Secondo l'Iss i casi sono sottostimati, potrebbero essere 10 volte di più

Secondo l'Iss i casi sono sottostimati, potrebbero essere 10 volte di più

Il direttore delle malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza spiega che comunque "non è il problema maggiore la sottostima dei casi, l'importante è individuare i focolai e arginare il contagio"

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© AGF - Il direttore delle malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza

I casi di coronavirus in Italia potrebbero essere anche 10 volte più di quelli conteggiati nei dati ufficiali, secondo ​ il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss, Giovanni Rezza. "C'è una sottostima intrinseca, non solo in Italia ma in tutti i Paesi, del numero dei casi e degli asintomatici", ha detto Rezza al punto stampa in Protezione Civile.

"Infatti - ha spiegato - noi diciamo spesso che che per ogni caso che viene riportato dal sistema di sorveglianza ci potrebbero essere magari 10 persone infette, non lo sappiamo. La sottostima della mortalità è una cattiva notizia, quella degli infetti è buona perché vuol dire che ci sono molte più persone infette che hanno superato la malattia. Non è il problema maggiore la sottostima dei casi, l'importante è individuare i focolai e arginare il contagio". 

Rezza ha parlato anche delle Residenze sanitarie assistite. ​"Noi vediamo molti focolai nelle Rsa, e abbiamo una sottostima dei numeri dei decessi, è inutile negarlo: questo deriva dal fatto che in alcuni casi non viene fatto il tampone". Secondo Rezza, "è chiaro che siccome ci sono molti casi di operatori sanitari sono scoppiati dei focolai nelle Rsa. In questo momento va posta molta attenzione a questi luoghi, vanno fatti degli interventi di urgenza, bisogna arginare questo fenomeno".

L'epidemiologo dell'Iss ha poi avvertito: ​​"Noi pensiamo che quale che sia la raccomandazione del Comitato tecnico scientifico e la decisione del governo dovrà essere improntata alla massima cautela. Perché il virus continuerà a circolare e questo potrà portare a nuovi picchi".

In vista della scadenza del 13 aprile, il medico ha sottolineato: "Io sono epidemiologo. Fosse per me chiuderei tutto fino al vaccino, ma è chiaro che non è possibile e che questa scelta spetti alla politica. Le valutazioni del Cts come sempre verranno prese in considerazione, poi spetterà al governo decidere. Il Cts continuerà a riunirsi anche nei prossimi giorni. Noi continueremo a discutere su questo tema, non è esaurito. Per esempio, ci sono differenze geografiche, ma non vuol dire necessariamente che siccome l’incidenza è bassa in un’area sia più facile aprire. Potrebbe valere questo ragionamento, oppure potrebbe valere l’opposto, se ho raggiunto nell’area con un tasso più elevato un numero di popolazione immune sufficiente potrei aprire lì".