L'annosa e infinita crisi dei rifiuti a Roma

Pochi impianti e molti manager nella gestione di quello che ormai per i romani diventa, ciclicamente, un vero disagio

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Sette diversi manager che si sono avvicendati alla guida di Ama, la partecipata dei rifiuti del Campidoglio. Due assessori ai Rifiuti che hanno rimesso il mandato, una per questioni giudiziarie l'altra per contrasti politici, con la delega da un anno vacante e gestita direttamente da Virginia Raggi.

L'ultimo bilancio dell'Ama approvato che risale al 2016, con il documento contabile 2017 sul quale è aperta una indagine della Procura di Roma. Dopo 3 anni e mezzo di consiliatura i rifiuti restano il 'buco nero' della giunta M5s in Campidoglio. Soprattutto perché si tratta di uno dei dossier sui quali i cittadini domandano un servizio radicalmente diverso e sul quale il Movimento 5 Stelle in campagna elettorale aveva promesso discontinuità rispetto al passato.

Roma ha un ciclo dei rifiuti fragile - che per quasi 50 anni basato quasi integralmente sulla discarica di Malagrotta - e non autosufficiente. Appena 3 Tmb (trattamento meccanico-biologico) - uno a Rocca Cencia di proprietà di Ama e destinato almeno sulla carta a chiudere; 2 a Malagrotta del Colari; quello del Salario di Ama è andato distrutto dalle fiamme a novembre 2018 e comunque ne era già stata fissata la chiusura - specchio di un ciclo con una decisa carenza impiantistica. S

ituazione che si riverbera anche sullo smaltimento degli scarti di lavorazione, che finiscono in diverse Regioni d'Italia. Chiusa Malagrotta ad ottobre 2013 e con il venir meno dal 15 gennaio 2020 anche dell'invaso di Colleferro, la città è ora alla ricerca di una discarica di servizio. Da dieci anni la politica romana si interroga su dove collocare un invaso.

Lo scorso 31 dicembre la giunta M5s Raggi ha indicato l'area di Monte Carnevale: una ex cava nella Valle Galeria, a meno di 10 chilometri da Malagrotta. Una scelta che ha fatto nuovamente esplodere la rabbia della zona, già provata da decenni di lotte contro miasmi e rischio di inquinamento delle falde acquifere.

Il dibattito sulla discarica si trascina dal 2009, ha attraversato l'intera consiliatura di Gianni Alemanno, quella rimasta a metà di Ignazio Marino ed i tre anni e mezzo della gestione Raggi. Negli anni si sono succedute le ipotesi più disparate, fuori e dentro il territorio comunale, come possibile sede di un invaso: Monti dell'Ortaccio, Allumiere, Riano, Corcolle, Pian dell'Olmo, Falcognana, Tragliatella. Tutte zone accomunate dal trovarsi in località meno densamente abitate e vicino a grandi vie di comunicazione.

Ma ogni volta non ha avuto esito tra proteste popolari e ripensamenti politici. Nel frattempo la raccolta differenziata è raddoppiata dal 20,6% del 2009 al 42,9% del 2018 - dati Ispra - senza che però sul fronte impiantistico venissero fatti passi in avanti. Così alla prima criticità in uno degli impianti si assiste all'accumulo di sacchetti per giorni fuori dai cassonetti, dove di fatto si forma una mini discarica parcellizzata in tutta la città.

Basti ricordare che la scorsa estate - durante la manutenzione degli impianti di Malagrotta - sono rimaste a terra fino a 600 tonnellate di rifiuti indifferenziati sulle 3mila prodotte ogni giorno. Per conoscere la dotazione impiantistica del futuro bisognerà attendere marzo, quando Ama presenterà il nuovo piano industriale. Mentre nello stesso mese il Consiglio regionale del Lazio dovrebbe approvare il nuovo piano rifiuti in sostituzione di quello varato nel 2012, che comunque non prevede impianti di termovalorizzazione.

Nell'attesa di passi avanti sull'impiantistica, che necessitano comunque di alcuni anni, si ritorna al nodo discarica, che ogni volta scatena le proteste dei territori. Una scelta che ora ha mandato in frantumi la maggioranza M5s, con 12 consiglieri che hanno votato assieme alle opposizioni su una mozione di Fdi che chiede il ritiro della delibera di giunta su Monte Carnevale.  



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