Tra le macerie di Genova non si cerca più nessuno

Con il recupero degli ultimi tre corpi si scava con un altro stato emotivo: rimane ora il nodo viabilità e quello, più complicato, di Autostrade. La commissione dei Trasporti parla di 'concause' nel crollo

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  Foto: Andrea Leoni /AFP
 Crolla il ponte Morandi a Genova 

Cristian, Dawna, Kristal, papà, mamma e bimba di 9 anni: sono le ultime vittime del crollo del ponte Morandi che mancavano all'appello dei soccorritori. I loro corpi erano all'interno della propria vettura risucchiata nel vuoto nel torrente Polcevera a secco e quindi schiacciata e nascosta per quasi quattro giorni da un enorme blocco di cemento.

Alla fine, nella notte tra venerdì e sabato le squadre USAR dei vigili del fuoco, specializzate con l'ausilio di unità cinofile nella ricerca e soccorso in ambito urbano, cioè in edifici crollati, sono riusciti ad individuare l'auto e con essa i corpi straziati dell'intera famiglia piemontese (lei era di origine giamaicana) che viaggiava martedì mattina su quel ponte per andare in vacanza all'isola d'Elba.

Ma ci sono volute 24 ore prima di riuscire ad avere ragione del cemento, liberare quei corpi da una tomba inaccettabile quanto la loro morte orribile e restituirli alla famiglia per una degna sepoltura. Questo recupero ha messo la parola fine alle ricerche, ufficialmente non risultano più dispersi nell'area coinvolta dal crollo del tratto del ponte Morandi. Ufficialmente è così, ma questo non vuol dire che le macerie vengano rimosse senza più dare un'occhiata sotto di esse: nessuno esclude infatti che qualche senzatetto avesse lì il suo rifugio temporaneo.

I lavori proseguono, ma con un'altra tensione emotiva

Se ne tiene conto nell'andare avanti nei lavori ora più accelerati e con una tensione, anche emotiva, diversa, da parte dei vigili del fuoco e addetti ai lavori. L'obiettivo è liberare, lavorando h24 con i martelli demolitori, le grosse pinze idrauliche, le gru e le ruspe, non solo il greto e gli argini del Polcevera, prima che arrivi qualche pioggia torrenziale che si ritrovi la via verso il mare sbarrata da una diga naturale fatta di macerie di enormi dimensioni ma anche liberare la linea ferroviaria interessata e oggi bloccata, con ripercussioni sul traffico dei treni per il trasporto viaggiatori e merci perché si tratta di aggirare quell'area.

Occorre agevolare il transito verso l'area portuale di Genova, agevolare il ripristino della viabilità ordinaria. Insomma si è nella seconda fase dell'emergenza, quella del dopo ricerca e recupero sopravvissuti e vittime. Ma non per questo la seconda fase non sia altrettanto seria. Ed ecco che domani pomeriggio il capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, sarà a Genova, nella sede della Regione, per approntare - su mandato del governo - l'ordinanza che consentirà sul piano normativo e operativo di avviare i prossimi interventi. Una volta firmata, al massimo entro martedì l'ordinanza passerà nella mani di Giovanni Toti che nella veste di governatore assumerà il ruolo di commissario per la parte relativa alle misure di Protezione civile sul territorio.

L'ordinanza anti emergenza

Obiettivo: entro un mese - ha spiegato l'assessore regionale regionale alla protezione civile, Giacomo Giampedrone - offrire un sistema di viabilità alternativa e cercare di dare a tutti gli sfollati una soluzione adeguata. A proposito di questi ultimi, già domani pomeriggio ci sarà la consegna - da parte di Toti e del sindaco Marco Bucci - dei primi alloggi ad una parte degli interessati. E Toti fa sapere che entro il 20 settembre saranno consegnate altre 40 case, grazie al contributo di Cassa Depositi e Prestiti, entro settembre saranno ristrutturati altri 100 appartamenti, con i lavori al via in settimana. Poi ne saranno consegnati altri 150, facendo sì che "entro otto settimane massimo una casa per tutti, nessuno deve rimanere indietro".

Palazzo Chigi intanto assicura - attraverso le parole del premier Giuseppe Conte su Facebook - che "il governo è con Genova e con i genovesi e non solo a parole, ma con gesti concreti. Nell'immediatezza del crollo avevamo stanziato 5 milioni di euro per gestire lo stato di emergenza e ieri - ricorda Conte - il Consiglio dei ministri ha stanziato altri 28 milioni e 470 mila euro per "interventi urgenti per la viabilità alternativa, per potenziare il sistema dei trasporti e per individuare sistemazioni abitative" per gli sfollati. "Il governo ha messo a disposizione i fondi necessari, ma adesso pretendiamo che si faccia in fretta e che sia data una dimora a queste persone.

Il nodo revoca concessione ad Autostrade

Abbiamo fatto tanto, stiamo facendo tanto e faremo ancora tanto altro. Non lasciamo sola Genova", conclude Conte. Resta d'attualità il tema Autostrade. E in merito alla decisione della società concessionaria di istituire subito un fondo di mezzo milione a sostegno delle famiglie delle vittime del crollo del ponte, Toti in un'intervista al giornale Radio Rai non parla di elemosina (parola usata ieri dal vice premier Di Maio, ndr) ma dice di ritenere positivo "tutto quello che può aiutare Genova e la Liguria a ripartire" e che "i colpevoli e le concessioni si discutono fuori dei confini della regione e nei tribunali".

E sull'ipotesi di revoca della concessione ad Autostrade, Toti rileva che "sicuramente non sarà una guerra facile": "Il governo rifletta e faccia quello che ritiene sulle concessioni ma noi oggi abbiamo bisogno di far ripartire Genova e la Liguria". Per il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, "Autostrade deve tacere, deve vergognarsi, deve aprire il portafoglio e risarcire tutti". "Noi andiamo avanti con la revoca delle concessione perchè 43 morti meritano giustizia", ha aggiunto. Intanto emerge che l'ingegnere Riccardo Morandi già nel 1979 aveva avvertito sulla necessità di fare manutenzione sul ponte da lui progettato per il rischio di corrosione dovuta alla salsedine e all'inquinamento. 

"Il ponte non è venuto giù come stava, ma si è piegato"

"Varie concause" potrebbero aver contribuito al crollo del Ponte Morandi a Genova. L'indicazione è stata fornita dal presidente della commissione ispettiva del Mit, Roberto Ferrazza, intervistato da Sky Tg24. "Il ponte", ha spiegato al termine di un sopralluogo sulle macerie, "non è venuto giù così come stava ma si è piegato ed è caduto". La dinamica del cedimento non rende dunque "del tutto chiaro" quale sia l'elemento che si è rotto per primo innescando la tragedia.
 



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