Sull'aiuto al suicidio di dj Fabo deciderà la Consulta. Le tappe della vicenda

Nè assoluzione né condanna per Marco Cappato: la Corte d'Assise rinvia gli atti alla Corte Costituzionale

Sull'aiuto al suicidio di dj Fabo deciderà la Consulta. Le tappe della vicenda
Flavio Lo Scalzo / AGF 
Marco Cappato 

Un processo storico, snodo cruciale dal punto di vista giudiziario sul tema del 'fine vita' che nel frattempo ha ricevuto una prima risposta politica, attesa da anni, con la legge sul testamento biologico. Ma anche un processo ad alto livello di emotività, in cui accusa e difesa si sono trovate dalla stessa parte e il vero protagonista è stato il corpo di Fabiano Antoniani, svelato in tutta la sua cruda sofferenza sul grande schermo dell'aula della Corte d'Assise di Milano. I giudici, chiamati a decidere se Marco Cappato è colpevole o meno del reato di 'aiuto al suicidio' per avere accompagnato Dj Fabo a morire in Svizzera, hanno deciso per la terza via, mandando gli atti alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale del reato di 'aiuto al suicidio', previsto dall'articolo 580 del codice penale ('Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito con la reclusione da 5 a 12 anni'). 

Uno scenario che gli stessi Pm avevano suggerito alla Corte, in subordine alla loro richiesta di assolvere il leader radicale 'perché il fatto non sussiste'. Non tutto il testo della norma, nella lettura dei Pm, potrebbe essere incostituzionale, ma solo la parte in cui "non esclude la rilevanza penale della condotta di chi aiuta il malato terminale o irreversibile a porre fine alla propria vita quando il malato stesso ritenga le sue condizioni di vita lesive del suo 'diritto alla dignità". La pronuncia della Corte Costituzionale, oltre a incidere sul processo a Cappato, potrebbe indicare una strada in una materia, quella del 'fine vita', che pone molti interrogativi etici e giuridici e solo con la recente legge sul testamento biologico ha trovato una prima risposta da parte della politica.

Sull'aiuto al suicidio di dj Fabo deciderà la Consulta. Le tappe della vicenda
Dj Fabo 

13 giugno 2014

Fabiano Antoniani (Dj Fabo per gli amici), 40 anni, rimane coinvolto in un grave incidente stradale mentre torna da una serata in un locale milanese. Dopo diversi ricoveri e un anno trascorso all'Unità spinale dell'ospedale Niguarda arriva la prognosi irreversibile: paralisi totale e cecità.

Dicembre 2015

Da uomo giovane e pieno di vita, Antoniani non si arrende e insieme alla fidanzata Valeria Imbrogno, che gli è sempre stata accanto con la madre, si sottopone a un trattamento sperimentale con trapianto di cellule staminali in India, paese dove avevano scelto di andare a vivere prima dell'incidente.

Dopo un effimero miglioramento, la terapia si rivela inutile e Fabiano, al ritorno in Italia, chiede alla mamma e a Valeria di porre fine alle sue sofferenze. Le due donne inizialmente rifiutano e lui si chiude nel silenzio per protesta. Valeria cede e contatta Marco Cappato che lo indirizza verso l'associazione svizzera Dignitas di Zurigo, specializzata in 'accompagnamento volontario alla morte'.

19 gennaio 2017

Fabo si rivolge attraverso un video-appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Da più di due anni sono bloccato a letto immerso in una notte senza fine. Vorrei poter scegliere di morire senza soffrire in Italia". Marco Cappato condivide la sua battaglia pubblica con l'associazione 'Luca Coscioni' di cui è tesoriere, che ha seguito decine di casi di accompagnamento oltreconfine negli ultimi anni.

22 febbraio 2017

Va in onda nel programma televisivo 'Le Iene' l'intervista a Dj Fabo che poi verrà riproposta in aula nella sua versione integrale su richiesta dei pm. "Prova a legarti mani e piedi e a chiudere gli occhi - spiega tra i rantoli all'inviato del programma, Giulio Golia - e capisci come vivo".

27 febbraio 2017

Alle 11 e 40, pochi secondi dopo avere morso un pulsante che ha immesso nel suo corpo un liquido letale, Fabiano Antoniani muore nella clinica Dignitas. Con lui, oltre alla madre e alla fidanzata c'è Cappato che il giorno dopo si autodenuncia ai carabinieri di Milano.

1 marzo 2017

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini iscrivono il leader radicale nel registro degli indagati con l'accusa di 'aiuto al suicidio' previsto dall'articolo 580 del codice penale che punisce con una pena fino a 12 anni di carcere "chiunque aiuta o determina altri al suicidio ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione". 

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Dj Fabo 

8 maggio 2017

La Procura chiede di archiviare la posizione di Cappato, sostenendo che per chi è nelle condizioni di Dj Fabo esiste il "diritto al suicidio". "Il principio del rispetto della dignità umana - si legge nella richiesta di chiudere il caso - impone l'attribuzione a Fabiano Antoniani, e in conseguenza a tutti gli individui che si trovano nelle stesse condizioni, di un vero e proprio 'diritto al suicidio', attuato anche in 'via diretta', mediante l'assunzione di una terapia finalizzata allo scopo suicidiario".

10 luglio 2017

Il gip Luigi Gargiulo dispone l'imputazione coatta per Cappato. "In Italia non esiste il diritto a una morte dignitosa - argomenta - Un giudice non può trasformarsi in legislatore perché introdurrebbe nell'ordinamento un diritto inedito e, soprattutto, ne filtrerebbe l'esercizio, limitandosi ai casi in cui sussistano tali requisiti, peraltro meritevoli di una formulazione generale, astratta e rispettosa del canone di precisione che una simile materia richiede".

5 settembre 2017

Marco Cappato chiede di essere processato col rito immediato 'saltando' l'udienza preliminare. La data d'inizio del processo viene fissata all'8 novembre.

4 dicembre 2017

In un'aula gremita e commossa, testimoniano la mamma e la fidanzata di Fabo. "Prima di morire - dice Valeria, campionessa di boxe - mi assicurò che ci saremmo incontrati di nuovo come energia nell'universo. Dopo la scelta di pubblicizzare la sua scelta di andare in Svizzera, si sentiva di nuovo utile e vivo. Gli dissi che, da pugile, sentivo di essere stata sconfitta dalla Signora Morte perché lui voleva morire ma lui mi rispose che non dovevo sentirmi così perché quella per lui era la vittoria". "Fabiano ha fatto tutto da solo - le parole della mamma - aveva capito che non avevo accettato la sua scelta e allora per farlo andare via sereno gli ho detto: 'Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada".

13 dicembre 2017

Scorrono in aula le immagini del filmato di due ore delle 'Iene' e anche il pm Siciliano si commuove. Il video si conclude con una drammatica crisi respiratoria di Fabiano.

17 gennaio 2018

Cappato chiede ai giudici nelle sue dichiarazioni spontanee di assolverlo con una formula che riconosca il diritto di Fabiano, e di chi è come lui, a morire, altrimenti "preferisco che mi condanniate". Prima di queste parole, i pm Arduini e Siciliano chiedono di dichiararlo innocente 'perché il fatto non sussiste' o, in subordine, di mandare gli atti alla Consulta per valutare la costituzionalità dell'articolo 580 del codice penale. Anche i legali di Cappato, Massimo Rossi e Francesco Di Paola, chiedono di assolverlo 'perchè il fatto non sussiste' e pregano i giudici popolari di "far entrare Fabiano in camera di consiglio".



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