Effetto Jihad e sicurezza informatica. Quali rischi corre l'Italia 

Effetto Jihad e sicurezza informatica. Quali rischi corre l'Italia 

La relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza, presentata da Giuseppe Conte e il direttore del Dis Gennaro Vecchione, ha fatto il punto sulle sfide con le quali il Paeese è chiamato a fare i conti 

intelligence conte vecchioni 

©  Afp - Hacker, cybercrime (Afp) 

La minaccia rappresentata da Daesh resta "elevata e destinata a sopravvivere alla morte del suo leader", Al Baghdadi. Ma a mettere a rischio la tenuta democratica dei Paesi occidentali è anche "l'arma cibernetica, in tutte le sue declinazioni". L'ultima Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza - presentata stamane a Roma dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal direttore del Dis, Gennaro Vecchione - fa il punto sulle nuove sfide con le quali il sistema Paese è chiamato quotidianamente a fare i conti, nel quadro di uno scenario in continua evoluzione e di un contesto economico reso fragile anche dall'emergenza coronavirus.

EFFETTO JIHAD - In Europa "la minaccia resta prevalentemente endogena - ha sottolineato Vecchione nel suo intervento - e ha visto negli ultimi anni l'attivazione di lupi solitari, il ricorso a mezzi facilmente reperibili e a pianificazioni poco complesse" mentre "centrale resta il ruolo del jihad digitale". Sul fronte interno, "dobbiamo fronteggiare una minaccia composita riferibile a processi di radicalizzazione individuali, alla presenza di soggetti attestati su posizioni estremiste e ad una pervasiva propaganda istigatoria".

Gli 007 continuano a monitorare l'eventuale rientro di combattenti in fuga da teatri di jihad e, più in generale, il possibile ingresso/transito di stranieri "a vario titolo connessi ad attori terroristici". Come per altri Paesi, "l'ambiente carcerario continua a rappresentare, anche in Italia, una realtà sensibile sotto il profilo della radicalizzazione islamista".

LIBIA E MIGRANTI - In Libia - sottolineano gli analisti del Dis - il conflitto ha prodotto "effetti collaterali" destinati a sopravvivergli: l'afflusso di importanti aliquote di mercenari stranieri; la ripresa dell'attivismo di Daesh nel Sud; il rischio dell'emergere di rotte che, attraverso l'hub sudanese, si prestano ad essere sfruttate per condurre i returnees africani dal teatro siro-iracheno verso le aree desertiche meridionali".

La crisi libica "ha continuato a condizionare la sicurezza dell'intero quadrante maghrebino, teatro dell'attivismo di estremisti e reclutatori" mentre resta "immutata l'operatività delle filiere criminali locali che lucrano sul traffico di esseri umani". Il conflitto ha, da un lato, concorso a indebolire il presidio del territorio, e, dall'altro, determinato la chiusura di alcuni centri di raccolta, con relative ripercussioni sulle capacità di gestione dei migranti da parte della Libia, che continua a rappresentare la principale meta per le correnti migratorie dal Sud del continente: a novembre erano presenti nel Paese oltre 600 mila migranti.

L'EVERSIONE INTERNA - Sul fronte interno l'intelligence riserva un'attenzione prioritaria alla minaccia anarco-insurrezionalista, ad "ambienti dalle proiezioni offensive imprevedibili che, anche nel 2019, si sono distinti per aver concretizzato, dichiarato o coltivato propositi ritorsivi connessi a sviluppi investigativi e giudiziari a carico di militanti d'area".

Un allarme a sé, non meno preoccupante in prospettiva, è quello legato al crescente numero di episodi di violenza "motivati dall'intolleranza religiosa e dall'odio razziale": testimoniano, secondo gli 007, "l'emergere di insidiosi rigurgiti neonazisti, favorito da una strisciante, ma pervasiva propaganda virtuale attraverso dedicate piattaforme online, impiegate per veicolare documenti, immagini e video di stampo suprematista, razzista e xenofobo".

CYBER MINACCE CRESCONO - Le cyber minacce portate a tutta una serie di target pubblici e privati rischiano di "indebolire i sistemi democratici occidentali" di "mettere in pericolo l'esistenza stessa di un Paese". Nel 2019 tre attacchi su 4 (il 73%) hanno riguardato i sistemi informatici di pubbliche amministrazioni centrali e locali, con un leggero aumento (+10%) degli attacchi diretti verso i principali ministeri (+10%) ed un calo di quelli in danno di assetti IT di enti locali. Resta l'hacktivismo la minaccia numericamente più consistente (73%), seguito dalle campagne digitali di matrice statuale (12%), in lieve calo rispetto all'anno precedente.