Il direttore del Pio Albergo Trivulzio è indagato per la morte degli anziani

Il direttore del Pio Albergo Trivulzio è indagato per la morte degli anziani

La Procura di Milano ipotizza i reati di epidemia colposa e omicidio colposo. Per la gestione dell'emergenza Covid-19 sono indagati anche tre dirigenti dell'istituto Don Gnocchi

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© Claudia Greco/AGF - Un'ambulanza esce dal Pio Albergo Trivulzio di Milano nei giorni dell'emergenza coronavirus

​C’è il primo indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sulle infezioni da coronavirus e sulle morti del Pio Albergo Trivulzio. E’ il direttore generale della struttura, Giuseppe Calicchio, iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di epidemia colposa e omicidio colposo.

Con questo atto si segna il primo passo formale delle indagini guidate dai sostituti procuratori Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, che fanno parte del pool diretto dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che si occupa dei reati legati alle colpe mediche e ai soggetti deboli.

Al momento non si può quantificare con esattezza il numero delle persone decedute per coronavirus al Pio Albergo Trivulzio, viene riferito all'AGI da fonti investigative. L'inchiesta verte proprio sul presunto occultamento dei pazienti morti per Covid_19 nella nota casa di riposo milanese dove non sarebbero stati fatti i tamponi nemmeno in presenza di sintomi che avrebbero potuto far pensare al virus. 

L’iscrizione di Calicchio rappresenta un passaggio tecnico, un atto dovuto indispensabile per eseguire i primi atti nella fase iniziale, sempre secondo quanto riporta il Corriere della sera.

Ci sono tre indagati anche per la gestione dell'emergenza coronavirus all'istituto don Gnocchi di Milano. Sono il direttore Antonio Dennis Troisi, la direttrice sanitaria Federica Tartarone e l'amministratore della coop Ampast, Papa Waly Ndiaye.

In proposito, la Fondazione don Gnocchi "ricorda che già nei giorni scorsi ha presentato presso la Procura della Repubblica di Milano una memoria che chiarisce, attraverso una corposa documentazione, la sostanziale infondatezza delle accuse rivolte. Dai documenti depositati, siamo certi che la Magistratura potrà valutare appieno la trasparenza dell’operato della Fondazione".

Nella stessa nota, Fondazione Don Gnocchi afferma che l'iscrizione è "un atto dovuto per procedere nelle indagini" e che agli inquirenti è stata manifestata "la piena disponibilità dei dirigenti dell’Istituto a fornire ogni e qualsiasi ulteriore chiarimento necessario".