Chi è Alessandra Delli Poggi, la più brava fundraiser del 2018

Romana, 46 anni, ha raccolto 8 milioni di euro Per l'Airc. "Quello che facciamo è costruire narrazioni legate al lavoro dei ricercatori finanziati grazie alle nostre borse di studio o inerenti agli esiti della ricerca"

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Romana, classe 1972, Alessandra Delli Poggi è la fundraiser del 2018. Titolo attribuitole dal Festival del Fundraising in corso a Pacengo di Lazise, a due passi da Peschiera del Garda. Merito dell’impegno e della costanza che mette nel suo lavoro di responsabile partnership dell'Airc che l’ha portata nell'ultimo anno a raccogliere 8 milioni di euro. Questo lavoro, Alessandra lo ha scoperto quasi per caso: “Durante gli studi ho lavorato per 5 anni nell’ufficio sinistri di un’agenzia di assicurazioni. Poi l’illuminazione: ho visto la locandina di un master in raccolta fondi e managment del non profit dell’Angelicum di Roma. Addio assicurazioni. È stata la svolta”, ha raccontato al sito Vita.

Dalle assicurazioni al fundraising

Il suo primo impiego nel settore è stato “uno stage di sei mesi presso la Fondazione Telethon. Conclusi i quali mi hanno assunto. Ho avuto la fortuna di incominciare in un momento molto fertile, quando anche Telethon incominciava ad affacciarsi al mondo delle aziende. Ci sono stata dal 1998 al 2010. Sono arriva ad essere la responsabile di tutti i canali di raccolta fondi, esclusa la maratona televisiva. A quei tempi raccoglievamo 20-22 milioni di euro”. Poi il passaggio ad Airc dove oggi coordina l’ufficio (composto da 6 donne) che si occupa dei rapporti con le aziende”.

Per Delli Poggi, la difficoltà più grande è una: “Dove semini cento per raccogliere uno. In particolare se lavori in una realtà come Airc che sostiene la ricerca scientifica. Un tema centrale per il Paese, ma che dà frutti solo nel lungo periodo. Per fare un esempio: non abbiamo pozzi d’acqua da far vedere ai nostri donatori. Quello che facciamo è costruire narrazioni legate al lavoro dei ricercatori finanziati grazie alle nostre borse di studio o inerenti agli esiti della ricerca. Abbiamo però bisogno di partner che capiscano e accettino questa sfida, che però, ripeto, è decisiva per l’intero sistema-Paese”.

Cosa fa esattamente un fundraiser

Chi è? Di cosa si occupa? Quali competenze deve avere? Molti sono ancora gli interrogativi sulla figura del fundraiser. Nell'articolo 1 del Regolamento di ASSIF (l’Associazione italiana fundraiser) è definito come colui che opera in modo professionale ed etico, remunerato o a titolo gratuito, nella definizione e realizzazione delle strategie di comunicazione socialemarketing sociale e raccolta fondi per organizzazioni del non profit. 

Non c’è un solo fundraiser. L’ASSIF ne conta almeno 4:

  1. Fundraiser professionista: è il manager della raccolta fondi; si occupa della pianificazione strategica e coordina l’intera attività di raccolta fondi.
  2. Professionista del fundraising: si occupa della pianificazione (talvolta anche della realizzazione concreta) di aspetti tecnici del fundraising, come il direct marketing, il database dei donatori, ecc..
  3. Operatore del fundraising: si occupa solo della realizzazione concreta della raccolta fondi, all’interno di uno o più settori specifici del fundraising
  4. Consulente di fundraising: come il fundraiser professionista accompagna, anche se dall'esterno, l'organizzazione nella pianificazione strategica dell'attività di fundraising, di alcuni particolari ambiti (corporate, lasciti testamentari ecc.) o di specifici progetti; solitamente non si occupa di operatività

Valerio Melandri e Giorgio Vittadini nel libro "Fundraiser: professionista o missionario?" hanno riassunto 16 mansioni tipiche di un fundraiser italiano:

