Un microinsetto salverà Roma dall'invasione delle cimici asiatiche

L'Halyomorpha halys assedia gli appartamenti della Capitale dopo aver danneggiato colture pregiate in tutto il Nord Italia. Ma ora c'è chi può sconfiggerla 

Un microinsetto salverà Roma dall'invasione delle cimici asiatiche
 Wikimedia
Halyomorpha halys o Cimice Asiatica

Da Roma in su gli italiani sono terrorizzati dalle cimici. Nessuna fobia da intercettazioni: si tratta di un vero e proprio allarme per l’invasione delle cimici asiatiche. Il loro nome ufficiale è Halyomorpha halys e, a differenza di quelle che conosciamo bene e che rilasciano solo un pessimo odore, le cimici asiatiche vanno ghiotte di mele, pere e albicocche. Ma non disdegnano gli altri frutti e ortaggi.

Al punto che secondo il Crea, nel 2016 in Italia è stato perso oltre il 40% di pere e kiwi, con danni pesanti anche a mele, pesche, uva, pomodoro, noci, nocciole, mais, soia. Come riconoscerle? Anziché avere un bel colore verde smeraldo, sono grigio-marrone.

Cosa è a rischio

"Sono circa 300 – ha detto a “Repubblica”  Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti - le colture che possono essere colpite. Questo insetto ha un apparato boccale pungente e succhiante e con la saliva provoca necrosi e deformazione nei frutti. In ogni fase di vita, dalle uova alla maturità, riesce comunque a fare danni. L'invasione è stata ed è veloce e altrettanto pronta deve essere la reazione, con fondi per la ricerca e per strumenti di difesa passiva".

Un invasore di vecchia data

Da giorni i quotidiani riportano gli allarmi lanciati dai coltivatori del Nord Italia, mentre domenica la caccia all’insetto è scattata anche nel quartiere Prati, a Roma, dove si moltiplicano le segnalazioni dei residenti che parlano di “interi appartamenti infestati dalle cimici”.

Da via Candia a via Germanico, questi insetti si attaccano alle grate delle finestre e non è raro vedere alcuni esemplari morti su terrazze e marciapiedi. Tuttavia la loro invasione non è affatto una cosa nuova: comparse per la prima volta in Emilia Romagna circa un lustro fa, nel 2013 colpirono Piemonte e Lombardia.

L’anno successivo toccò a Liguria e Toscana, mentre nel 2015 fu la volta di Trentino e Marche. E per raggiungere l’Italia compiono un viaggio lunghissimo da diverse zone della Cina e della Corea.

Come fermarle

Fermarle non è affatto facile. "È davvero tremenda", ha detto sempre a Repubblica  Lara Maistrello, entomologa dell'Università di Modena e Reggio Emilia e responsabile scientifica del Psr (Programma sviluppo rurale) della Regione Emilia Romagna contro la cimice asiatica.

"È capace di volare per 2,5/5 chilometri al giorno e attacca ogni frutto. Abbiamo accertato che una femmina riesce a deporre in media 285 uova all'anno, e dopo le madri, nella stessa stagione, depongono le figlie. Fermarle è difficilissimo. Trovi le cimici, prepari il trattamento, ne ammazzi una parte e le altre cambiano "banchetto".

Il trattamento non dura in eterno, il giorno dopo l'albero è già accessibile. Anche con l'uso di neonicotinoidi, piretroidi e fosforganici non si sono raggiunti grandi risultati: non puoi insistere perché ammazzi anche gli insetti utili, come gli impollinatori".

Un microinsetto salverà Roma dall'invasione delle cimici asiatiche
 Crea
Ooencyrtus telenomicida il killer delle cimici asiatiche

Una soluzione è allevare i nemici naturali delle cimici, come un minuscolo imenottero parassita delle uova. L'Encyrtus telenomicida, di dimensioni inferiori ad 1 mm, allevabile in biofabbriche, offre, secondo il Crea, buone prospettive per il controllo biologico della Cimice asiatica. I  test in laboratori hanno mostrato che una sola femmina dell'imenottero può distruggere il 35% di una produzione di uova e che più femmine possono annientarla.

L’imenottero si è quindi dimostrato come un efficace rimedio naturale per il controllo biologico dell’insetto infestante in Centro Nord Italia in un contesto di controllo integrato. I Ricercatori del CREA, in collaborazione con Servizi Fitosanitari Regionali hanno predisposto un Progetto per l’allevamento di massa, la liberazione e la verifica diretta sul campo delle possibilità di utilizzo di questo agente di controllo biologico.

I rimedi ‘fai-da-te'

La Regione Emilia Romagna ha stanziato 10 milioni e la Lombardia ne ha destinati 2,5, per mettere delle reti di protezione antiisetto. "Potranno essere messe - spiega l'entomologo Massimo Bariselli, del Servizio fitosanitario dell'Emilia Romagna - soprattutto nei frutteti che hanno già le reti anti-grandine, come bande laterali. Le prime sono già in funzione, molte altre saranno montate a inizio 2018. Facciamo di tutto, per salvare i frutteti. Pensiamo anche a colture-trappola, come il favino, la soia, il pisello, che piacciono alle cimici e dovrebbero distrarle da colture più costose. L'importante è fare rete, fra Regioni ed enti di ricerca (università, Crea, Cnr), con i tecnici sul territorio e gli agricoltori. Speriamo di farcela".

Intanto a Prati, scrive il “Corriere della Sera”, i residenti lamentano di aver scritto al Comune per chiedere una disinfestazione immediata. L’Ama ha risposto il 6 ottobre affermando che la problematica non è di sua competenza, mentre l’ufficio Gestione specie sinantropiche del Comune ha risposto l'11 ottobre che la questione sarebbe stata esaminata ma occorreva un mese per un riscontro”. I cittadini hanno, poi, contattato anche “il Dipartimento Ambiente che non ha risposto”.

 

 



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