Nelle carceri 6.000 detenuti in meno, ma non basta per il "distanziamento"

Nelle carceri 6.000 detenuti in meno, ma non basta per il "distanziamento"

Tra le misure di alleggerimento, la detenzione domiciliare e licenze. Secondo l'Associazione Antigone, però, per ridurre i rischi di contagio dovrebbero uscire altri 8-10 mila reclusi

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© Alessandro Serranò/AGF - Il carcere di Regina Coeli a Roma

Oltre ​6 mila i detenuti in meno negli istituti penitenziari italiani dall'inizio dell'emergenza sanitaria: gli ultimi numeri aggiornati, forniti dal Garante nazionale dei detenuti due giorni fa, parlano di ​54.998 presenze nei penitenziari, ​a fronte delle 61.230 del 29 febbraio scorso.

"Certamente sono state prese delle misure - rileva Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, interpellata dall'AGI - ma sono del tutto insufficienti: bisogna fare molto più spazio in carcere per attuare il distanziamento sociale". 

Allo stato, è "stabile" il numero dei contagi da coronavirus registrati nelle carceri - ​il Garante, nel bollettino di mercoledì scorso, parlava di "105 situazioni di positività che attualmente riguardano le persone detenute" con 11 ospedalizzati - ​concentrato soprattutto in alcuni istituti del Nord Italia. Due i decessi tra i detenuti, avvenuti in ospedale, e 19 i guariti. Nessun contagio negli istituti di pena minorili, mentre, per quanto riguarda gli agenti penitenziari, i dati ufficiali del Dap ​parlano di 204 contagiati, 6 guariti e due morti. 

Diverse le misure adottate per far fronte al rischio di epidemia tra i reclusi: tra queste, gli articoli del decreto 'Cura Italia', con i quali si è rimodulata la detenzione domiciliare per chi deve scontare una pena inferiore ai 18 mesi, prevedendo iter più snelli, fino al 30 giugno, per chi può accedere a tale misura, con braccialetto elettronico per pene tra i 7 e i 18 mesi, nonché licenze per chi è in semilibertà. ​

Il Garante, proprio ieri, ha riferito, rispetto al calo dei detenuti, che "in 2.078 casi si è trattato di uscita in detenzione domiciliare", di cui 436 con applicazione del braccialetto elettronico, e in 425 casi di licenze fino al 30 giugno di persone semilibere. 

Dopo un'interlocuzione con il Guardasigilli Alfonso Bonafede, inoltre, il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri ha affidato a Fastweb la fornitura per ulteriori 4.700 braccialetti entro la fine di maggio, mentre fondi sono stati stanziati da Cassa delle ammende e avviati progetti dagli uffici dell'esecuzione penale esterna per aiutare quei detenuti che potrebbero accedere alla detenzione domiciliare ma non hanno un domicilio fisso.

Dal punto di vista sanitario, infine, sono ad oggi previsti test sierologici nei penitenziari di Abruzzo, Campania, Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Sicilia, sulla base di protocolli stabiliti dagli assessorati regionali.     

"La capienza regolamentare ufficiale - osserva ancora Susanna Marietti - è di circa 50 mila posti, ma dobbiamo tenere conto che vi sono sempre aree in manutenzione e che, dopo le rivolte di marzo, ci sono più posti inagibili. Serve un 'alleggerimento' più massiccio delle presenze in carcere, dovrebbero uscire altri 8-10 mila detenuti".

L'attenzione sanitaria "va mantenuta altissima", aggiunge, ricordando che "da subito abbiamo chiesto misure più intense per chi, in carcere, ha problemi di salute. Inoltre, servirebbero meno paletti sulla detenzione domiciliare e, pensando ai braccialetti, non si capisce perché ora sono così importanti, mentre prima venivano usati soltanto per la custodia cautelare ai domiciliari, a fronte di 61mila persone, senza braccialetto, che usufruivano di misure alternative".

La fase critica delle rivolte, osserva ancora la coordinatrice di Antigone, "è superata, e speriamo non torni: per scongiurare questo rischio serve una corretta e assolutamente trasparente informazione all'interno dei penitenziari che eviti si crei allarme, tra i detenuti e i loro familiari all'esterno, sulla base di voci incontrollate".   

Torna invece a chiedere provvedimenti di clemenza l'associazione Nessuno tocchi Caino: "L'amnistia e l'indulto sono gli unici provvedimenti idonei ad affrontare radicalmente il problema delle carceri", afferma Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno Tocchi Caino. Quelle adottate finora dal Governo "sono misure inadeguate alla gravità della situazione carceraria, che necessita quindi - sottolinea in un'intervista all'AGI - di più radicali provvedimenti volti a ridurre la popolazione carceraria a fronte dei problemi posti dalla pandemia".