Come lo smart working colpisce le fasce sociali più deboli

Come lo smart working colpisce le fasce sociali più deboli

Il lockdown sarà stato piacevole per chi ha una bella casa ma non per lo studente povero con un vecchio pc da condividere con tutta una famiglia stipata in un bilocale o per chi svolge umili lavori di presenza, come badanti e addetti alle pulizie. Il telelavoro aumenterà ulteriormente le diseguaglianze sociali, forse è il caso di smettere di idealizzarlo 
svantaggi smart working conseguenze

© Amaury Cornu / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP - Smart working al tempo del coronavirus

di Mauro Leonardi

Alla fine, per volere di Conte, lo stato d'emergenza verrà prorogato almeno fino al 15 ottobre. Questo significa tante cose, tra cui un impatto ancora maggiore dello smartworking su tutti noi: per questo motivo, forse, dovremmo cominciare ad avere un idea meno felice e idealizzata di quella che, in un primo momento, è sembrata essere una svolta paradisiaca per molti, me compreso.

Per renderci conto del problema, pensiamo per un attimo a quanto accaduto lungo il lockdown al mondo della scuola: quel coacervo di lezioni più interrogazioni più consigli di classe più riunioni di professori, tutto via web. Un liceale che ha una stanza tutta per sé in una casa tranquilla, che non deve pensare né alle pulizie né a far da mangiare, e soprattutto, può disporre come vuole dei suoi devices (pc, ipad, smarphone) si trova in una situazione radicalmente diversa rispetto a chi (e ne conosco molti) ha un solo pc vecchio che deve essere condiviso con il papà, la mamma e il fratellino, e abita in un bilocale che è l'unico spazio dove trascorrere l'intera giornata. La fatica per essere attenti dei secondi non è paragonabile a quella dei primi. Come concentrarsi sulla prof che parla mentre, a pochi metri di distanza la sorellina fa ginnastica simulando le pertiche avvinta all'attaccapanni vicino alla porta d'entrata e mamma passa la cera? E come non pensare a chi, avendo un pc scadente, vive in un paesino dove la connessione è cattiva e salta ogni dieci minuti? Si può pensare che sia nella stessa situazione della compagna di classe che abita a Parioli?

Il professionista, il manager di livello, chi ha una vita agiata e svolge una mansione d'ufficio può trovare bello, perfino divertente, fare le riunioni via zoom dalla propria scrivania intarsiata, ma una uomo, o un badante, che possono lavorare solo "di presenza", perché fanno le pulizie e accudiscono persone, come se la cavano? E cosa dire dei giovani? Un giovane fisioterapista che si sta facendo la clientela andando di casa in casa come se la caverà? Prende la macchina e si sposta, direte voi. Risposta sbagliata. Perché il fisioterapista agli inizi della carriera (come accade per moltissime altre professioni) ha una clientela stentata residuale, cioè di gente povera che, essendo rimasta con niente soldi o pochi soldi, li spende per mangiare e per quanto riguarda il mal di schiena, il torcicollo e la sciatica preferisce tenerseli stringendo i denti.

Le mie non sono solo intuizioni che nascono dall'esperienza personale o dal sentito dire ma sono riflessioni dovute ai dati pubblici forniti dall'Inapp, quelli che dicono che lo smart working facilita i ricchi, i brillanti, i migliori, e penalizza i poveri, meno intelligenti o meno fortunati che siano. Per colpa dello smart working è come se in una grande città, d'un colpo, rimanessero in piedi solo i ristoranti e gli alberghi di prima categoria. Una società non è così. Un tessuto cittadino è fatto anche di bancarelle, pizzerie al taglio, fast food e trattorie alla buona.

Lo smart working che continuerà (e questo lo sapevamo già) ma che, dopo la decisione di Conte, continuerà in maniera ancor più veloce, più vertiginosa ed accelerata di quanto immaginassimo, aumenterà le differenze sociali, e quindi le tensioni. E lo Stato dovrà intervenire, mettiamocelo in testa. Dando sussidi, diminuendo le tasse: qualcosa andrà fatto. Lo smart working quindi ha (ed avrà) certamente aspetti positivi. È vero che crollano traffico ed inquinamento.  Ma gli aspetti positivi non sono gli unici. Perciò, quando ne parliamo, stiamo attenti a non credere che sia solo un rendere il lavoro "più leggero". Non è così.

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