Ilda Boccassini va in pensione

Ilda Boccassini, magistrato simbolo della Procura di Milano, dopo 41 anni di servizio andrà in pensione, il prossimo 8 dicembre, all'indomani del suo 70esimo compleanno

Ilda Boccassini pensione
PACO SERINELLI / AFP
 Ilda Boccassini (AFP)

Battagliera, rigorosa, inflessibile, apprezzata per il suo acume investigativo, la morale di ferro (non scalfita da un procedimento disciplinare dell'82 che si concluse con l'assoluzione), l'attaccamento al lavoro, e un po' meno per il carattere solitario e schivo. Ilda Boccassini, magistrato simbolo della Procura di Milano, dopo 41 anni di servizio andrà in pensione, il prossimo 8 dicembre, all'indomani del suo 70esimo compleanno.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato il via libera sul 'collocamento a riposo', per limiti di età per il pm napoletano, che a Sant'Ambrogio si chiuderà alle spalle definitivamente la porta della stanza numero 31 del quarto piano del palazzo di Giustizia di Milano, dove per anni ha portato avanti inchieste delicate sulle infiltrazioni mafiose e quelle che hanno coinvolto Silvio Berlusconi, come il processo Sme Ariosto e Imi-Sir fino al piu' recente caso Ruby.

Il suo nome si fece strada fin dal 1989, ai tempi della Duomo Connection, quell'inchiesta che condusse assieme al giudice palermitano Giovanni Falcone, sulla penetrazione mafiosa a Milano. Da quel momento, tra i due nacque una solida e profonda amicizia, che la portò, dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio, nel 1992, a chiedere di essere trasferita a Caltanissetta.

Fece scalpore la sua 'accusa' alla commemorazione di Falcone, un anno dopo la sua morte, al Palazzo di giustizia di Milano: "Avete fatto morire voi Giovanni Falcone, con la vostra indifferenza, con le vostre critiche" disse prima di partire per la Sicilia. Vi rimase fino alla cattura di Toto' Riina e all'individuazione di mandanti ed esecutori delle stragi dei due magistrati antimafia.

Dopo l'esperienza siciliana tornò a Milano e, su richiesta del Procuratore Francesco Saverio Borrelli, entrò a far parte del pool dell'inchiesta su Mani pulite. Ilda la Rossa, come spesso veniva chiamata dai media per il colore dei suoi capelli (ma anche per una sua connotazione politica, secondo i suoi detrattori), ha diretto a partire dal 2004 le indagini della Digos sulle Nuove Brigate Rosse.

E nel 2009 il Csm l'ha promossa alla funzione di Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Una carica che ha ricoperto per 8 anni, fino alla scadenza, nell'ottobre 2017. Dopo, il tentativo di salire sulla poltrona più alta, quella di Capo della Procura di Milano, quando nel 2015, venne lasciata libera da Edmondo Bruti Liberati. Un tentativo che si concluse con grande amarezza: il Csm scelse Francesco Greco.

Questo sentimento insieme a quello di disaffezione per un certo tipo di magistratura da salotto, mediatica e politica, non le hanno impedito di continuare a lavorare a 'testa bassa' con la solita determinazione. Ma il suo 'sentire' non lo ha certo nascosto ed e' venuto fuori con chiarezza in occasione della morte del capo del pool Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli, il 20 luglio scorso. Filtrato in un necrologio.

Nel suo saluto all'amico, Boccassini scrisse: "Ciao, hai resistito alle lusinghe del potere, sei stato un esempio di integrità per chi come me, non ha ceduto a compromessi. Dopo di te tenebre. Già mi manchi. Ilda". Poche parole in cui c'è tutto.



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