Perché Chiara Appendino rischia di pagare cara la notte di caos a Torino 

Il 3 giugno durante la finale di Champions League 1.500 persone rimasero ferite ed Erika Pioletti fu calpestata a morte. Tutto quello che andò storto 

Perché Chiara Appendino rischia di pagare cara la notte di caos a Torino 

L'avviso di garanzia che la Procura di Torino ha notificato al sindaco Chiara Appendino aggiunge una nuova pagina a una vicenda su cui da cinque mesi si interrogano i torinesi: gli incidenti del 3 giugno scorso in piazza San Carlo durante la trasmissione della finale di Champions League costati la vita a Erika Pioletti e il ferimento di 1.500 persone potevano essere evitati? L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Torino Armando Spataro, è affidata ai pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo e in attesa dei prossimi passi della Procura, è comunque possibile stilare un elenco delle numerose falle. Perché l'unica cosa certa è che "qualcosa non ha funzionato", come ha detto all'indomani dei disordini il ministro degli Interni, Marco Minniti.   

È stata disattesa la 'circolare Gabrielli'

Subito dopo l'attentato di Manchester, ricorda La Stampa, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva dettato con una circolare le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi: verifiche preliminari, controlli agli accessi e presenza di steward. Da questo punto di vista, pare che siano stati disattesi molti punti.

  • Non erano presenti steward in piazza
  • Il parcheggio sotto la piazza era rimasto aperto con un ingresso diretto e non controllato. Ciò significa che un ipotetico incendio di un auto nel parcheggio avrebbe potuto avere gravi conseguenze.
  • Non c'era un punto di raccolta per i feriti
  • Non c'era un centro di coordinamento interforze (solo dopo mezzanotte il vicecomandante dei vigili del Fuoco ha messo in comunicazione istantanea tutte le forze coinvolte, coordinando i soccorsi).
  • In buona sostanza, nonostante la minaccia terroristica renda ogni assembramento un potenziale bersaglio, non c'era un piano per l'emergenza.

Non è stato convocato un tavolo tecnico in questura

Non è stato quindi possibile pianificare, accusa La Repubblica, gli interventi tra le forze di polizia e gli altri operatori. Era stato invece convocato il tavolo tecnico in prefettura, dove la trasmissione della finale in piazza è stata trattata come un evento standard, racconta al 'Giornale' il capo reparto dei vigili del fuoco del comando di Torino, Rino Maffodi. "Per noi era un evento di routine come ce ne sono tanti in città", ricorda Maffodi, "basti pensare che i vigili del fuoco sabato sera in piazza erano cinque, ai quali se ne sono aggiunti una decina che prestavano servizio in due teatri vicino a piazza San Carlo".

Non è stata emessa alcuna ordinanza antivetro

Piuttosto maldestra la giustificazione del questore di Torino, Angelo Sanna, il quale aveva affermato che "quella del 2010 è stata dichiarata incostituzionale e non ne è stata adottata una specifica per l'evento". Il consigliere regionale di Fdi, Maurizio Marrone, ha però spiegato al Giornale che "un parere del 2015 spiega come siano incostituzionali solo le ordinanze che non specificano un limite temporale. Per un evento come quello di piazza San Carlo sarebbe stata perfettamente valida. "La Corte Costituzionale ha chiarito che i sindaci non possono adottare provvedimenti che nei fatti valgono all'infinito, ma solo se legati a singoli appuntamenti", conferma a 'La Repubblica' il costituzionalista Enrico Grosso.

Non sono stati fermati i venditori abusivi di bottiglie

Quella contro chi vende illegalmente birre duranti gli eventi (un mercato spesso in mano a organizzazioni criminali) è una battaglia che può spesso apparire persa in partenza. I vigili urbani hanno emesso qualche multa ma sarebbe stato difficile 'pizzicare' i venditori abusivi una volta in mezzo alla folla, con il rischio di disordini. La merce arrivava da van parcheggiati nelle vie adiacenti alla piazza. Ciò mette in luce un'ulteriore criticità.

Gli accessi alla piazza non erano controllati abbastanza

Nelle manifestazioni di piazza, scrive 'La Stampa', "il filtraggio avviene soltanto a campione, quindi i controlli scattano solamente in caso di sospetti". I filtri non hanno postazioni rapid scan, i metal detector sono solo a mano. E il filtraggio avviene ad occhio".

C'era un solo megaschermo

Durante la trasmissione della finale di Champions 2015 c'erano due schermi su entrambi i lati della piazza. Questa volta uno solo, con il risultato di un'eccessiva calca sotto il palco.

Le vie di fuga non erano indicate con chiarezza

Quando è scoppiato il panico, la gente non aveva un'idea precisa su dove fuggire. A peggiorare la situazione, la mancanza di steward e di corridoi dedicati. 

Non si è pensato di utilizzare lo stadio della Juventus

Facile sostenere, con il senno di poi, che un impianto sportivo sarebbe stato più adatto a ospitare l'evento. La Juventus è però uno dei pochi club italiani che possiede uno stadio. "Una domanda sul perché si sia preferito concedere il placet in una piazza pubblica, mettendo a carico della collettività un evento legato a un club privato che poteva organizzarlo alòo Stadium, è lecito farla", sottolinea ancora 'Il Giornale'.

Del resto, mentre piazza San Carlo precipitava nel panico, i tifosi del Real, contemporaneamente, stavano guardando la partita al Bernabeu, lo stadio delle 'merengues'. È probabilmente questa la soluzione alla quale ha alluso il ministro Minniti quando ha affermato che occorrerebbe immaginare "altre strade" per "feste" come quella di sabato. 



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