Il mistero mai risolto dei due giornalisti italiani scomparsi in Libano

Graziella De Palo e Italo Toni erano arrivati in Libano il 22 agosto 1980 con un viaggio organizzato dall'Olp e dal 2 settembre successivo non si ebbero più loro notizie. Un testimone ha spinto la Procura di Roma a riprendere le indagini 

de palo toni giornalisti scomparsi libano
Foto del libro dedicato a De Palo e Toni

Trentanove anni di silenzi, un segreto di Stato parzialmente rimosso e due famiglie che aspettano dal 1980 di conoscere la verità su due giornalisti inghiottiti nel nulla a Beirut. Da allora dei due non si ha alcuna notizia ufficiale. Graziella De Palo e Italo Toni sparirono misteriosamente nella capitale libanese, in quegli anni dilaniata dalla guerra civile dove si erano recati con un viaggio organizzato dall'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) per documentare le condizioni di vita dei profughi palestinesi e la situazione politico-militare del paese.

Un viaggio difficile e rischioso, che comunque non ha spaventato i due giornalisti. E così Italo e Graziella partono per la capitale siriana, è il 22 agosto del 1980 e i due arrivano a Damasco, dove si fermano per un solo giorno per poi arrivare a Beirut. La mattina del 2 settembre i due giornalisti escono dal loro albergo per recarsi (accompagnati da non si sa chi) nel sud del Libano a visitare i campi palestinesi.

Il giorno prima avevano comunicato i loro piani all'ambasciata italiana, chiedendo "di essere cercati se non fossero rientrati nel loro albergo entro tre giorni". è l'ultimo atto, da quel momento dei due giornalisti si perdono le tracce. Tante le ipotesi, forse un sequestro o forse sono stati scambiati per spie.

Il caso Toni-De Palo si trascina per anni, è un mistero mai risolto, dove si intrecciano silenzi, omissioni e depistaggi. Solo alla fine di settembre di quell'anno la famiglia De Palo viene a conoscenza della scomparsa dei due giornalisti. E solo il 29 dello stesso mese il Ministero degli Esteri decide di aprire un'inchiesta, affidandone la guida anzichè a Stefano d'Andrea, ambasciatore italiano a Beirut, al colonnello del Sismi Stefano Giovannone.

Il sequestro viene attribuito alle milizie di 'Al Fatah', ma i palestinesi negano ogni responsabilità e lo ribadiscono ancora oggi. Intanto Giovannone diffonde notizie ogni genere: prima comunica che Graziella è viva ed è tenuta segregata sotto la sorveglianza di donne arabe e poi, che non ci sono motivi per ritenerla ancora in vita. "Tutto e il contrario di tutto - racconta la mamma della giornalista - un'altalena tra speranza e disperazione".

Dopo due anni, finalmente, la procura di Roma apre un'inchiesta ufficiale e l'affida al pm Giancarlo Armati che da subito conclude che "non possano sussistere ulteriori ragionevoli dubbi sulla sorte dei due giornalisti Toni e De Palo": Graziella e Italo sono stati uccisi.

Il 9 febbraio 1985 il pm chiede che venga spiccato un mandato di cattura internazionale nei confronti di George Habbash: sarebbe lui il mandante del sequestro e dell'uccisione dei due giornalisti. Armati chiede inoltre il rinvio a giudizio del colonnello Giovannone per favoreggiamento. I due - secondo il pm - "erano stati uccisi dal gruppo di Habbash (il Movimento Nazionalista Arabo) subito o quasi. Forse i palestinesi avevano ricevuto qualche indicazione errata", forse erano stati scambiati per spie di Israele o della destra italiana.

A febbraio 1986 l'inchiesta sulla scomparsa di Italo e Graziella si conclude senza colpevoli: George Habbash viene prosciolto per insufficienza di prove e vengono di fatto prosciolti, perchè deceduti, anche gli uomini del Sismi che hanno ostacolato la ricerca della verità.

A 39 anni dalla loro scomparsa ancora manca una verità certa. Tuttavia sulla vicenda dei due cronisti nel 1984 Bettino Craxi mise il segreto di Stato. Ad oggi lo Stato italiano ha desecretato alcuni documenti relativi all'omicidio, ma non tutti. Sullo sfondo, il cosiddetto Lodo Moro, scaduto definitivamente nell'agosto scorso.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it