L'esperimento nella 'zona rossa' di Medicina per combattere il virus 

L'esperimento nella 'zona rossa' di Medicina per combattere il virus 

Il Comune bolognese lancia un progetto volto a stanare i pazienti che sono a casa con la febbre per evitare che stiano giorni e giorni a maturare l’insufficienza respiratoria

coronavirus medicina zona rossa 

 I controlli dei carabinieri all'entrata di Medicina, nel Bolognese

“Siamo convinti del fatto che bisogna partire prima, che bisogna uscire dalle trincee e combattere la battaglia per le strade. Quindi occorre andare a stanare i pazienti che sono a casa con la febbre per evitare che stiano giorni e giorni a maturare l’insufficienza respiratoria”. Con queste parole il direttore delle Malattie infettive del policlinico S.Orsola di Bologna, Pierluigi Viale, descrive il progetto sperimentale anti-coronavirus al via da questo pomeriggio a Medicina, Comune del Bolognese ‘cinturato’ da dieci giorni perché diventato zona rossa dopo una crescita anomala di contagi.

Il ‘modello’ sperimentale, in sintesi, prevede di individuare casa per casa i pazienti positivi al Covid-19 che saranno curati attraverso la somministrazione di farmaci antivirali per evitare un’evoluzione negativa della malattia che porta ad un insufficienza respiratoria e al ricovero, nei casi più gravi, in terapia intensiva.

L’intenzione è di ‘esportare’ nel caso si riveli efficace, il modello Medicina anche in città più grandi e su vasta scala, dunque, anche nel resto della Regione Emilia Romagna.

“L’idea e il sogno - ha spiegato Viale - è riuscire ad identificare i pazienti nelle fasi iniziali della malattia, trattarli con una terapia antivirale da subito e in questo modo risparmiare a queste persone l’evoluzione della malattia. Questo significherebbe risparmiare il ricovero in ospedale e i preziosissimi posti i terapia intensiva”.

L’unico nemico è il tempo. “Ora vediamo se su Medicina questo modello paga in termini di individuazione di pazienti e se la terapia precoce cambia la storia naturale della malattia. Abbiamo bisogno di testare un modello, se poi il modello funziona allora potremo pensare di esportarlo su vasta scala anche con dei sistemi più semplificati di mass therapy".

"L’unico problema - ha spiegato il direttore delle malattie infettive del S.Orsola - è che non abbiamo tempo, quindi, dovremo forzare un pò il modello”. In ogni caso l’auspicio è allargare il raggio d’azione. “Se vediamo che il sistema regge e se abbiamo anche delle sensazioni che funziona, dobbiamo muoverci rapidamente perché, personalmente, vorrei incominciare a entrare in guerra nelle grandi città non più tardi di lunedì”, ha concluso Viale.