La storia del Gran ballo dell’Unesco a Noto organizzato dal capomafia

La manifestazione venne promozionata con articoli sui principali giornali, spazi a pagamento, manifesti affissi in tutti i comuni del Val di Noto e, immancabili, sui canali social. Massima diffusione per una massima riuscita

gran ballo unesco noto
Foto Flickr (Paul and Jill)
Landolina Palace, Noto

Aggiornato il 30 aprile 2019 alle ore 17,30*

Metti una sera a cena per festeggiare l’Unesco con un “gran ballo” ed affidane la gestione al capomafia cittadino. No, non è né la trama né il titolo di un film (o di una canzone ispirata al celebre successo di Ennio Morricone). È quanto realmente accaduto nel cuore dei luoghi dell’Unesco siciliani: Noto. 

Ma andiamo con ordine. Vestiti da mille e una notte in una location eccezionale, il meraviglioso Palazzo Landolina di Noto. E’ la straordinaria location scelta per il ballo del “Gattopardo”, nel salone delle feste, per celebrare il meeting dell’Unesco. L’Heritage, ovvero la “notte dei luoghi, della partecipazione e della consapevolezza Unesco”. Una manifestazione riuscitissima, con il patrocinio di ben dodici comuni siciliani, oltre a Noto.

È in questa splendida vetrina che, il 19 ottobre scorso, il Comune di Noto finanzia (con due determine d’urgenza del 16 ottobre - la numero 1591 e la numero 1597) il “19th Century European Grand ball”. Le cifre stanziate ammontano complessivamente 32 mila e 300 euro, e sono affidate all’associazione “Onlus Noto Corteo Barocco”, il cui rappresentante legale è Vito Corrado Di Lorenzo, ovvero colui che, in occasione delle ultime elezioni amministrative, rappresentava il Sindaco uscente e rieletto Corrado Bonfanti, con la delicata funzione di “amministrare il conto corrente per le spese elettorali”.

La manifestazione venne promozionata con articoli sui principali giornali, spazi a pagamento, manifesti affissi in tutti i comuni del Val di Noto e, immancabili, sui canali social. Massima diffusione per una massima riuscita. 

E la riuscita fu assicurata. Assicurata anche per le “tasche” del capomafia cittadino, Waldker (detto Rino) Albergo, più volte condannato per mafia ed altri reati. Albergo, che da anni ha monopolizzato il centro della città con attività ricreative come bar e ristoranti, non si fece sfuggire l’affare: guadagnare con l’evento ed avere un ruolo pubblico.

Come testimoniano le foto, il catering dell’evento venne affidato al ristorante “La Cattedrale”, una delle attività che il capomafia ha intestato ai figli. Scatti in bella mostra sui social: prima dell’evento, davanti all’attività commerciale e dietro il bancone del catering, durante il gran ballo ed alla fine, ai piedi della Cattedrale netina, con portafogli pieno e prestigio sociale accresciuto. 

Altra testimonianza della “proprietà” del capomafia e della diretta gestione dei locali furono le parole del boss Albergo ad un controllo della Polizia, qualche mese fa: “I soldi io ce l’ho ….i vostri se li devono mangiare gli avvocati”.

In quella occasione venne denunziato dai poliziotti. Ma fra una minaccia e l’altra, i soldi del boss Albergo accrescono realmente, anche grazie ai soldi pubblici destinati ai balli dell’Unesco.

 

Aggiornamento con la nota del sindaco di Noto*

"Il ballo de “Il Gattopardo” organizzato la sera del 20 ottobre a Palazzo Landolina, con annesso catering, non faceva parte del cartellone delle iniziative Heritage, organizzato dal Comune di Noto in collaborazione con gli altri Comuni del Val di Noto durante il IV Meeting delle Associazioni Europee del Patrimonio Mondiale del 18, 19 e 20 ottobre 2018". Lo spiega il sindaco Corrado Bonfanti, specificando ulteriori dettagli che riguardano la serata tirata in ballo.

"La serata nello specifico - prosegue il sindaco - è stata organizzata autonomamente dall’associazione privata “Compagnia Nazionale di Danza Storica” con sede a Roma, dentro un palazzo privato, appunto Palazzo Landolina, ed è stata pagata con soldi dell’organizzatore privato, cioè la “Compagnia Nazionale di Danza Storica” con sede a Roma. Infine, è stata priva di patrocinio ed anche di intervento pubblico".

"La somma spesa per organizzare il IV Meeting delle Associazioni Europee del Patrimonio Mondiale - aggiunge Bonfanti - è tutt’altra cosa ed ammonta ad euro 28.330,19. È servita per finanziare tutta l’iniziativa: non esiste un solo centesimo di euro speso per impinguare le tasche di “capimafia”. In parole molto semplici, l’articolo scritto dal giornalista Paolo Borrometi è privo di fondamento nella parte in cui addita l’amministrazione comunale di collusione con ambiente mafiosi e discredita la città di Noto e la sua amministrazione agli occhi del mondo. Mi aspetto le scuse alla città. La lotta alla mafia è patrimonio comune ed è fondata sulla verità. Errori come questo possono certo accadere in buona fede, ma vanno riparati nell’unico modo possibile: riconoscendoli come tali e scusandosi".



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