  1. assiste il personale dell’organizzazione in campo amministrativo e direttivo per tutte le sue attività di fundraising;
  2. crea e gestisce appositi sistemi di archivio per trattare i dati relativi alla partecipazione e all’identificazione dei donatori, nonché alla ricerca di potenziali nuovi donatori e all’impegno profuso dai volontari nei programmi;
  3. svolge funzioni di formazione e supervisione del personale di supporto retribuito e volontario, per quanto riguarda la creazione e il mantenimento dei sistemi di archivio dei donatori;
  4. analizza l’esigenza e l’opportunità di realizzare programmi generali di relazioni pubbliche, in collaborazione con gruppi di supporto formati da personale volontario e retribuito;
  5. suggerisce e implementa programmi per la promozione della mission, degli obiettivi strategici e degli obiettivi operativi dell’organizzazione;
  6. si occupa della messa in atto di gran parte dei programmi di relazioni pubbliche fin dal momento della loro approvazione, con annesse funzioni di coordinamento con consulenti/fornitori di servizi esterni nella creazione di specifici progetti;
  7. di concerto con le commissioni competenti, prepara i contenuti e i materiali necessari per i programmi di fundraising o di relazioni pubbliche, comprese richieste di donazione da rivolgersi a donatori effettivi o potenziali, lettere e kit di ringraziamento ai donatori, lettere di invito alla donazione, ecc.;
  8. effettua ricerche sui dati di potenziali donatori, siano essi persone, imprese o fondazioni, individuati dai consiglieri di amministrazione, dal personale retribuito o volontario, oppure in virtù di donazioni da essi effettuate in passato per altre organizzazioni o per altre attività simili;
  9. si tiene aggiornato sui programmi, sulle pratiche e sulle procedure di fundraising e di relazioni pubbliche utilizzati nel settore non profit ed informa il Consiglio direttivo, i volontari ed altri leader, delle innovazioni che potrebbero rivelarsi di utilità e di interesse per l’organizzazione non profit;
  10. prepara e implementa i piani di azione dettagliati per tutti i programmi di fundraising e di relazioni con la comunità di riferimento, compreso il relativo budget;
  11. lavora con i gruppi di supporto volontari (ad esempio “gli amici di…”) nell’analisi dei programmi di fundraising e nella pianificazione delle attività future;
  12. lavora con il personale retribuito e volontario per garantire che tutti i programmi di fundraising e di relazioni con la comunità di riferimento siano coerenti con la mission, con la filosofia e con i concetti alla base di ciascun programma e servizio;
  13. svolge attività di supervisione sul personale retribuito amministrativo dell’organizzazione non profit;
  14. svolge attività di supervisione sui volontari part-time che svolgono regolarmente mansioni di assistenza nella gestione dell’archivio e funzioni di aggiornamento/manutenzione, più altri volontari che lavorano a particolari progetti di fundraising o di pubbliche relazioni;
  15. svolge la funzione di coordinatore dei volontari, lavorando fianco a fianco con l’organo direttivo e con i gruppi impegnati nel fundraising e nelle relazioni con la comunità di riferimento, per coordinare le attività di promozione dell’organizzazione non profit;
  16. svolge la funzione di portavoce dell’organizzazione non profit e tiene i rapporti con la stampa.

Quali competenze deve avere?

Secondo il sito Digital Coach, il fundraiser deve possedere competenze nel campo della comunicazione e del marketing. Il professionista del fundraising deve avere una buona conoscenza dei mercati e di come reagisce la domanda rispetto ad un certo tipo di offerta. Deve saper analizzare i bilanci e deve poter intervenire a favore della propria struttura. Un’altra competenza fondamentale è la padronanza delle nuove tecnologie di comunicazione. In particolare, i fundraiser deve avere una particolare passione per il web, monitorando la reputazione della propria organizzazione ed entrando in contatto con i donatori. In caso di risorse economiche limitate, deve sfruttare a pieno le potenzialità della rete che permettono di migliorare le performance senza incidere pesantemente sui conti economici.



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