Avevano stretto un patto per spartirsi i Nebrodi, 94 gli arresti

Colpita la cosca mafiosa di Tortorici. Le truffe, finalizzate ad ottenere fondi Ue, coinvolgevano anche imprenditori e pubblici amministratori

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Vasta operazione antimafia in provincia di Messina contro la mafia dei Nebrodi. Novantaquattro gli arresti eseguiti all'alba da carabinieri e Guardia di finanza per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Colpita la cosca mafiosa di Tortorici, attiva nell'area dei Nebrodi. Dalle indagini, culminate nell'operazione battezzata "Nebrodi", è emersa una spartizione del territorio attuata dall'organizzazione mafiosa per commettere un elevatissimo numero di truffe finalizzate ad ottenere ingenti contributi erogati dalla Comunità europea sui fondi agricoli. Tra i destinatari del provvedimento, oltre ai vertici ed agli affiliati del clan criminale, anche imprenditori e pubblici amministratori.

Il blitz è stato eseguito dai carabinieri del Ros, del Comando provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare, e dai Finanzieri del Comando provinciale della Guardia di finanza di Messina, supportati dai militari dei Comandi Provinciali di Palermo, Catania, Enna e Caltanissetta. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip di Messina, su richiesta della Dda della città dello stretto. I particolari dell'operazione alle 11 presso l'aula magna della Corte d'Appello di Messina, con la partecipazione del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. 

Centinaia le truffe ai danni dell'Agea, dell'Unione europea e della Regione siciliana da parte dei clan del Messinese, quelli storici di Tortorici, i Betanesi e Bontempo Scavo, riusciti a mettere le mani su contributi milionari a favore degli agricoltori, con il supporto di un notaio compiacente e di funzionari dei Centri di assistenza agricola che assistono gli agricoltori nell'accesso ai fondi. Nel corso dell'imponente operazione sono state sequestrate 150 imprese e sono stati colpiti i vertici dei clan mafiosi.

Tra i 94 arrestati, compresi i capi delle famiglie mafiose dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, 48 sono sono finiti in carcere, gli altri 46 arresti domiciliari; 194 gli indagati. Nell'elenco ci sono anche imprenditori e professionisti tra cui notaio che risponde di concorso esterno in associazione mafiosa e una decina di funzionari del centri di assistenza.

Tutti tasselli di un patto criminale per spartirsi la ricca torta dei contributi europei all'agricoltura; mani affondate su terreni 'fantasma', 'liberi', per i quali cioè non erano state avanzate richieste di fondi, in Sicilia e all'esterno della regione, allo scopo di intercettare le risorse europee; un meccanismo 'virtuale', ma concretissimo di divisione di vaste aree che avveniva dichiarando falsamente di disporre di particelle di terreni riferibili, in realtà, anche al Demanio, alla Regione e agli enti locali, che consentivano di incassare ingenti risorse: oltre 5 milioni quelli incassati dalle aziende mafiose.

Le segnalazioni dei terreni utili all'obiettivo venivano fatte dei dipendenti dei centri di assistenza, e ai proprietari venivano imposti fittizi contratti di affitto con prestanomi pronti a figurare. Decisivo, quindi, sottolinea il gip Sergio Matroeni nel provvedimento di 1700 pagine "l'apporto compiacente di colletti bianchi", dai collaboratori dell'Agea a un notaio fino ai responsabili dei centri Caa, "che avevano il know-how necessario per procurare l'infiltrazione della criminalità mafiosa nei gangli vitali di tali meccanismi di erogazione di spesa pubblica e che conoscevano i limiti del sistema dei controlli".

Quando la mafia si incunea, "altera il mercato, depreda risorse, il contrasto penale si impone. Ma il dato penale diventa insufficiente - avverte - quando non si trovano strutture che portano ricchezza alla gente e al territorio e anzi arriva la sensazione tragica di ulteriore impoverimento". È la conseguenza del meccanismo e della presenza pervasivi dei gruppi mafiosi, tanto da far parlare il giudice di mafia come "classe sociale, contrastabile ma non eliminabile come categoria, nonostante decine di operazioni e processi. Un riscatto completo, la liberazione del territorio, difficilmente sarà ottenuta solo con l'intervento giudiziario. Le misure non arrestano un mondo rassegnato alla deriva mafiosa". Occorre, insomma, anche una reazione sul fronte sociale, economico e delle scelte di politiche efficaci.



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