La guerra tra gabbiani e topi per il controllo dei cassonetti-ristoranti di Roma

Mentre arriva l’ordinanza che promette di ripulire la città in sette giorni, nella capitale va in scena una battaglia tra specie animali sui rifiuti. Trasformata in arte contemporanea dai romani, un po’ esasperati, un po’ rassegnati

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Se non ci fossero di mezzo la salute pubblica  e il decoro urbano si potrebbe parlare perfino di arte contemporanea. Perché in fondo c’è qualcosa in comune tra la “Natura morta marina con le ali di gabbiano” dipinta da Filippo De Pisis nel 1929 e il “Gabbiano mangia topo morto, via Cicerone”, immortalato e postato da Barbara Palombelli su Facebook. Mica l’unica celebrità a fotografare il braccio di ferro tra i ratti e i grandi uccelli di mare che hanno trovato la loro America a Roma in queste lunghe settimane di cassonetti traboccanti di rifiuti e di miasmi al sapor di discarica, in periferia come al quartiere Prati.

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Le 300 tonnellate di indifferenziata quotidiana non raccolta sulle circa 2600 prodotte stanno ispirando parecchi selfie di denuncia d’autore, da Alessandro Gassman a Rita Dalla Chiesa, è un po’ cinema il video che con il titolo dai richiami horror “Una tranquilla passeggiata nel quartiere”  ha postato da Ostiense  il regista Ferzan Ozpetek e sembra in fondo una storia da film anche quella di Hugh Grant inviperito perché finito suo malgrado, all’uscita da un ristorante del centro storico, in un video sui cassonetti lerci e stracolmi girato dalla nuova presidente dell’Ama Luisa Melara, in persona. 

Peccato che l’arte in questa faccenda c’entri molto alla lontana, che  i gabbiani romani non abbiano l’eleganza e l’ascetico distacco dal cibo di Jonathan Livingston e i topi non siano simpatici e teneri  come il “gas gas” di Cenerentola, ma una volta sopraffatti dai dominanti gabbiani sembrino piuttosto quelli horror e sanguinolenti della nuova stagione della serie Netflix  “Stranger things”.

Che i gabbiani targati Roma estate 2019 facciano più paura degli “Uccelli” di Hitchcock l’hanno raccontato personaggi come Elisa Isoardi, la conduttrice Rai ex del vicepremier Matteo Salvini  (“Roma sembra Jurassic Park e i gabbiani sono dei condor”), anche Salvini stesso, aggredito da un esemplare parecchio nervoso durante una delle sue dirette Facebook, il sito della tv nazionale belga Rtbf che ha descritto il rischio di un’epidemia nella capitale e, già alla fine dello scorso anno,  pure il New York Times, tratteggiando una Roma da incubo, in preda a gabbiani di dimensioni sproporzionate, attratti dai rifiuti lasciati in giro, che minacciano gli stessi cittadini

Il termine che spiega il processo dell’inedita ferocia dei gabbiani romani l’ha appena chiarito l’etologo Enrico Alleva Repubblica ed è  “Cleptoparassitismo”: i gabbiani, predisposti per natura allo scippo, non si comportavano però così maleducatamente anni fa, piombando su topi, piccioni e umani  intenti a intingere il cornetto nel cappuccino, ma si sono fatti spavaldi e bulimici per la troppa di disponibilità di spazzatura, il loro nettare. Cominciando a nidificare in città e, soprattutto, a non avere più paura di niente e nessuno.

Più veracemente dell’etologo, li hanno descritti con un video rimbalzato sulle pagine del Corriere della Sera gli operatori ecologici, costretti a dei terrificanti faccia a faccia quotidiani. In piazza della Moretta, pieno centro, vicino allo storico liceo Virgilio, un operatore filmava e commenta: “Attento, guarda, ha preso un sorcio al volo e se lo sgranocchia”, raccontando quindi al Corriere di piccioni scuoiati e di una proliferazione di topi impavidi che escono a gruppi dai tombini di piazza Navona e che fissano in modo inquietante gli operatori, costretti a scalciare a lungo per farli arretrare. Peggio loro o i gabbiani che puntano  con il becco cestini con le buste di nylon, spargendo la spazzatura ovunque? 

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Raffaele Verderese / AGF 
Cassonetti Roma (Agf) 

Chissà se la fauna horror cambierà casa e ristorante adesso che dopo un lungo scaricabarile di responsabilità  e l’intervento del ministro per l’Ambiente Sergio CostaVirginia Raggi  ha firmato ora l'ordinanza per individuare un'area di Saxa Rubra, di proprietà di Roma Capitale, come sito per le attività di trasbordo dei rifiuti urbani e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha stabilito che entro 48 ore l’Ama dovrà provvedere all'immediata raccolta dei rifiuti e alla disinfezione vicino a ospedali, scuole, mercati e ristoranti e  che in una settimana l'intera città dovrà essere pulita. 

Ce la faranno davvero a indebolire in fretta la tracotanza di sorci e gabbiani, ormai sovrani della giungla metropolitana?  Roma e i romani sperano, affrontando emergenza e miasmi con la loro solita, immancabile ironia salvifica: sul web  sta girando la foto della Raggi che annuncia “tutt’apposto, amo risolto” e sotto  l’immagine del Colosseo-discarica pieno di sacchetti della spazzatura, che si somma al virale rifacimento della hit  “Laura non c’è” di Nek in “L’Ama non c’è”, ai gruppi Facebook dedicati alla "monnezza" e via tristemente scherzando. 



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