Il governo ha chiuso uno dei centri per rifugiati più grandi d'Italia

Il Cara di Castelnuovo di Porto, il secondo centro per rifugiati in Italia, è in via di chiusura. Le 535 persone ospitate stanno per essere collocate altrove, la sorpresa e la rabbia della comunità che li ospitava. Salvini: "È finita la pacchia"

Il governo ha chiuso uno dei centri per rifugiati più grandi d'Italia 
(Afp) 
  Papa Francesco durante la sua visita ai migranti del Cara di Castelnuovo 

Il Cara di Castelnuovo di Porto, il secondo centro per rifugiati più grande d'Italia, è in via di chiusura, ufficialmente per lo scadere al 31 gennaio dell'appalto gestito dalla cooperativa Auxilium. Ma è certo che il suo smantellamento risente degli effetti del decreto sicurezza.

Il Pd parla di "deportazione inaccettabile" mentre Salvini - in diretta Facebook - assicura che coloro i quali erano lì "con diritto" saranno solo trasferiti, parlando di "scelta di normalità", chiudendo "una struttura sovradimensionata" e risparmiando "il milione di euro di contratto di affitto e i 5 milioni della gestione annua".

Dove andranno a finire le 535 persone ospitate al Cara di Castelnuovo

Nel centro, che ospita 535 persone (401 uomini, 120 donne e 14 bambini), era andato a far visita nel Giovedì Santo del 2016, Papa Francesco e la struttura era considerata un esempio virtuoso di accoglienza e integrazione. Sotto una pioggia battente, e tra le proteste di alcune associazioni locali, è partito oggi un pullman con a bordo una trentina di ospiti, attesi in Basilicata.

Altri pullman saranno organizzati nei prossimi giorni per 'smistare' poco più di 300 migranti nei Cas di altre regioni, mentre i titolari di protezione umanitaria - che hanno perso il diritto alla prima accoglienza per effetto del 'decreto Salvinì convertito in legge - dovranno trovarsi da soli una sistemazione alternativa e rischiano di ritrovarsi in strada.

"In 24 ore - ha detto il sindaco di Castelnuovo, Riccardo Travaglini - è stato smantellato quanto di buono era stato fatto in questi anni. In questo territorio abbiamo fatto tanta accoglienza, sono transitati di qui 8 mila richiedenti asilo". I bambini ora dovranno lasciare le scuole dove erano inseriti e i giovani (che avevano avviato percorsi di integrazione) rischiano di trovarsi per strada.

E a rischio sono anche i 107 lavoratori della cooperativa (medici, psicologi, mediatori culturali e insegnanti). Nel Comune, nel pomeriggio, si è svolta una marcia silenziosa di protesta dalla parrocchia di Santa Lucia in Pontestorto. Presenti gruppi parrocchiali, ragazzi delle scuole, volontari, associazioni del territorio, sindacalisti.

"Siamo dispiaciuti. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame"

"Gesù era rifugiato, siamo tutti rifugiati", la scritta su un cartello esposto dai manifestanti. "Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame", ha commentato al Sir il parroco, padre Josè Manuel Torres, messicano, dei Servi di Gesù. "Hanno voluto sgomberare il centro velocemente in modo un po' misterioso - ha poi aggiunto -: basti pensare che l'autista del pullman nemmeno sapeva dove doveva andare, forse in Basilicata". "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Scrivono in un tweet i frati di Assisi indirizzandolo a @matteosalvini, @luigidimaio e @GiuseppeConte.

Padre Torres si dice preoccupato per le sorti di coloro che non hanno ottenuto lo status di rifugiati e hanno i permessi umanitari in scadenza. "Dove andranno? Uno di loro, Anthony, nigeriano, faceva il sagrestano in parrocchia. "Era bravissimo. È un dono che ci è stato tolto", ha continuato ricordando che la parrocchia seguiva due donne, una del Kenya e l'altra nigeriana, che si stavano preparando al battesimo.

E poi i tanti bambini coinvolti nei centri estivi all'oratorio di san Gabriele, "anche musulmani". "Per noi è stata una grande occasione di scambio tra culture - osserva padre Torres - ma c'è anche gente un po' chiusa che non vedeva di buon occhio questa situazione". Sulle modalità sull'inizio dello sgombero del Cara, sale la rabbia su Twitter. "Non celebrate la Giornata della memoria se poi non riconoscete queste per quelle che sono: deportazioni", è il post di un utente.

"Le mogli separati dai mariti, i bimbi dai padri, sono flash di incubi da cui pensavamo a torto di esserci svegliati", scrive Sarita; "Se butti la gente per strada e la costringi a dormire per terra non puoi lamentarti se qualcuno poi delinque, l'hai messo tu in tali condizioni", accusa Luigi; "Queste cose accadevano nella Germania nazista e noi lo stiamo permettendo nell'Italia repubblicana", è un altro commento. Il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, contattato dall'AGI conferma che domani continueranno i presidi "attenderemo l'uscita degli altri migranti, saremo presenti anche con un presidio sanitario. Oggi è stata scritta una brutta pagina".

Salvini incalza: "Balle spaziali, la pacchia è finita"

"Stasera - ha poi aggiunto - una ragazza somala di 25 anni dormirà a casa mia, abbiamo deciso di ospitarla come comunità di Castelnuovo, poi domani vedremo cosa possiamo fare per lei".

"Balle spaziali" le ricostruzioni giornalistiche sul caso, ha ribattuto il vicepremier Matteo Salvini. "Chi ha diritto non perderà nulla semplicemente verrà trasferito in altre bellissime strutture. Noi non mettiamo sulla strada nessuno. Io mi rifiuto di spendere sei milioni, disperdere sei milioni di euro all'anno dei cittadini italiani quando si puo' fare in altra maniera. Capisco che qualcuno che si sta innervosendo perché stiamo smontando il business. La pacchia è finita", ha concluso. 



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