Suicida per malattia sul lavoro, lo Stato richiede 1 milione di euro alla vedova

L'uomo si era ammalato di legionella sul lavoro, aveva subito un trapianto di cuore e si era tolto la vita per depressione

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Si ammala sul lavoro, subisce un trapianto di cuore e gli riconoscono un danno da 1 milione di euro. Lui poi si uccide e il Ministero rivuole i soldi dalla vedova che non lavora e ha tre figli minori. Non c'è pace per V.S di 52 anni dell'Aquila, ex agente della polizia penitenziaria nel carcere "Costarelle" di Preturo (L'Aquila).

Dopo il lungo calvario medico e giudiziario, nonostante in primo grado il Tar dell'Aquila gli avesse riconosciuto un danno da circa 1 milione di euro, la mente dell'ex agente era ormai offuscata dalla depressione che lo ha spinto al suicidio due mesi fa nei pressi del lago di Campotosto (L'Aquila). Una morte che ha lasciato attonita un'intera citta', sulla quale il ministero di Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e' tornata a farsi sentire, chiedendo attraverso la presentazione dell'Appello al Consiglio di Stato, la restituzione della somma.

L'avvocato Antonello Carbonara, dovrà ancora una volta presentare la "copiosa documentazione medica" relativa al calvario medico subito dal 52enne che nel 2011 aveva contratto la legionella all'interno del posto di lavoro. Una malattia che aveva accentuato una patologia cardiaca dell'ex agente, costretto a subire anche un trapianto di cuore. Secondo il Ministero di Giustizia, non vi sarebbe prova che il batterio sia stato contratto nell'ambiente di lavoro, ma le carte in mano alla parte offesa, dicono il contrario: la presenza del batterio nel novembre 2011 e l'assenza dello stesso nell'abitazione del 52enne. 
 



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