In Italia muore un ciclista ogni 32 ore. Ecco le 5 imprudenze (+1)

Incidenti mortali aumentati del 9,6% in un anno. Colpa degli automobilisti 'arroganti' e delle strade insicure. Ma spesso il pericolo viene dalla troppa sicurezza di chi sta sulle due ruote

In Italia muore un ciclista ogni 32 ore. Ecco le 5 imprudenze (+1)

Contenuto aggiornato il 15 dicembre alle ore 16,03 (nella precedente versione dell'articolo si parlava di un sondaggio realizzato da Facile.it, quando in realtà si tratta di un'indagine*)

I numeri parlano chiaro: in media ogni 32 ore sulle strade italiane muore un ciclista. L’utilizzo della bicicletta per i percorsi urbani si sta diffondendo sempre di più, ma non sempre prestando attenzione alle regole del codice della strada e, anche per questo, gli incidenti mortali che coinvolgono ciclisti sono aumentati secondo l’Istat del 9,6% in un anno. 

Le 5 imprudenze più comuni

Ma quali sono le regole più infrante? Facile.it ha voluto andare a fondo sul tema attraverso un'indagine realizzata lo scorso novembre su un campione di circa 1.000 italiani maggiorenni. I risultati “tracciano il quadro di una lunga serie di gravi leggerezze, spesso pericolosissime”.

La top 5 delle regole più infrante dai ciclisti:

  1. Biciclette sprovviste di faretti e catarifrangenti (87%)
  2. Mancato utilizzo del casco (71%)
  3. Assenza dello specchietto retrovisore, presente solo su 3 bici ogni 10
  4. Zig zag fra i pedoni sul marciapiede
  5. Passeggiate senza giubbotto catarifrangente

Secondo Facile.it, i ciclisti “fanno le spese di imprudenze commesse da automobilisti con cui, in virtù della cronica scarsezza di piste ciclabili delle nostre città, sono costretti a condividere la carreggiata. Per questo motivo, però, sebbene il codice della strada non ne imponga l’uso ai ciclisti, sarebbe molto importante dotarsi di uno specchietto retrovisore”. L’assenza di corsie dedicate, inoltre, fa sì che molti ciclisti preferiscano il marciapiede alla strada, ma lo occupano in modo indisciplinato, facendo zig zag tra i pedoni: “Lo fa il 60% degli intervistati ed è l’unico caso in cui le donne ‘imprudenti’ rappresentino la maggioranza (51% vs 49%)”.

Il sesto pericolo: la troppa sicurezza di sé

Alle cinque imprudenze elencate, si aggiunge poi un sesto pericolo: la troppa sicurezza in se stessi. “Può essere pericolosa e dovrebbero ben saperlo il 33% di intervistati che, se vanno in bicicletta in gruppo non viaggiano in fila indiana, ma uno accanto all’altro o il 17% che, addirittura, viaggia senza mettere le mani sul manubrio”. In ultimo – fortunatamente con una bassa percentuale – Facile.it registra altre tre imprudenze: “il 9% degli intervistati porta con sé anche passeggeri maggiorenni; il 6% resta in sella alla bici anche quando ha il cane al guinzaglio e, con somma pigrizia e sprezzo del pericolo; il 4% si lascia trainare da un amico in auto tenendosi alla portiera”.
 

* Nota metodologica: l’indagine è stata condotta da Facile.it su un campione di circa 1000 rispondenti residenti in Italia, con età uguale o maggiore di 18 anni e utenti del sito. Il questionario è stato inviato tramite il web e attraverso lo stesso canale sono state raccolte le risposte (facile.it)



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