Stop a burqa e niqab a scuola: quali sono i veli islamici e cosa cambia
Hijab
Il nome viene dall'arabo hajaba, "coprire", "sottrarre allo sguardo". La parola indica il copricapo femminile più diffuso nel mondo musulmano che copre capelli orecchie e nuca lasciando il viso scoperto. L’obbligo di coprirsi il capo esisteva già per le donne sposate nell'antica Mesopotamia, secoli prima del Corano. La sua diffusione come pratica sociale si consolida più tardi, soprattutto durante il califfato abbaside, tra il 750 e il 1258. Oggi è il velo più comune anche in Europa, dove spesso il termine viene usato in modo generico per indicare "il velo islamico" senza distinzioni.
Chador
Il nome deriva dal persiano chador/chaddar, cioè "velo, mantello" e indica un ampio velo che le donne indossano secondo la tradizione religiosa islamica. A differenza di burqa e niqab, lascia il viso scoperto ed è un semicerchio di stoffa che avvolge testa, spalle e corpo fino ai piedi, tenuto chiuso con le mani o sotto il mento, senza bottoni né fibbie. È l'abito tradizionale delle donne in Iran, ma si trova anche in Afghanistan, Azerbaigian, Pakistan e in comunità sciite di Iraq, Bahrein, Libano, India e nella regione saudita di Qatif. Le sue radici affondano nell'antica Persia, ma diventa obbligatorio in pubblico in Iran solo dopo la rivoluzione del 1979. Il nero, oggi associato quasi automaticamente al chador, non è affatto la norma storica, tradizionalmente i chador si trovano in tantissimi colori, e la moda del chador nero si afferma in Iran solo nel Novecento, quando viene considerato il colore più "rispettabile".
Niqab
Nasce in Arabia Saudita intorno al Settecento, nell'ambito della corrente sunnita wahhabita, e si compone di due veli sovrapposti uno leggero fissato sotto gli occhi, uno più spesso che copre il resto del volto. La differenza chiave con il burqa è che il niqab lascia gli occhi scoperti, mentre il burqa li nasconde dietro una rete. È ancora oggi più diffuso nella Penisola arabica, soprattutto Arabia Saudita, Yemen ed Emirati Arabi Uniti, pur essendosi diffuso, con varianti locali, in diverse aree del mondo islamico. Nel 2017 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che uno Stato può vietare per legge il velo integrale in pubblico senza violare i diritti umani, dando ragione al Belgio contro tre donne che avevano fatto ricorso
Burqa
Il nome arriva dall'arabo burqu'/burqa', "velo, copertura del volto", passato poi attraverso persiano e urdu. È il velo più coprente in assoluto con un unico indumento che avvolge testa e corpo, con una rete o griglia di tessuto all'altezza degli occhi, di solito color azzurro. È associato soprattutto all'Afghanistan e ad alcune zone del Pakistan, dove viene chiamato anche "chadri" o, in Asia centrale, "paranja". Prima di diventare un simbolo internazionale legato ai talebani, era un capo diffuso tra le donne dell'alta società afghana nelle città. Solo verso gli anni '50 del Novecento le classi più abbienti iniziano ad abbandonarlo, mentre si diffonde tra le donne più povere. Diventa obbligatorio per legge durante il primo governo talebano in Afghanistan, negli anni '90, e lo è di nuovo dal ritorno al potere dei talebani dal 2021.