Il giro d'affari delle ecomafie cresce 4 volte più del Pil dell'Italia. Un rapporto

Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti

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Riccardo De Luca / AGF 
 Il sequestro di una discarica abusiva in un parco archeologico a Roma

Un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, con una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto all'incremento nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

È quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato a Roma. Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti. 

Dal Rapporto emergono e spiccano prepotentemente le 538 ordinanze di custodia cautelare comminate per reati ambientali nell’anno passato (139,5% in più rispetto al 2016). Un importante risultato sul fronte della repressione a cui si arriva da un lato per l’ampia applicazione della legge in materia di delitti contro l'ambiente approvata nel 2015, dall’altro per il vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

I rifiuti: un evergreen

Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%.

Anche nell’ambiente, la corruzione rimane il nemico numero uno e nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. L’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari, che dovrebbero in teoria garantire il rispetto delle regole e la supremazia dell’interesse collettivo su quelli privati, crea l’humus ideale per le pratiche corruttive. 

La natura profonda del crimine ambientale è economica e ha per principali protagonisti imprese e faccendieri, ma le mafie continuano a svolgere un ruolo cruciale, spesso di collante. I clan censiti da Legambiente finora e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sono 331.

Il business del cemento

Una delle maggiori emergenze continua ad essere quella dell’abusivismo edilizio.

Il lavoro delle forze dell’ordine nel 2017 ha portato alla luce quasi quattromila infrazioni sul fronte “ciclo illegale del cemento”, una media di oltre i dieci ogni ventiquattro ore, e alla denuncia di cinquemila persone.

Il 46,2% dei reati si concentra nelle quattro cosiddette regioni a tradizionale presenza mafiosa, ossia Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. 

Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente, in maniera irresponsabile: secondo le stime del Cresme, nel 2017 in Italia sarebbero state costruite circa 17.000 nuove case abusive.

Spaziando dall’abusivismo classico, che risale alle stagioni delle pesanti speculazioni immobiliari e dell’assalto alle coste, e quello di nuova matrice, meno maestoso e appariscente, più nascosto ma sempre presente. Rimane ancora molto da fare pure sul fronte delle demolizioni, dove solo pochi e impavidi sindaci hanno il coraggio di far muovere le ruspe, rischiando in prima persona. Più in generale, le poche demolizioni realizzate sono da attribuire al lavoro delle procure.

Cosa portiamo in tavola

In crescita i reati nel settore agroalimentare, che toccano quota 37 mila. Ci sono inoltre 22 mila persone denunciate e/o diffidate, 196 arresti e 2.733 sequestri. Settori particolarmente colpiti quello ittico, della ristorazione, di vini e alcolici, della sanità e cosmesi e in genere nel campo della repressione delle frodi nella tutela della flora e della fauna. Impressionante e nettamente in salita rispetto al 2016 (quando oscillava intorno ai 700 milioni) il valore dei sequestri effettuati, che supera nel 2017 abbondantemente un miliardo di euro.

Interessante il dato sui cosiddetti “pirati di biodiversità”. Più di seimila le persone denunciate per reati contro la biodiversità, quasi 17 al giorno, nel 2017 e settemila le infrazioni (19 al giorno +18% rispetto al 2016). L’aggressione al patrimonio di biodiversità continua senza sosta, sulla pelle di lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesci spada e non solo. Le regioni a tradizionale presenza mafiosa totalizzano il 43% dei reati. 

Sul fronte cultura, 719 sono stati i furti d’opere d’arte, in crescita del 26% rispetto al 2016, che hanno comportato oltre 1.100 denunce, undici arresti e 851 sequestri effettuati in attività di tutela.

Quanto emerso dal Rapporto merita (ed è una delle richieste di Legambiente) l’istituzione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Non è un mistero che, legata al traffico dei Rifiuti in Somalia, fu la morte della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. Ed è a loro che, Legambiente, chiede di dedicare una commissione d’inchiesta per arrivare, finalmente, alla verità.



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