gli orari di fruizione della parte a mare.

In attesa di una sintesi nazionale tra le tante proposte, in Calabria si studiano distanze maggiorate almeno del 30 per cento tra un ombrellone e l’altro, limitazioni delle presenze sotto lo stesso parasole, dotazione di tutti i dispositivi di protezione per i bagnanti, affiancando anche figure professionali specializzate per fornire informazioni e indicazioni utili agli utenti. 

Tra le altre misure, anche l’ipotesi di test sierologici prima di tutto per il personale delle strutture, ma anche per i clienti. Ma c’è anche chi è meno ottimista. “Tropea è la realtà che risentirà di più dell’emergenza coronavirus in tutta la Calabria e in tutta Italia. Turismo e coronavirus fanno a pugni perché Tropea in estate è assembramento, come si può gestire il turismo con un divieto di assembramento?".

Giovanni Macrì, sindaco della cittadina balneare capitale del turismo calabrese, si dice "fortemente preoccupato" per l'apertura della stagione turistica.

"Con l’associazione albergatori - dice il sindaco della "Rimini del Sud" - stiamo cercando di puntare sulla destagionalizzazione per allungare la stagione turistica, che per quest’anno ci potrebbe permettere di tirare un pò il fiato per poi ripartire alla grande il prossimo anno”.

Per la Capitale la disciplina di accesso alle spiagge libere è il problema principale da affrontare a Roma se questa estate dovesse essere possibile andare al mare in sicurezza nonostante l'emergenza Covid-19. Al momento regna l'incertezza. In attesa della Fase 2 si susseguono ipotesi e confronti tra balneari ed istituzioni senza che però sia stato buttato giù un progetto concreto di apertura contingentata.

E sui flussi potrebbe influire il programma a cui sta lavorando il Campidoglio di disciplinare gli spostamenti dei romani secondo fasce orarie legate alle diverse categorie produttive e sociali. Ovvero l'ipotesi di istituire turni di spostamento a seconda delle età e dei mestieri delle singole persone. Il primo problema su cui ragionano le istituzioni locali, a quanto filtra, è la lunghezza delle spiagge libere.

Si cercano soluzioni per regolamentare l'accesso scaglionato in un'area dove in una normale stagione balneare si registrano circa 20 milioni di utenti. Lungo la via litoranea che va da Ostia a Torvajanica, comprensiva della pineta di Castel Porziano, si susseguono, per almeno cinque chilometri, sette accessi tramite cancelli dove si alternano lidi attrezzati, chioschi e ampi tratti di spiaggia libera.

Situazione di stallo in Campania. Alcuni dei gestori potrebbero arrivare a decidere di restare chiusi per la stagione estiva. Nel tavolo della scorsa settimana, la Regione ha dato l’ok all’avvio dei lavori di manutenzione e installazione a partire dal 4 maggio, ma ha rimandato alle decisioni del ministero della Salute per le disposizioni da osservare con l’apertura al pubblico, che ogni regione dovrà poi assumere e adattare alle specificità dei territori.

“Senza questi chiarimenti i gestori hanno le mani legate – spiega il presidente regionale del Sindacato italiano balneari, Marcello Giocondo – si rischia di sprecare soldi e tempo. I nostri livelli nazionali stanno sollecitando il ministero e speriamo di avere notizie per la prossima settimana”.

In Toscana, e in particolare nel tratto di costa della Versilia i gestori dei celebri bagni della riviera, circa cinquecento strutture fra Viareggio, Lido di Camaiore, Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi, cercano di muoversi all’unisono. La parola d’ordine sembra essere: ​meno ombrelloni e pranzo in tenda come anni '60.

Roberto Santini, titolare del celebre bagno Piero di Forte dei Marmi, simbolo della "dolce vita" versiliese, ha già in mente una serie di idee per rendere la sua spiaggia sicura ma anche attrattiva per i clienti.

"Il regolamento degli arenili impone una distanza di 3 metri tra gli ombrelloni. Con 5 metri di distanza per lato metteremo 12 ombrelli in meno: sarà solo una delle molte innovazioni che questa estate diversa ci imporrà per aprire, perché non saranno i regolamenti ma la nostra attenzione alla salute dei nostri collaboratori e dei nostri clienti a farci cercare soluzioni sempre migliori per garantire la sicurezza sia in mare che fuori".

Anche nelle Marche si sta pensando agli ombrelloni distanziati di quasi 4 metri l'uno dall'altro ma si sta anche studiando come ampliare l'orario di apertura dello stabilimento, accettando prenotazioni di turni tramite whats app, facendo il servizio bar in spiaggia e non al bancone del bar”.