Lo Spasimo di Palermo perde il suo albero del paradiso

Lo Spasimo di Palermo perde il suo albero del paradiso

È stato abbattuto il simbolo della città. Lo rievocò anche Consolo con un libro che è un viaggio della memoria tra i mali della storia individuale e collettiva 

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© G. Marinaro - Uno scorcio dello Spasimo di Palermo

Un simbolo nel simbolo di Palermo. L'albero di Ailanto o del Paradiso, è stato abbattuto. Cresciuto all'interno della navata della Chiesa dello Spasimo di Palermo, ha visto la sua sorte segnata a conclusione di un incontro tra agronomi, botanici del Comune e dell'Università, e una rappresentanza di associazioni ambientaliste da cui è emerso che non vi sono alternative all'abbattimento: la stabilità è compromessa e non sono ipotizzabili ancoraggi alla struttura del monumento.

È inoltre emerso che le stesse radici dell'albero, se non si provvederà alla rimozione, potrebbero arrecare danni alla struttura muraria. Le analisi effettuate hanno constatato il rischio "estremo" di crollo. Col parere positivo della Sovrintendenza ai Beni culturali e dopo diverse riunioni cui hanno preso parte tecnici ed esperti dell'Università e rappresentanti delle associazioni ambientaliste, la decisione è stata assunta, dunque, per il pericolo che l'albero rappresenta per l'incolumità delle persone e per la stabilità della struttura.

"L'abbattimento di un albero è sempre un fatto triste - hanno commentato il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore Adham Darawsha - lo è ancora di più quando quell'albero è parte di un contesto affascinante e simbolico, come quello dello Spasimo. Purtroppo, proprio perché il complesso dello Spasimo possa tornare pienamente fruibile in sicurezza da tutti, questo intervento si è reso ormai non più rinviabile. Con gli uffici e con la Sovrintendenza valuteremo come mantenerne una simbolica presenza all'interno della navata della chiesa, mentre si lavora a progetti di tutela e valorizzazione dell'intera struttura". 

Il complesso conventuale intitolato a Santa Maria dello Spasimo fu voluto nei primi anni del XVI secolo da un ricco Giureconsulto di origini messinesi che volle rispettare le volontà testamentarie della moglie desiderosa di innalzare una chiesa dedicata al dolore immenso di Maria, che soffre dinanzi al figlio che crolla sotto il peso della Croce sulla via del Calvario. Al grande Raffaello fu commissionato un dipinto raffigurante L’andata al Calvario, da tutti conosciuto come lo Spasimo di Sicilia, e ad Antonello Gagini un magnifico altare marmoreo destinato a incorniciarlo.

Lo Spasimo di Palermo è anche il titolo di un libro di Vincenzo Consolo, il racconto di un ritorno, quello del protagonista lo scrittore Gioacchino Martinez, ai luoghi amati e odiati della sua infanzia e della sua giovinezza, Palermo e la Sicilia. Un doloroso riandare con la memoria tra i mali della storia individuale e collettiva. Così dice sinteticamente lo scrittore: "E un libro in cui vengono registrate le sconfitte, è soprattutto la memoria degli innocenti sopraffatti dai delinquenti".

Ambientato in un periodo che va dalla fine della guerra ai giorni nostri, la memoria del protagonista scandaglia eventi, tragedie, illusioni e personaggi che hanno costellato la sua storia individuale. Il flusso della memoria prende avvio dall'interruzione, causata dai bombardamenti, di Judex, un film del 1916 di Feuillade visto all'oratorio da bambino, e si conclude con la tragedia dell'assassino di un giudice, ricalco della strage in cui rimasero vittime Borsellino e la sua scorta. Una memoria pesante e dolorosa.